Oggi parleremo degli Antichi Sapori e delle Ricette dei Piatti Antichi.
Suggerite tutto ciò che avete mangiato da piccoli e che ora si vede sempre meno…
Sicuramente si tratterà di qualcosa di buonissimo e di genuino che varrà la pena di riprovare!
Vedi anche:
- Come Fare in Casa




Zuppa di latte
RispondiEliminaEra questa la colazione degli anni Cinquanta.
Si prende un piatto dove si mette il pane (in genere raffermo) a pezzetti e un po' di zucchero. Si versa sopra il latte caldo e la zuppa è pronta!
Castagne e Fagioli
RispondiEliminaIn passato anziché preparare i fagioli con la costosa pasta, quest’ultima veniva sostituita con le castagne secche, che erano a prezzo più abbordabile!
Insomma il contrario di adesso che le castagne costano tanto e la pasta costa poco!
Il sanguinaccio
RispondiEliminaIl sanguinaccio è una crema dolce a base di cioccolato fondente che viene tradizionalmente preparato nel periodo di Carnevale.
Fino al 1992 (dopodichè ne è stata proibita la vendita), il sanguinaccio venina preparato con sangue fresco di maiali. E veniva spalmato sul pane a colazione, come oggi avviene con la nutella!
Il vero ragù napoletano
RispondiEliminaIl vero ragù napoletano, la salsa di carne e pomodoro, veniva fatto cuocere a fuoco lento anche per tutta la notte!
Inoltre in passato non esistevano i maccheroni, ma gli ziti. Cioè una pasta tubolare allungata che veniva spezzata e con cui si ottenevano i moderni maccheroni!
...e mentre cuoceva il ragù, una bella fetta di pane con la salsa!
EliminaGnocchi fatti in casa
RispondiEliminaDi gnocchi fatti in casa se ne fanno sempre di meno per via dei lunghi tempi di preparazione.
La ricetta prevede di lessare le patate rosse, spellarle, schiacciarle e lavorarle con la farina.
Con questo impasto si fanno dei salsicciotti lunghi, che vengono tagliati in piccoli pezzetti e con una forchetta o con il dito indice si fa una leggera pressione su ognuno di essi in modo da dargli la forma arrotondata e cava degli gnocchi.
Pasta fatta in casa
RispondiEliminaFatta ancora di meno è la preparazione della pasta fresca fatta in casa...
Lo zabajone
RispondiEliminaNoto anche come zabaione o zabaglione, viene preparato con il tuorlo d'uovo sbattuto con un cucchiaino nel bicchiere, in cui viene aggiunto un po' di zucchero e caffè o marsala.
Veniva spesso preparato a colazione quando c'erano quelle belle uova fresche da chi possedeva le galline.
Il brodo di polipo meglio ancora nel suo nome originale partenopeo “Brodo ‘e Purpo” è il cibo di strada per eccellenza della Napoli di una volta.Tazza calda, pentola bollente, tentacolo che spunta mentre si beve.
RispondiEliminaLa merenda con: pane, zucchero e olio
RispondiEliminaoppure
pane, burro e zucchero
oppure
RispondiEliminamerenda con pane, olio e sale
Fagioli con le cotiche
RispondiEliminail Samurchio
RispondiEliminaun salume ottenuto bollendo il sangue di maiale.
veniva prodotto e venduto per strada dentro a grossi pentoloni!
'O père e 'o musso
RispondiEliminaQuesta specialità culinaria campana si prepara attraverso il piede di maiale ('o père) e il muso di vitello ('o musso). 'O pere e 'o musso infatti deriva da una tradizione popolare povera, fatta da gente che non buttava via nulla. Queste frattaglie vengono depilate, bollite, raffreddate, tagliate in piccoli pezzi e servite fredde condite con sale e succo di limone.
Per salarli si usa ancora un antico strumento: il corno di bue bucato all’estremità
EliminaCaffè a cioccolato
RispondiEliminaParecchi anni fa non si usava festeggiare il compleanno ma solo l'onomastico.
In queste ricorrenze si usava preparare il "caffè a cioccolato" (altro non era che una tazzina di cioccolata calda!).
Ovviamente non era fatto col Ciobar! Ma con latte, polvere di cacao e farina.
Lo si preparava in un grosso pentolone perché veniva offerto a tutte le persone del palazzo, insieme ad un biscotto lungo che lo inzuppavano dentro al caffè a cioccolato!
Zuppa di fagioli
RispondiEliminaSi preparano i fagioli rossi brodosi e si versano sul pane raffermo (meglio quello integrale).
La zuppa viene condita con sale, pepe, origano e olio.
La zuppa di fave
RispondiEliminaLa Liatìa
RispondiEliminaIn pratica si prepara facendo un brodo delle frattaglie (testa e piedi del maiale).
Si lascia raffreddare e poi assume una consistenza gelatinosa.
Pizzette fritte di cicoli e ricotta.
RispondiEliminaMa anche il panino con cicoli, ricotta e pepe!
I "cicoli" (ciccioli) sono un prodotto alimentare ottenuto dalla lavorazione del grasso del maiale nella preparazione dello strutto.
Brodo di Rane
RispondiEliminaLe rane da sempre hanno arricchito le tavole dei contadini, sopperendo spesso alla scarsa presenza di carni sulle loro tavole, divenendo di fatto un importante apporto proteico nella dieta povera di carni.
Marcianise era famoso per la vendita di Rane da mangiare in brodo o fritte.
Ancora oggi, in genere a settembre, si tiene a Marcianise la sagra delle rane.
Anni fa si usava fare il caffè con la “caffettiera napoletana” o “la napoletana” che oramai è stata rimpiazzata dalla Moka.
RispondiElimina« Sul becco io ci metto questo "coppitello" di carta... il fumo denso del primo caffè che scorre, che è poi il più carico non si disperde. Come pure ... prima di colare l'acqua, che bisogna farla bollire per tre quattro minuti, per lo meno ... nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi mezzo cucchiaino di polvere appena macinata ... in modo che, nel momento della colata, l'acqua in pieno calore già si aromatizza per conto suo »
(Eduardo De Filippo nel film "Questi fantasmi")
In passato il caffè non era venduto in polvere ma in chicchi.
EliminaPoi col macinacaffè manuale o macinacaffè a mano i chicchi venivano polverizzati.
Uno dei tanti vantaggi del vecchio macinacaffè manuale è che il caffè macinato in questa maniera è sottoposto a minor stress ossidativo, infatti, i chicchi di caffè sono macinati con la forza delle braccia, delle mani, che com’è ovvio non hanno la stessa forza di un motore elettrico.
Col caffè appena macinato si evita la conservazione di quello che comunemente si trova sul mercato, cioè quello già macinato, che seppur confezionato in maniera ermetica e valida, appena aperto, l’aria, il tempo che necessitiamo per il consumo totale della confezione, e altre varianti, può essere compromesso nell’aroma e soprattutto nella freschezza e genuinità.
Ah! che bello 'o ccafe'!
Sulo a Napule 'o ssanno fa'
E nisciuno se spiega pecche'
E' 'na vera specialita' ah
Ah! c'a ddore 'e ccafe'
Ca se sente pe' 'sta citta'
Tratto dalla canzone: 'O cafè - Domenico Modugno
'O vino c'â percoca
RispondiEliminaIn quasi tutta la Campania è diffusa l'usanza di immergere pezzettoni di percoca in un contenitore pieno di vino bianco, da riporre in frigo.
Si consuma bevendo prima il vino e poi mangiando le percoche intrise di vino rimaste sul fondo del bicchiere.
Acqua Pazza
RispondiEliminaL'acqua pazza è una preparazione del pesce, tipica della cucina napoletana, che consiste nella cottura bollita di pesci bianchi di medie dimensioni, quali spigole, orate o pezzogne o mormore, con olio, aglio e pomodorini tagliati a pezzi. A termine cottura si aggiunge del prezzemolo tritato.
Quando non c’erano le possibilità di comprare del pesce, molte massaie si arrangiavano con le uova che erano più economiche.
Le uova venivano preparate all’ “acqua pazza”, come fosse una spigola o un’orata:
- In una pentola di media grandezza, mettere olio, aglio e far rosolare.
- Aggiungere i pomodorini, e far cuocere qualche minuto.
- Aggiungere un mezzo litro d’acqua, prezzemolo e far cuocere a fuoco medio per almeno 15 minuti.
- Quando sarà sfumata almeno la metà dell’acqua aggiungere il sale, le uova (senza guascio) e lasciar cuocere ancora per 4 o 5 minuti.
- Servire su un letto di pane raffermo o abbrustolito.
L’Idrolitina
RispondiEliminaQuand’ero piccolo, per ottenere l’acqua frizzante, si versava una bustina di Idrolitina, detta anche “A mamma e Figlia!”, in un litro d’acqua fredda in una bottiglia con un tappo ermetico. Si vedeva l’acqua che per magia iniziava a produrre una serie infinita di “bollicine”. Appena la pressione scemava, si apriva il tappo, e si serviva tra la gioia di tutti!
'A mamma e figlia
EliminaSi chiamava così perché all'inizio l'idrolitina era composta da 2 bustine (mamma e figlia!). Poi la fecero in una sola bustina.
La Gassosa
RispondiEliminaSistema simile all’Idrolitina, per rendere frizzante il vino, consisteva nell’aggiungere la “gassosa”, una bevanda incolore, analcolica, zuccherata ed effervescente, che vendevano in piccole bottiglie di vetro.
La spiga bollita o arrostita
RispondiEliminaVeniva venduta per strada (oggi di meno) da venditori ambulanti che le cuocevano in grossi pentoloni o alla brace.
Conserve
RispondiEliminaOra si può avere qualsiasi frutta o verdura anche fuori stagione, perchè ci sono le serre (e tanti prodotti chimici) oppure con i prodotti in scatola (pieni di conservanti).
Invece in passato per avere una scorta per l'inverno si preparavano le conserve: di melenzane, pomodori (e altre verdure), di pesche sciroppate (e altra frutta) e di marmellate...
La Frittata di maccheroni Napoletana
RispondiEliminaLa frittata di maccheroni ha origini antiche e nasce dall’esigenza del popolo di riciclare la pasta avanzata, ma il risultato è ottimo anche con la pasta appena scolata.
Con il termine “maccheroni” i napoletani identificavano la pasta lunga trafilata a bronzo; veniva mangiata dal popolo direttamente con le mani vicino ai banchetti dei “maccheronari“, che cuocevano questo pasto in enormi pentoloni e lo servivano con formaggio grattugiato e pepe, un vero e proprio street food.
Con il passar del tempo poi si è giunti alla famosa frittata di pasta che deriva dalla saggezza popolare che “in tavola non si butta via niente” e quindi aggiungendo uova, formaggi e pepe è nato un piatto degli avanzi buonissimo.
Si possono usare gli spaghetti, i bucatini o i vermicelli ma nulla vi vieta di usare il formato di pasta che più vi piace o quello avanzato del giorno prima.
In Campania questa pietanza viene preparata per le gite fuori porta, per i picnic ed i più audaci la portano anche al mare.
da piccolo ma ancora oggi, metto sempre un po’ di zucchero sopra la frittata di maccheroni!
EliminaPupatella
RispondiEliminaUn tempo, la "pupatella" rappresentava il primo approccio all'alimentazione prima del latte materno. Quasi sempre, infatti, veniva data al bambino già a poche ore dalla nascita. Costituiva, inoltre, una soluzione di emergenza tutte le volte che, per un motivo qualsiasi, non lo si poteva mettere al seno.
Era realizzata con un cucchiaino di zucchero riposto al centro di un fazzolettino, che veniva poi legato dall’esterno ricavandone una pallina. Leggermente inumidita, era posta in bocca al bambino affamato che, ciucciandola, sentiva subito calmarsi i morsi della fame, cessando dal pianto e riacquistando la tranquillità.
Latte Materno
RispondiEliminaIl latte materno sta davvero diventando un antico sapore, visto che oramai la maggior parte delle mamme allattano i figli col latte artificiale, anziché quello del proprio seno.
Spesso si giustificano dicendo “ho poco latte” oppure il mio latte è “leggero” ma non c’è niente di più falso!
Ricerche effettuate, hanno dimostrato che tutti i bambini nell’arco delle 24 ore ricevono il latte “giusto”, perfetto per una crescita equilibrata… ovviamente la mamma è tenuta a seguire un’alimentazione equilibrata.
In passato, le mamme che avevano davvero problemi di salute, si affidavano ad altre mamme che offrivano il proprio latte anche ad altri neonati.
Venivano definite le mamma di latte!
Lievito Madre
RispondiEliminahttp://ricette.giallozafferano.it/Lievito-madre.html
In passato, quando la produzione del pane avveniva in ambito domestico, nei borghi e nei paesi italiani, la pasta madre veniva conservata gelosamente dalla fornaia che la manteneva in vita con gli opportuni rinfreschi e la redistribuiva alle famiglie che, con cadenza settimanale, facevano il pane in casa.
La tradizione di fare le bottiglie di salsa di pomodoro
RispondiElimina“Fare le bottiglie” era giorno di festa, di riunione della famiglia. Si iniziava la mattina all’alba in cucina a spellare per poi togliere i semi ai pomodori.
Poi si facevano a pezzi e si mettevano in un grande catino. Quando si arrivava ad averne spellate un bel po’, si iniziava ad imbottigliare: mettendo un imbuto dalla bocca larga nel collo della bottiglia, lo si riempiva di pezzi di pomodoro e con una canna iniziando a spingere i pezzi dentro la bottiglia, riempiendola fino all’orlo perché poi, facendola riposare prima di tapparla, l’aria che era dentro se ne andava.
Una volta riempite tutte le bottiglie, si tappavano e si disponevano dentro un calderone di alluminio che generalmente veniva ricavato da un bidone tagliato, che veniva messo su un treppiedi o sopra mattoni per tenerlo sollevato, si riempiva di acqua e si accendeva un fuoco sotto perché arrivasse a bollore.
Il fuoco si alimentava fino a che non arrivava a bollore, poi si lasciava spegnere perché il calore era così alto che bastava a sterilizzarle.
Una volta raffreddate, si toglievano dal calderone stando attenti ai vetri di qualche bottiglia che inevitabilmente “scoppiava” durante la bollitura e si riponevano in dispensa, distribuite proporzionalmente alle famiglie che avevano contribuito.
Quando non c'erano farine raffinate…
RispondiEliminaEcco alcune “Farine Dimenticate“: quella di castagne, di ceci, di farro, di grano saraceno, di segale, avena, di mais: nutrienti, ricche di vitamine, fibre e proteine, più sazianti, più naturali, più genuine e meno caloriche di quella bianca, ma soprattutto meno raffinate…
- Quali sono i benefici delle farine macinate a pietra?
EliminaC’è una grossa differenza fra la farina macinata a pietra e la farina che si ottiene dai mulini industriali a cilindri. La farina macinata a pietra, infatti, mantiene intatte tutte le proprietà benefiche del chicco e tutti i suoi nutrienti.
- Perché la farina macinata a pietra mantiene queste caratteristiche?
Il segreto è tutto nella velocità, o meglio, nella lentezza. Infatti, la macina a pietra ha una velocità di molitura molto più bassa rispetto al mulino a cilindri. Cioè, i dischi che frantumano i chicchi di grano girano a una velocità che riesce a mantenere costante la temperatura della farina durante il processo di molitura. Questo evita che la farina si surriscaldi e che perda, con l’aumento della temperatura, proprio quelle proprietà benefiche di cui dicevamo.
La farina bianca, che tutti conosciamo e utilizziamo, altro non è che il frutto di un processo industriale chiamato “raffinazione”.
EliminaI chicchi di grano vengono macinati da specifici macchinari, i quali li privano del germe, ovvero il cuore nutritivo contenente aminoacidi, acidi grassi, sali minerali, vitamine del gruppo B e vitamine E, e della crusca, la parte più esterna particolarmente ricca di fibre.
Attraverso questo procedimento si ottiene una farina molto setosa e leggera, in grado di essere conservata a lungo, ma decisamente povera di elementi nutritivi e troppo ricca di zuccheri. Come tutti i prodotti raffinati, il suo uso abituale comporta un aumento del tasso di glicemia e un maggior accumulo di grassi depositati.
I nutrizionisti ci avvertono che i composti nascosti nella parte più esterna dei chicchi sono tanti e tramite la raffinazione vengono tolti all’alimentazione quotidiana sia nel riso che nelle farine usate per pane e pasta. Davvero una grave perdita per la salute, dato che queste sostanze, nel loro insieme, possono avere così tanti benefici da farci addirittura vivere più a lungo.
Sono più di 30 i costituenti del seme di grano intero che contribuiscono a proteggere la circolazione e il cuore. Almeno una trentina hanno un sinergico effetto antiossidante. Alcuni polifenoli, lignine e acido fitico, proteggono l’apparato digerente; l’acido ferulico aiuta il colon; colina e betaina possono proteggere fegato e apparato cardiovascolare. Insomma, abbinare le fibre ai biocomposti può essere una risorsa protettiva per apparato digerente, cuore, funzioni cerebrali e contrastare depressione, ansia, diabete ad anche tumori.
Inoltre il consumo di cibo integrale può aiutare a tenere il peso sotto controllo non solo perché la fibra di cui sono ricchi riempie lo stomaco in assenza si un apporto calorico, ma anche perché, rispetto agli alimenti raffinati, contengono una quota maggiore di amidi-resistenti meno aggredibili da parte dei succhi intestinali e di conseguenza riducono il rischio di diabete.
La maggior parte della farina e dei prodotti integrali è costituito in realtà da farina di tipo 0 a cui viene aggiunto un quantitativo minimo di crusca già raffinata in precedenza, quindi priva di sostanze nutritive. Si tratta, perciò, di prodotti doppiamente processati ma venduti come più salutari. E quindi assicurarsi di assumere cibi realizzati con vera farina integrale è fondamentale:
• il vero alimento integrale, che sia pane o pasta, ha un colore scuro omogeneo
• quello ottenuto da farina e crusca raffinate è di base bianco, costellato dai puntini scuri della crusca.
Spezie Macinate al momento
RispondiEliminaPer aumentare la resa di una spezia, di un semplice semino o di un granello (come quelli del sale e del pepe) occorre macinarli personalmente e, soprattutto, al momento stesso dell'utilizzo.
Se siete quindi persone a cui piace mangiare bene come una volta, l'acquisto di un macinapepe che sia in grado di sminuzzare all'istante sale, pepe, semi e spezie varie, è un acquisto sicuramente consigliato, per dare ulteriore gusto e sapore ai vostri piatti.
Un piccolo "trucchetto" quando parliamo di macinatori multifunzione è quello di macinare del sale grosso dopo le spezie (che, soprattutto quelle oleose, rischiano con il tempo di incollare i denti del meccanismo).
In generali i cibi erano più naturali: niente conservanti, prodotti chimici, diserbanti, fertilizzanti, agli animali venivano dati dei mangimi più sani…
RispondiEliminaInoltre era possibile trovare frutta e verdure solo di stagione, perché non si usavano concimi, serre, prodotti surgelati e non c’era importazione di cibi da tutto il mondo.
C’erano meno imballaggi per gli alimenti che comunque non erano di plastica, alluminio… ma solo vetro, carta, juta (tessuto) o un cesto di vimini.
RispondiEliminaSi comperavano merci “sfuse” e, per portarle a casa, venivano messe tutte insieme nella sporta della spesa.
Quando c'era il "vuoto a rendere"... con tutti i suoi vantaggi ambientali e sulla salute (niente plastica, niente bisfenolo)
EliminaLimonata al sale
RispondiEliminaTipica di un storico chiosco di Palermo
il cucchiaino di caffè in polvere mischiato con un po' di zucchero...
RispondiEliminaAnice nel caffè
RispondiEliminaPane, burro e marmellata
RispondiEliminaI taralli al naspro di Castellammare di Stabia
RispondiEliminaNon è raro, in estate, veder passare venditori ambulanti (i tarallari) di questi dolcetti.
Zeppole e Panzarotti
RispondiEliminaSi tratta di zeppole di pasta cresciuta e crocchè di patate fritti.
I "panzarottari" avevano l'Apecar, dove li friggevano e li vendevano!
La Preghiera prima di mangiare… per ringraziare nostro Signore per i cibi che ci offre
RispondiEliminaLe zollette di zucchero
RispondiEliminaIl caciocavallo impiccato sulla brace
RispondiEliminaE’ una tradizione gastronomica che risale al medioevo.
Consiste nel disporre un caciocavallo semi-stagionato (non più di un mese), dal peso di massimo 2 kg con una contenuta quantità di sale, a circa 30 centimetri dalla fonte di calore, questa dovrà agire lentamente sciogliendolo.
Una volta appeso il caciocavallo sulla brace, bisogna attendere che questo inizi a diventare rosso scuro, preso per la testa, con un coltello a lama larga, si adagia il caciocavallo semi sciolto su una calda fetta di pane di grano duro meridionale precedentemente abbrustolita. Inutile dire che va gustato assolutamente caldo. La pasta filata molto calda, morbida e profumatissima risulterà molto più saporita e succulenta rispetto al classico consumo da solido.
Man mano che il caciocavallo si scioglie e si consuma, questo andrà avvicinato alla brace sempre più sino a finirlo. La parte esterna del formaggio ne rallenta lo scioglimento, permettendo così ai grassi del latte di amalgamarsi e ai profumi di librarsi nell’aria, rendendo questo, un barbecue memorabile.
Olio di fegato di merluzzo
RispondiEliminaUsato come ricostituente per bambini. Veniva dato un cucchiaio la mattina.
Cremina per il Caffè
RispondiEliminaSi faceva con lo zucchero e il primo caffè che usciva.
Si mescolava con un cucchiaino energicamente fino a quando non diventava una crema chiara.
Lasagne più doppie che dovevano essere bollite prima di metterle nel forno.
RispondiEliminaNon come le moderne sfoglie sottili che si cuociono direttamente nel forno.
Mia madre, quando preparava le lasagne, non le faceva solo con la carne ma metteva delle polpette sbriciolate, preparate e fritte in precedenza (cotte di meno perché poi si sarebbero cucinate anche nel forno).
EliminaEra più impegnativa la preparazione ma la lasagna era più buona.
La grattugia di vetro
RispondiEliminaquando non c'erano gli omogeneizzati di frutta
Fegato fritto con la cipolla
RispondiEliminaBraciole
RispondiEliminaBraciole ripiene di scaglie di Parmigiano, sale e pepe, arrotolate col filo di cotone e cucinate nella salsa.
La carne alla pizzaiola
RispondiElimina...col sugo mangiavamo il primo: la pasta "gnocchi"
EliminaLa cottura sotto la cenere è un ritorno al passato, ad un tipo di cucina primordiale che porta alla memoria giornate spese davanti al camino ad aspettare che qualcosa cuocesse.
RispondiEliminaBandita la fretta, lontano dalla frenesia di accorciare i tempi di preparazione di una pietanza, sotto la brace si compie la lenta cottura più antica del mondo. Essere vigili e pronti risulta fondamentale mentre si cuoce qualcosa sul fuoco, per la cottura sotto la cenere, invece, è sufficiente, più di tutto, essere pazienti. La cottura al di sotto della cenere è molto più rilassante e rilassata. Per questo motivo difficilmente ci si può concedere questo momento giornalmente. Quando ci si vuole coccolare si accende il camino, si pone sotto la cenere ciò che si vuole braciare e il fuoco fa tutto il resto. Tra i vantaggi che solo la cottura sotto la brace garantisce: mangiare ciò che si è cotto tutti insieme. Nessuno si deve sacrificare davanti alla brace a sorvegliare che niente si bruci mentre gli altri commensali consumano il frutto del suo lavoro ben caldo.
La cenere accumula calore in dosi omeopatiche, proporzionali alla dimensione di ogni singolo granello ed è l’unione di miliardi di granellini a fare la forza consentendo agli alimenti di cuocere.
Tra i più impiegati ci sono:
- Patate
- Uova
- Cipolle
Carciofi arrostiti
RispondiEliminaI carciofi arrostiti a Napoli sono un rituale della domenica di quasi tutte le famiglie…
Il profumo delle carcioffole arrustut’ invade dal mattino presto l’aria…
Quando li mangiamo, mettiamo sempre una fetta di pane sotto ai carciofi, in modo che assorba l’olio che cade, gustandola alla fine.
Fave e Ventresca
RispondiEliminaIl più classico abbinamento di questo periodo. Le fave tenere si mangiano crude accompagnate con morbida ventresca di casa e fette di fragrante pane.
Meno genuini ma sicuramente grandi classici degli anni 80-90:
RispondiElimina- Pennette panna e… (asparagi, prosciutto, salmone…)
- Cocktail di gamberi
- Risotto allo champagne
Elimina'o Filoscio
RispondiEliminaFrittata con ripieno di mozzarella.
Viene cotto solo su un lato, per poi essere ripiegato col ripieno dentro.
Tè freddo fatto in casa
RispondiEliminaNegli anni '80, il ritmo frenetico della vita moderna non era ancora arrivato a dominare le nostre giornate. C'era più tempo per le piccole cose, come preparare il tè freddo in casa con la famiglia, un rituale semplice ma che racchiudeva sapori e ricordi.
Peperoni arrostiti direttamente sul fornello del gas.
RispondiEliminaLa Spuma
RispondiEliminaÈ una bibita analcolica gassata a base di acqua, zucchero, quantità variabili di caramello e aromi vari (tra cui, succo di limone, infuso di scorze di arancia, rabarbaro, vaniglia, spezie).
Ma lo ricordate il sapore del cibo cotto lentamente nel camino?
RispondiEliminaLa pignata (pentola di terracotta) veniva usata in passato principalmente per la cottura accanto al fuoco vivo del camino.
I profumi erano intensi ed avvolgenti già al mattino...
Io ricordo molto bene quello dei fagioli cotti nella pignata.
Pane cotto nel forno a legna
RispondiEliminaBiscotti storici
RispondiElimina• Biscotti al burro - Danish (venduti nella scatola di latta)
• Doré - Saiwa
• Furrini - Doria
• Grisbì
• Palicao - Mulino Bianco
• Togo - Pavesi
• Tortorelle - Mulino Bianco
• Urrà - Saiwa (wafer)
Altro Colazione
• Le creme bicolore e bigusto, tra cui Ciao Crem 2 (lo scuro cacao e la chiara nocciola), una grande concorrente della Nutella!
• Nesquik
Merendine storiche
RispondiElimina• Biricche - Mulino Bianco
• Brioss - Ferrero
• Buondì - Motta
• Fiesta - Ferrero
• Girella - Motta
• Mottino - Motta
• Soldino - Mulino Bianco
• Tegolino - Mulino Bianco
• Yo-Yo - Motta
Vedi anche: https://www.mulinobianco.it/comunicazione/prodotti-storici
Gelati storici
RispondiElimina• Arcobaleno - Eldorado
• BLOB! - Toseroni (diventerà poi Eldorado)
• Bomboniera - Algida
• Calippo - Eldorado (500 lire)
• Camillino - Eldorado
• Coppa del Nonno - inizialmente prodotta dalla Motta
• Coppa Rica - Algida
• Cornetto - Algida (700 lire)
• Cremino - Algida
• Croccante Amarena - Algida
• Cucciolone - Eldorado (450 lire)
• Dalek / Lemonissimo / Magic Cola (ghiaccioli) - Eldorado
• Fior di fragola - Eldorado
• Ghiaccioli
• Liuk - Algida (aveva la stecca di liquirizia)
• Pipa gelato (gusto fiordilatte)
• Polaretti
• SanSoni - Sanson
• Twister - Eldorado
• Winner - Algida
• Winner Taco
Gelati anni 80 creativi
• banana split
• panino gelato (brioche e gelato)
• spaghetti (gelato alla crema e schiacciapatate)
• uova tegamino (gelato al fiordilatte e pesca sciroppata)
• Zatterino - Algida
EliminaEra uno dei primi gelati incastonati tra due biscotti.
Negli anni a seguire, chiamavamo così tutti i gelati col biscotto, a prescindere dal nome con cui le ditte li vendevano.
Snack storici
RispondiElimina• Alsaziani (salatini a bastoncino)
• Bibita Billy al succo d'arancia
• Chicchirichì (Negrettino) - Bulgari
• Cipster
• Coppa Bianca - Danone
• Coppa Malù - Parmalat
• Giambonetti - Doria (salatini al gusto di prosciutto)
• Mangiaebevi - G (succo di frutta)
• Nutella Snack & Drink (confezione con nutella, grissini ed Estathè)
• Patatine Stick - San Carlo
• Pic-Nic BREAK (snack a bicchiere con Grissini e Crema da Spalmare)
• Pringles
• Puff (patatine al formaggio)
• Raider (ora Twix)
• Ritz - Saiwa
• Yonkers (patatine al formaggio a forma di anelli che mettevo sulle dita!)
Gli snack sono cambiati nel tempo: peso (erano più grandi), ingredienti e incarti.
Caramelle e Cioccolatini Vintage
RispondiElimina• Alpenliebe
• Biancorì e Ciocorì - Motta
• Big Babol
• Big Frut
• Bracciali e collane di caramelle
• Brooklyn (chewing gum)
• Caramelle all'anice
• Caramelle all'orzo
• Carbone (venduto senza busta. Lo mangiavo e pieno di saliva lo rimettevo nella calza!)
• Charms
• Chupa Chups
• Cremino
• Dietorelle
• Elah
• Frizzy Pazzy (bustina colorata contenente granuli che messi in bocca "scoppiano" e infine diventano una gomma da masticare)
• Fruit Joy
• Fruitland (caramelle spicchi/ripiene)
• Fruit-Tella
• Galatine - Sperlari
• Gianduiotto
• Goleador (caramella gommosa lunga)
• Golia
• Gomme palline colorate
• Gommose coca cola
• Grifo - Perugina
• Halls
• LatteMiele - Ambrosoli
• Lecca lecca (con gomma dentro)
• Lecca-lecca (quelli classici: a dischetto e a pallina)
• Melody Pops (lecca lecca con fischio)
• Menta Fredda
• Mental
• Mentos
• Monete cioccolata (Lire)
• Morositas
• Mou Milk
• Pastiglie Valda
• Polo
• Rossana - Perugina (dopo averle mangiate guardavamo il cielo con la carta)
• Rotelle di Liquirizia
• Sigarette di cioccolata o di gomma
• Sperlari Fiorucci Candies (1987) - Astuccio in cui venivano vendute le caramelle che poi veniva usato come porta colori, penne…
• Spinaci-Gomma di Braccio di Ferro (chewing-gum a forma di filamenti verdi. Erano in una busta bianc, (tipo patatine, con su stampato braccio di ferro. Quasi tutti riportavano il prezzo di circa 300 lire)
• Tabù (tronchetti di liquirizia purissima)
• Tic Tac
• Vigorsol
• Vivident
• Zigulì - Falqui
L'antipasto con monoporzione burro
RispondiEliminaCostatella fritta
RispondiEliminaI grissini San Carlo
RispondiElimina"immancabili" al ristorante!
« Anche nei giorni in cui ci si recava a lavoro, comunque, era obbligatoria una "visita" alla cantina. Spesso questi avventori si portavano da casa un pezzetto di pane ed un po' di cacio per poter sorseggiare un bel litrozzo di vino in compagnia degli amici. »
RispondiEliminaLa Cavalcata dei Mesi - Giustino Aruta