Fabbro - Incudine, in genere poggiata su un tronco - Martello pesante - Mantice (è uno strumento meccanico che produce un soffio d'aria) - Fucina (La fucina è il focolare a carbone del fabbro ferraio, nel quale vengono riscaldati sino all'incandescenza piccoli pezzi di ferro che vengono poi lavorati per percussione sull'incudine o al maglio. La fucina si può chiamare anche forgia. La combustione si avvia e si mantiene accesa insufflando aria dal basso attraverso il carbon coke per facilitarne la combustione. Il flusso di aria può essere generato da un mantice, da una ventola manuale o da una ventola mossa elettricamente. Per estensione del termine, con "fucina" si indica la bottega del fabbro, ed è quindi anche sinonimo di laboratorio, officina.
Acconciapiatti ‘O ‘cconciapiatti era un artigiano che, girando casa per casa, aggiustava i piatti rotti. Fino agli anni ’50 e ’60 del XX secolo, i piatti erano un bene molto costoso e che quindi, soprattutto nelle famiglie meno abbienti, doveva durare una vita. Così, nel momento in cui se ne rompeva uno, arrivava in soccorso ‘o ‘cconciapiatti. Girava di casa in casa con i suoi ferri del mestiere costituiti solamente da una pinza, del fil di ferro, del gesso e un rudimentale, ma efficace trapano a corda (o a volano). Con quest’ultimo forava i cocci e, con fil di ferro e gesso applicava la sutura in modo che il piatto potesse essere riutilizzato (almeno finchè il tutto reggeva). Col passare del tempo, oltre a tegami e piatti, il lavoro dell’acconciapiatti si allargò anche a vetri di orologi, orecchini e ombrelli.
'O Pazzariello O Pazzariello era un mestiere ambulante, saltuario e l’esercitava chi senza un lavoro, pur di guadagnare quel poco per vivere o per arrotondare, si vestiva bizzarramente con abiti del tipo da Generale Borbonico, (ossia indossava una marsina con bordi argentati, una camicia con svolazzi nascosta da un panciotto di color rosso fuoco, da brache colorate a strisce bianche e nere, che a mezza gamba poggiavano su calzettoni, color rosa, sgargianti, calzava, poi, scarpe con ghette e per copricapo portava una feluca inghirlandata e per darsi un po’ di tono sul petto della marsina aveva appuntato patacche senza valore, come fregi.) O Pazzariello si presentava in pubblico impugnando in una mano un bastone dorato e nell’altra, bene in vista, un fiasco di vino, o altri prodotti di prima necessità (pane, pasta) che andava pubblicizzando per conto di una nuova “Cantina” (Osteria) o di una nuova "Puteca" (negozio alimentare). In realtà il vecchio Pazzariello fu l’antesignano degli attuali imbonitori pubblicitari e si può definire un banditore, che, vestito di variopinte uniformi, per le vie della città informava il popolo dell’apertura di nuovi negozi recitando e cantando filastrocche, accompagnato da una sua piccola banda di suonatori, generalmente, un tamburino, un putipù, uno scetavajasse e un triccheballacche.
Ostricaro Era la figura professionale specializzata nella vendita di ostriche. Non si limitava solo a vendere le ostriche, ma quelli più esperti andavano a raccoglierle direttamente in mare o presso il lago Fusaro, staccandole letteralmente dalle rocce alle quali erano attaccate, e scegliendo con cura le migliori; solo un ostricaro dall’occhio esperto e dai buoni polmoni veniva fregiato del titolo OSTRICARO FISICO o OSTRICARO D’EUROPA.
Nei decenni a venire presso l’ostricaro era possibile trovare oltre alle pregiate ostriche, anche altri tipi di frutti di mare più comuni come datteri, taratufi, lupini, vongole e cozze, selezionati sempre per la loro qualità.
Sui loro banchi vi erano i frutti di mare, specie le vongole e le cozze, già cotte e pronte per essere mangiate.
Falegname - banco falegname (con morsa e cassetto) - pialla (per lisciare, spianare e portare a spessore il legno) - vari segacci - lime - succhielli (trapano a mano) - squadra - trapano a volano - graffietto (per incidere una sottile linea guida a distanza costante)
Ebanista Per intagliare il legno o fare sculture, occorrono utensili particolari: - Scalpelli e scalpellini (hanno la lama, detta anche per l’appunto tagliente, piatta.) - Sgorbie - Coltelli da intaglio - Pietra per affilatura - Lime - Martello scalpellatore (in genere grande e pesante)
Zampognari Musicisti o figuranti che con l'arrivo del Natale (in particolare durante il periodo della Novena dell'Immacolata Concezione e del Natale), percorrono le vie cittadine, in abiti tipici, suonando motivi natalizi tradizionali, quali ad esempio Tu scendi dalle stelle.
Generalmente gli zampognari suonano in coppia, uno la zampogna vera e propria ed un altro la ciaramella o altri strumenti a fiato e tradizionalmente si tratta di pastori o contadini che si trasferiscono temporaneamente in città per il periodo natalizio.
Avevano l’abitudine di regalare la “cucchiarella” che fabbricavano loro stessi, cioè un cucchiaio di legno tradizionalmente usato in cucina. Realizzato in un pezzo unico di legno duro, solitamente di faggio.
Castagnaro - Padella per castagne (era una padella bucata per far arrivare il fuoco sulle castagne) - collana di castagne (era un sistema per conservarle: si infilavano le castagne fresche con uno spago; in questo modo, si formava una collana anche molto lunga che veniva poi essiccata appendendola a una parete o sui balconi)
Spargi Polvere per asciugare l'inchiostro sulla carta. Il polverino era sabbia finissima, o limatura di ferro, o segatura di legno, che un tempo, prima che si diffondesse l’uso della carta assorbente, veniva usata per asciugare l’inchiostro di uno scritto a penna, cospargendovelo sopra.
La penna d’oca viene utilizzata per scrivere dal 500 d. C. fino a circa metà dell’Ottocento. Le penne devono essere di volatile di taglia media (oca, cigno, tacchino, fagiano). Servono solo le prime tre alari destre (le sinistre hanno una curvatura che non consente una buona impugnatura). La penna d’oca deve essere “temperata” con il calore, quindi tagliata con due tagli ricurvi successivi, appuntita e fessurata.
L’inchiostro era a base di tannino, ricavato da noci di galla o altri vegetali, in soluzione con solfato ferroso.
Il sigillo In un documento scritto, il sigillo conferma la veridicità della firma, o la sostituisce in alcuni casi. Il sigillo può anche avere un ruolo per impedire l'apertura di una busta o di qualsiasi altro contenitore, assicurando che le informazioni all'interno non siano state modificate né divulgate.
Osteria In osteria in genere si portava da casa la merenda. Poi ci sedeva e si ordinava il vino. Non mancava mai qualcuno ubriaco! - Fiaschi - Imbuti - Torchio - Botti grandi e piccole - Damigiane
Lavandaia - Mastello da bucato - Tinozza - Mollette di legno - Cenere (per fare la lisciva ovvero il detersivo!) - bucce di agrumi (per profumare il bucato)
Maccaronaro Il nome di maccaronaro veniva dato sia al fabbricante sia al venditore di maccheroni già cotti. Quest'ultimo sistemava sulla strada i fornelli rischiarati da deboli lumi di arenaria e ricoperti da una larga tenda catramata; accanto alla caldaia, da dove tirava fuori i maccheroni ancora bollenti erano sistemati a piramide i formaggi con cui li cospargeva. - Trafila
Impiegato bancolotto - biglietti scritti a mano (in doppia copia) - interpretava i sogni fornendo i numeri da giocare consultando il libro "la smorfia"
Tessuti La lavorazione avveniva in quattro fasi: - cardatura (consiste nel liberare dalle impurità, districare e rendere parallele le fibre tessili. Strumento usato: Cardatrice) - filatura (trasformazione delle fibre tessili in filato oppure filo. Strumento usato: filatoio) - tessitura (arte di costruire un tessuto. Strumento usato: telaio) - finitura
Stagnaro Era il riparatore di oggetti di rame, soprattutto pentole. Quando gli veniva portato un recipiente da riparare, la prima operazione era quella di eliminare le ammaccature che venivano livellate poggiando l’oggetto sull’incudine e battendolo con il martello. I chiodi servivano per rinforzare i manici. La stagnatura, invece, avveniva mettendo sul fuoco la pentola portando lo stagno, con l’aiuto dell’acido muriatico, alla sua temperatura di fusione: in questo modo, venivano eliminate le parti rovinate e le si sostituiva con il materiale nuovo.
Capera ‘A capera era la parrucchiera. Un tempo si trattava di un mestiere che veniva esercitato a domicilio, con la capera che si recava a casa delle proprie clienti per realizzare appariscenti pettinature o tagli all’ultima moda; non di rado, la sua esperienza era utile anche per avere consigli sul trucco. Oltre a forbici e pettini, utilizzava anche mollette, forcine di osso e di tartaruga e alcune pinze che, scaldate, venivano utilizzate come antenate dell’odierna piastra per lisciare o arricciare i capelli. Durante il lavoro, la capera intratteneva i presenti con storie e pettegolezzi che apprendeva in altri luoghi e, per questo, era considerata la pettegola del quartiere, alla quale era bene non raccontare i propri segreti.
Medico - Farmacia di bordo inglese in legno. Ad esempio, era formata da un vano superiore con coperchio, diviso a scomparti e contenente diverse bottigliette in vetro di varie dimensioni e altre scatole, e da un cassetto inferiore, contenente: mortaio, pestello, misurini, imbuto, lava-occhi, tazza in ceramica per invalidi, siringa, imbuto e altri oggetti. - Stetoscopio (a forma di tromba) - Set di ferri chirurgici - Microscopio monoculare - Cavatonsille - Martello riflessi - Fonendoscopio
Legatoria L'antica bottega artigiana in cui venivano rilegati i libri.
- Pressa per legatoria (a torchio) - paiolo e calderotto per la colla in rame - tagliatrice per i cartoni ma anche per la carta - telaio per la cucitura dei libri - ferri da stampa: rotelle, palette, punzoni, caratteri.
Modellatore Argilla Utensili per la foggiatura: - pani di argilla - mattarello e due astine di legno - stecche sagomate in legno (per modellare) - mirette (attrezzi per asportare ed intagliare l'argilla) - Kidneys in metallo e gomma (servono per lucidare ed asportare parti di argilla in eccesso)
Il Lattaio Trasportava ogni mattina decine e decine di litri di latte disposti in bottiglie di vetro, percorrendo chilometri e chilometri a bordo di calessi, animali o furgoncini.
Stiamo parlando del lattaio, uno di quei mestieri oggi "dimenticati" eppure ritenuto fino a mezzo secolo fa una componente sociale molto importante.
Diffuso dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dalla Francia all'Italia, il lavoro del lattaio è stato "mandato in soffitta" dall'avvento dei frigoriferi nelle case, che hanno permesso di conservare il cibo molto più a lungo.
“Mia madre lasciava il pentolino fuori della porta ,con sopra le 20 o 30 lire (e nessuno le rubava). Il sapore e il gusto di quel latte è rimasto solo un vago ricordo. Mi spiace per le generazioni che sono venute dopo di me.”
“Eh se me lo ricordo! La mamma si alzava presto e lui compariva verso le 6. Girava con l'ape. Aveva un contenitore in alluminio e con un ramaiolo versava il latte nella tazza che la mamma gli porgeva. Poi lei lo faceva bollire e mi portava un bicchiere con la panna del latte e zucchero. Che buono!!!!”
Mestieri in Bicicletta Pedalavano per le strade del paese e urlavano (spesso in modo incomprensibile!) ciò che vendevano! - Venditore frutti di bosco - Lustrascarpe - Venditore di frutta e verdure - Castagne
L'ombrellaio Un antichissimo mestiere, ormai completamente scomparso, soppiantato dal frenetico ritmo del consumismo, e della produzione industriale.
Credo che le ultime "comparse" di questo simpatico personaggio risalgano alla fine degli anni 70, quando l'economia familiare, vuoi per necessità, vuoi per un certo stile di vita, era caratterizzata dal risparmio e dal controllo degli sprechi.
Ogni oggetto del nostro quotidiano era custodito con cura, e quando si rompeva, era obbligo la riparazione piuttosto che la sostituzione con un oggetto nuovo.... (ovviamente con le dovute eccezioni).
Questo permetteva a molti artigiani di specializzarsi nella riparazione degli oggetti: calzolai, sarti, fabbri "seggiari" e ombrellai.
L'ombrellaio, era specializzato (ovviamente) nella riparazione degli ombrelli che avevano ceduto alla furia della tramontana. Rattoppava la tela, sostituiva le stecche che si erano deformate, riparava il manico. Cosi l'ombrello tornava in piena forma pronto per affrontare un'altra stagione autunnale.
L'attrezzatura dell'ombrellaio, era custodita solitamente in una cassetta, ed era costituita da pinze, stecche di ricambio, pezzi di tela, filo di ferro, spago, aghi di diverse misure e quanto necessario per restituire la piena funzionalità ad qualche malandato ombrello.
L'ombrellaio come molti artigiani ambulanti conduceva una vita grama... pensate che il suo "portafoglio clienti", era in buona parte costituito da gente che forse non possedeva il denaro per acquistare un ombrello nuovo, e che spesso gli consegnava ombrelli completamente distrutti sperando che il bravo ombrellaio compiesse "il miracolo". Lui ci provava, da vero professionista, con serietà ed impegno, ma, nei casi più disperati, era pronto ad offrire in permuta al proprio cliente un ombrello "rigenerato". In questo modo, concludeva un piccolo affare e si riforniva di pezzi di ricambio per futuri interventi "tecnici".
Strumenti e Metodi per Orientarsi - Bussola - Rosa dei venti - Dove sorge (EST) e tramonta (OVEST) il sole - Orsa Maggiore – Orsa Minore - Stella polare - Paralleli e meridiani / latitudine e longitudine - Sestante - Orologio solare - Astrolabio - Notturlabio (o notturnale, oppure orologio notturno) - Azimut e altezza
Il suonatore di Pianino Era un venditore di musica che girava col pianino per le strade della città, nei caffè e nei ristoranti.
Il pianino fu inventato nel 1700 da un modenese, Giovanni Barberi. Il cilindro del pianino, o organetto, funzionava in maniera molto simile al cilindro di un carillon, quando ruotava su se stesso le sue punte rialzate determinavano la vibrazione di piccole leve e il movimento delle corde ad esse collegate producendo le più varie melodie.
Il pianino prosperò soprattutto in Italia, in Francia, in Belgio e in Olanda, ma il suo maggior splendore lo ebbe a Napoli.
Grattacheccaro – Venditore Grattachecca La parola deriva dal verbo grattare e da checca, che era il grosso blocco di ghiaccio utilizzato per raffreddare il cibo quando ancora non esistevano i frigoriferi. Non va confusa con la granita che invece viene realizzata con acqua mescolata a sciroppi o succhi e messa a congelare. La grattachecca è composta da ghiaccio grattato da un singolo blocco di grandi dimensioni, anche fino a un metro di lunghezza, con un raschietto vuoto posteriore che permette di accumulare il ghiaccio ottenuto sufficiente proprio per riempire un bicchiere alla volta. Una volta riempito viene aggiunto succo di frutta o sciroppo. Ad Ostia la grattachecca è comune su molte spiagge, dove venditori ambulanti con carretto, musica e fischietto avvisano della loro presenza.
Il cappellaio Se nell’Ottocento esistevano la tuba, la bombetta e la paglietta, oggi, perdura il Borsalino. Dalla fine del XIX secolo fino circa gli anni ’50, è stato molto usato. Il nome deriva dall’azienda italiana che lo produce, divenendo di uso comune. È un cappello semirigido, realizzato in feltro, con una tesa larga 6 centimetri. Se giunge ad 8 centimetri, prende il nome di Fedora. Se, invece, il bordo è più corto, il cappello è chiamato Trilby. Il borsalino è “decorato” con una fascia scura intorno alla testa. Si possono trovare versioni del cappello di ogni colore, ma, nell’uso pratico, emergono in nero, marrone e in rosso scuro.
Le materie prime utilizzate nella manifattura dei cappelli erano il pelo di: coniglio, lepre, capra e pecora. Fasi di lavorazione: Dopo la scelta delle pelli migliori, si passava alla disrognatura, cioè si ripuliva il pelo dalla polvere e dalle impurità. Era poi il momento del segretaggio, cioè le pelli venivano strofinate con una spazzola di cinghiale. La successiva feltrazione consisteva in una serie di operazioni che portavano ad ottenere un feltro, a cui veniva data la forma di un cono. Diversi i momenti della lavorazione: follatura, formatura, tintura, lucidatura, bordatura fino a giungere alla rifinitura che era la fase finale della manifattura del cappello.
Drogheria Per Drogheria s’intende negozio in cui si vendono generi di consumo, sia di uso alimentare sia di uso domestico.
In questi vecchi negozi la merce non era ancora rinchiusa in confezioni ermetiche e le caramelle erano messe ben in mostra nei grandi vasi di vetro.
Mentre nei negozi moderni prevale il self service, qui le cose si chiedevano al negoziante che metteva a disposizione del cliente la propria esperienza.
Nella drogheria infatti si poteva acquistare la merce al dettaglio – gli ossidi per i colori vengono messi in sacchetti di carta, le spazzole vengono tenute in scatole di legno. Beh, forse potremmo comperare qualche caramella con quegli spiccioli che ci sono avanzati dal caffè?
I chioschi Dove si vendevano bibite e granite per una piacevole sosta rinfrescante. Tutti decorati da limoni (in bella mostra in ampi cesti o pendenti dall'alto tipo ghirlande) e con le bottiglie delle bibite e degli sciroppi in bella vista.
Fabbro
RispondiElimina- Incudine, in genere poggiata su un tronco
- Martello pesante
- Mantice (è uno strumento meccanico che produce un soffio d'aria)
- Fucina (La fucina è il focolare a carbone del fabbro ferraio, nel quale vengono riscaldati sino all'incandescenza piccoli pezzi di ferro che vengono poi lavorati per percussione sull'incudine o al maglio. La fucina si può chiamare anche forgia. La combustione si avvia e si mantiene accesa insufflando aria dal basso attraverso il carbon coke per facilitarne la combustione. Il flusso di aria può essere generato da un mantice, da una ventola manuale o da una ventola mossa elettricamente. Per estensione del termine, con "fucina" si indica la bottega del fabbro, ed è quindi anche sinonimo di laboratorio, officina.
Acconciapiatti
RispondiElimina‘O ‘cconciapiatti era un artigiano che, girando casa per casa, aggiustava i piatti rotti. Fino agli anni ’50 e ’60 del XX secolo, i piatti erano un bene molto costoso e che quindi, soprattutto nelle famiglie meno abbienti, doveva durare una vita.
Così, nel momento in cui se ne rompeva uno, arrivava in soccorso ‘o ‘cconciapiatti. Girava di casa in casa con i suoi ferri del mestiere costituiti solamente da una pinza, del fil di ferro, del gesso e un rudimentale, ma efficace trapano a corda (o a volano).
Con quest’ultimo forava i cocci e, con fil di ferro e gesso applicava la sutura in modo che il piatto potesse essere riutilizzato (almeno finchè il tutto reggeva).
Col passare del tempo, oltre a tegami e piatti, il lavoro dell’acconciapiatti si allargò anche a vetri di orologi, orecchini e ombrelli.
'O Pazzariello
RispondiEliminaO Pazzariello era un mestiere ambulante, saltuario e l’esercitava chi senza un lavoro, pur di guadagnare quel poco per vivere o per arrotondare, si vestiva bizzarramente con abiti del tipo da Generale Borbonico, (ossia indossava una marsina con bordi argentati, una camicia con svolazzi nascosta da un panciotto di color rosso fuoco, da brache colorate a strisce bianche e nere, che a mezza gamba poggiavano su calzettoni, color rosa, sgargianti, calzava, poi, scarpe con ghette e per copricapo portava una feluca inghirlandata e per darsi un po’ di tono sul petto della marsina aveva appuntato patacche senza valore, come fregi.)
O Pazzariello si presentava in pubblico impugnando in una mano un bastone dorato e nell’altra, bene in vista, un fiasco di vino, o altri prodotti di prima necessità (pane, pasta) che andava pubblicizzando per conto di una nuova “Cantina” (Osteria) o di una nuova "Puteca" (negozio alimentare).
In realtà il vecchio Pazzariello fu l’antesignano degli attuali imbonitori pubblicitari e si può definire un banditore, che, vestito di variopinte uniformi, per le vie della città informava il popolo dell’apertura di nuovi negozi recitando e cantando filastrocche, accompagnato da una sua piccola banda di suonatori, generalmente, un tamburino, un putipù, uno scetavajasse e un triccheballacche.
Ostricaro
RispondiEliminaEra la figura professionale specializzata nella vendita di ostriche.
Non si limitava solo a vendere le ostriche, ma quelli più esperti andavano a raccoglierle direttamente in mare o presso il lago Fusaro, staccandole letteralmente dalle rocce alle quali erano attaccate, e scegliendo con cura le migliori; solo un ostricaro dall’occhio esperto e dai buoni polmoni veniva fregiato del titolo OSTRICARO FISICO o OSTRICARO D’EUROPA.
Nei decenni a venire presso l’ostricaro era possibile trovare oltre alle pregiate ostriche, anche altri tipi di frutti di mare più comuni come datteri, taratufi, lupini, vongole e cozze, selezionati sempre per la loro qualità.
Sui loro banchi vi erano i frutti di mare, specie le vongole e le cozze, già cotte e pronte per essere mangiate.
Falegname
RispondiElimina- banco falegname (con morsa e cassetto)
- pialla (per lisciare, spianare e portare a spessore il legno)
- vari segacci
- lime
- succhielli (trapano a mano)
- squadra
- trapano a volano
- graffietto (per incidere una sottile linea guida a distanza costante)
http://www.bioforme.org/blog/utensili-per-lavorare-il-legno/
EliminaEbanista
RispondiEliminaPer intagliare il legno o fare sculture, occorrono utensili particolari:
- Scalpelli e scalpellini (hanno la lama, detta anche per l’appunto tagliente, piatta.)
- Sgorbie
- Coltelli da intaglio
- Pietra per affilatura
- Lime
- Martello scalpellatore (in genere grande e pesante)
Zampognari
RispondiEliminaMusicisti o figuranti che con l'arrivo del Natale (in particolare durante il periodo della Novena dell'Immacolata Concezione e del Natale), percorrono le vie cittadine, in abiti tipici, suonando motivi natalizi tradizionali, quali ad esempio Tu scendi dalle stelle.
Generalmente gli zampognari suonano in coppia, uno la zampogna vera e propria ed un altro la ciaramella o altri strumenti a fiato e tradizionalmente si tratta di pastori o contadini che si trasferiscono temporaneamente in città per il periodo natalizio.
Avevano l’abitudine di regalare la “cucchiarella” che fabbricavano loro stessi, cioè un cucchiaio di legno tradizionalmente usato in cucina.
Realizzato in un pezzo unico di legno duro, solitamente di faggio.
Castagnaro
RispondiElimina- Padella per castagne (era una padella bucata per far arrivare il fuoco sulle castagne)
- collana di castagne (era un sistema per conservarle: si infilavano le castagne fresche con uno spago; in questo modo, si formava una collana anche molto lunga che veniva poi essiccata appendendola a una parete o sui balconi)
Scrivano
RispondiElimina- Carta, Penna e Calamaio
Spargi Polvere per asciugare l'inchiostro sulla carta.
EliminaIl polverino era sabbia finissima, o limatura di ferro, o segatura di legno, che un tempo, prima che si diffondesse l’uso della carta assorbente, veniva usata per asciugare l’inchiostro di uno scritto a penna, cospargendovelo sopra.
La penna d’oca viene utilizzata per scrivere dal 500 d. C. fino a circa metà dell’Ottocento.
EliminaLe penne devono essere di volatile di taglia media (oca, cigno, tacchino, fagiano). Servono solo le prime tre alari destre (le sinistre hanno una curvatura che non consente una buona impugnatura).
La penna d’oca deve essere “temperata” con il calore, quindi tagliata con due tagli ricurvi successivi, appuntita e fessurata.
L’inchiostro era a base di tannino, ricavato da noci di galla o altri vegetali, in soluzione con solfato ferroso.
Il sigillo
EliminaIn un documento scritto, il sigillo conferma la veridicità della firma, o la sostituisce in alcuni casi.
Il sigillo può anche avere un ruolo per impedire l'apertura di una busta o di qualsiasi altro contenitore, assicurando che le informazioni all'interno non siano state modificate né divulgate.
Osteria
RispondiEliminaIn osteria in genere si portava da casa la merenda. Poi ci sedeva e si ordinava il vino.
Non mancava mai qualcuno ubriaco!
- Fiaschi
- Imbuti
- Torchio
- Botti grandi e piccole
- Damigiane
Pescivendolo
RispondiElimina- bilancia stadera
Fruttivendolo
RispondiElimina- bilancia stadera
Cestiniere
RispondiEliminaI cestini in vimini venivano fatti col salice o in assenza con rami d’ulivo.
http://it.wikihow.com/Fabbricare-un-Cestino-in-Vimini
Ricamatrici
RispondiEliminahttp://it.wikihow.com/Ricamare-a-Mano
Vasaio
RispondiElimina- Argilla
- Tornio (ruota del vasaio)
Arrotino
RispondiElimina- mola a pedale da arrotino
Lavandaia
RispondiElimina- Mastello da bucato
- Tinozza
- Mollette di legno
- Cenere (per fare la lisciva ovvero il detersivo!)
- bucce di agrumi (per profumare il bucato)
http://www.lavalledeglieremi.it/wp-content/uploads/2013/edizioni_smil/112.pdf
anche: strizzatoio, asse, sapone fatto in casa e tanto tanto olio di gomito...
EliminaMaccaronaro
RispondiEliminaIl nome di maccaronaro veniva dato sia al fabbricante sia al venditore di maccheroni già cotti. Quest'ultimo sistemava sulla strada i fornelli rischiarati da deboli lumi di arenaria e ricoperti da una larga tenda catramata; accanto alla caldaia, da dove tirava fuori i maccheroni ancora bollenti erano sistemati a piramide i formaggi con cui li cospargeva.
- Trafila
Panettiere
RispondiElimina- Setaccio (separare la farina dalle sue scorie)
- Mulino a pietra
EliminaImpiegato bancolotto
RispondiElimina- biglietti scritti a mano (in doppia copia)
- interpretava i sogni fornendo i numeri da giocare consultando il libro "la smorfia"
Tagliaboschi
RispondiElimina- Sega grande (2 persone)
- ascia
- tronco
ciabattino
RispondiElimina- incudine metallica a forma di piede rovesciato
- martello a penna liscia (per fissare i tacchi)
- triplice incudine metallica
- trincetto (taglierino per tagliare la pelle, le suole...)
Elimina- lesina (per forare il cuoio che deve essere cucito)
- forme legno
Tessuti
RispondiEliminaLa lavorazione avveniva in quattro fasi:
- cardatura (consiste nel liberare dalle impurità, districare e rendere parallele le fibre tessili. Strumento usato: Cardatrice)
- filatura (trasformazione delle fibre tessili in filato oppure filo. Strumento usato: filatoio)
- tessitura (arte di costruire un tessuto. Strumento usato: telaio)
- finitura
Stagnaro
RispondiEliminaEra il riparatore di oggetti di rame, soprattutto pentole.
Quando gli veniva portato un recipiente da riparare, la prima operazione era quella di eliminare le ammaccature che venivano livellate poggiando l’oggetto sull’incudine e battendolo con il martello. I chiodi servivano per rinforzare i manici. La stagnatura, invece, avveniva mettendo sul fuoco la pentola portando lo stagno, con l’aiuto dell’acido muriatico, alla sua temperatura di fusione: in questo modo, venivano eliminate le parti rovinate e le si sostituiva con il materiale nuovo.
Sarto
RispondiElimina- ferro da stiro a carbone
- forbici
- macchina per cucire a pedali o a manovella
stoffa, fodera, metro, ago, ditale, spille, spagnolette di cotone, gesso, bottoni, cartamodelli (anche se il vero sarto non li usa)…
EliminaFormaggiere
RispondiElimina- Fuscelle
- Telo per la cagliata
- Bidone del latte
- Zangola (macchina per fare il burro)
- Fascelle in legno (forma per formaggio)
Elimina- Fuscelle giunco (forma per ricotta)
Il casaro è colui che si occupa della lavorazione del latte per creare formaggi e burri.
EliminaCapera
RispondiElimina‘A capera era la parrucchiera. Un tempo si trattava di un mestiere che veniva esercitato a domicilio, con la capera che si recava a casa delle proprie clienti per realizzare appariscenti pettinature o tagli all’ultima moda; non di rado, la sua esperienza era utile anche per avere consigli sul trucco. Oltre a forbici e pettini, utilizzava anche mollette, forcine di osso e di tartaruga e alcune pinze che, scaldate, venivano utilizzate come antenate dell’odierna piastra per lisciare o arricciare i capelli. Durante il lavoro, la capera intratteneva i presenti con storie e pettegolezzi che apprendeva in altri luoghi e, per questo, era considerata la pettegola del quartiere, alla quale era bene non raccontare i propri segreti.
Medico
RispondiElimina- Farmacia di bordo inglese in legno. Ad esempio, era formata da un vano superiore con coperchio, diviso a scomparti e contenente diverse bottigliette in vetro di varie dimensioni e altre scatole, e da un cassetto inferiore, contenente: mortaio, pestello, misurini, imbuto, lava-occhi, tazza in ceramica per invalidi, siringa, imbuto e altri oggetti.
- Stetoscopio (a forma di tromba)
- Set di ferri chirurgici
- Microscopio monoculare
- Cavatonsille
- Martello riflessi
- Fonendoscopio
Conserve
RispondiEliminaLeggi: Antichi Sapori - Ricette Piatti Antichi
Legatoria
RispondiEliminaL'antica bottega artigiana in cui venivano rilegati i libri.
- Pressa per legatoria (a torchio)
- paiolo e calderotto per la colla in rame
- tagliatrice per i cartoni ma anche per la carta
- telaio per la cucitura dei libri
- ferri da stampa: rotelle, palette, punzoni, caratteri.
Modellatore Argilla
RispondiEliminaUtensili per la foggiatura:
- pani di argilla
- mattarello e due astine di legno
- stecche sagomate in legno (per modellare)
- mirette (attrezzi per asportare ed intagliare l'argilla)
- Kidneys in metallo e gomma (servono per lucidare ed asportare parti di argilla in eccesso)
Spiegazioni e altri mestieri antichi, li trovi su:
RispondiEliminahttp://www.napoligrafia.it/tradizioni/mestieri.htm
Il Lattaio
RispondiEliminaTrasportava ogni mattina decine e decine di litri di latte disposti in bottiglie di vetro, percorrendo chilometri e chilometri a bordo di calessi, animali o furgoncini.
Stiamo parlando del lattaio, uno di quei mestieri oggi "dimenticati" eppure ritenuto fino a mezzo secolo fa una componente sociale molto importante.
Diffuso dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dalla Francia all'Italia, il lavoro del lattaio è stato "mandato in soffitta" dall'avvento dei frigoriferi nelle case, che hanno permesso di conservare il cibo molto più a lungo.
“Mia madre lasciava il pentolino fuori della porta ,con sopra le 20 o 30 lire (e nessuno le rubava). Il sapore e il gusto di quel latte è rimasto solo un vago ricordo. Mi spiace per le generazioni che sono venute dopo di me.”
“Eh se me lo ricordo! La mamma si alzava presto e lui compariva verso le 6. Girava con l'ape. Aveva un contenitore in alluminio e con un ramaiolo versava il latte nella tazza che la mamma gli porgeva. Poi lei lo faceva bollire e mi portava un bicchiere con la panna del latte e zucchero. Che buono!!!!”
Lavorare la Lana
RispondiEliminaLeggi: Come Fare in Casa
Mestieri in Bicicletta
RispondiEliminaPedalavano per le strade del paese e urlavano (spesso in modo incomprensibile!) ciò che vendevano!
- Venditore frutti di bosco
- Lustrascarpe
- Venditore di frutta e verdure
- Castagne
L'ombrellaio
RispondiEliminaUn antichissimo mestiere, ormai completamente scomparso, soppiantato dal frenetico ritmo del consumismo, e della produzione industriale.
Credo che le ultime "comparse" di questo simpatico personaggio risalgano alla fine degli anni 70, quando l'economia familiare, vuoi per necessità, vuoi per un certo stile di vita, era caratterizzata dal risparmio e dal controllo degli sprechi.
Ogni oggetto del nostro quotidiano era custodito con cura, e quando si rompeva, era obbligo la riparazione piuttosto che la sostituzione con un oggetto nuovo.... (ovviamente con le dovute eccezioni).
Questo permetteva a molti artigiani di specializzarsi nella riparazione degli oggetti: calzolai, sarti, fabbri "seggiari" e ombrellai.
L'ombrellaio, era specializzato (ovviamente) nella riparazione degli ombrelli che avevano ceduto alla furia della tramontana. Rattoppava la tela, sostituiva le stecche che si erano deformate, riparava il manico. Cosi l'ombrello tornava in piena forma pronto per affrontare un'altra stagione autunnale.
L'attrezzatura dell'ombrellaio, era custodita solitamente in una cassetta, ed era costituita da pinze, stecche di ricambio, pezzi di tela, filo di ferro, spago, aghi di diverse misure e quanto necessario per restituire la piena funzionalità ad qualche malandato ombrello.
L'ombrellaio come molti artigiani ambulanti conduceva una vita grama... pensate che il suo "portafoglio clienti", era in buona parte costituito da gente che forse non possedeva il denaro per acquistare un ombrello nuovo, e che spesso gli consegnava ombrelli completamente distrutti sperando che il bravo ombrellaio compiesse "il miracolo". Lui ci provava, da vero professionista, con serietà ed impegno, ma, nei casi più disperati, era pronto ad offrire in permuta al proprio cliente un ombrello "rigenerato". In questo modo, concludeva un piccolo affare e si riforniva di pezzi di ricambio per futuri interventi "tecnici".
Il Pizzicagnolo
RispondiEliminaIl gestore del negozio o bottega che vende salumi, formaggi o altri generi alimentari...
Strumenti e Metodi per Orientarsi
RispondiElimina- Bussola
- Rosa dei venti
- Dove sorge (EST) e tramonta (OVEST) il sole
- Orsa Maggiore – Orsa Minore
- Stella polare
- Paralleli e meridiani / latitudine e longitudine
- Sestante
- Orologio solare
- Astrolabio
- Notturlabio (o notturnale, oppure orologio notturno)
- Azimut e altezza
Il suonatore di Pianino
RispondiEliminaEra un venditore di musica che girava col pianino per le strade della città, nei caffè e nei ristoranti.
Il pianino fu inventato nel 1700 da un modenese, Giovanni Barberi. Il cilindro del pianino, o organetto, funzionava in maniera molto simile al cilindro di un carillon, quando ruotava su se stesso le sue punte rialzate determinavano la vibrazione di piccole leve e il movimento delle corde ad esse collegate producendo le più varie melodie.
Il pianino prosperò soprattutto in Italia, in Francia, in Belgio e in Olanda, ma il suo maggior splendore lo ebbe a Napoli.
Grattacheccaro – Venditore Grattachecca
RispondiEliminaLa parola deriva dal verbo grattare e da checca, che era il grosso blocco di ghiaccio utilizzato per raffreddare il cibo quando ancora non esistevano i frigoriferi.
Non va confusa con la granita che invece viene realizzata con acqua mescolata a sciroppi o succhi e messa a congelare. La grattachecca è composta da ghiaccio grattato da un singolo blocco di grandi dimensioni, anche fino a un metro di lunghezza, con un raschietto vuoto posteriore che permette di accumulare il ghiaccio ottenuto sufficiente proprio per riempire un bicchiere alla volta. Una volta riempito viene aggiunto succo di frutta o sciroppo.
Ad Ostia la grattachecca è comune su molte spiagge, dove venditori ambulanti con carretto, musica e fischietto avvisano della loro presenza.
Furgoncino dei gelati
RispondiEliminaVenditori carciofi arrostiti
RispondiEliminaIl cappellaio
RispondiEliminaSe nell’Ottocento esistevano la tuba, la bombetta e la paglietta, oggi, perdura il Borsalino. Dalla fine del XIX secolo fino circa gli anni ’50, è stato molto usato. Il nome deriva dall’azienda italiana che lo produce, divenendo di uso comune. È un cappello semirigido, realizzato in feltro, con una tesa larga 6 centimetri. Se giunge ad 8 centimetri, prende il nome di Fedora. Se, invece, il bordo è più corto, il cappello è chiamato Trilby. Il borsalino è “decorato” con una fascia scura intorno alla testa. Si possono trovare versioni del cappello di ogni colore, ma, nell’uso pratico, emergono in nero, marrone e in rosso scuro.
Le materie prime utilizzate nella manifattura dei cappelli erano il pelo di: coniglio, lepre, capra e pecora. Fasi di lavorazione: Dopo la scelta delle pelli migliori, si passava alla disrognatura, cioè si ripuliva il pelo dalla polvere e dalle impurità. Era poi il momento del segretaggio, cioè le pelli venivano strofinate con una spazzola di cinghiale. La successiva feltrazione consisteva in una serie di operazioni che portavano ad ottenere un feltro, a cui veniva data la forma di un cono. Diversi i momenti della lavorazione: follatura, formatura, tintura, lucidatura, bordatura fino a giungere alla rifinitura che era la fase finale della manifattura del cappello.
Drogheria
RispondiEliminaPer Drogheria s’intende negozio in cui si vendono generi di consumo, sia di uso alimentare sia di uso domestico.
In questi vecchi negozi la merce non era ancora rinchiusa in confezioni ermetiche e le caramelle erano messe ben in mostra nei grandi vasi di vetro.
Mentre nei negozi moderni prevale il self service, qui le cose si chiedevano al negoziante che metteva a disposizione del cliente la propria esperienza.
Nella drogheria infatti si poteva acquistare la merce al dettaglio – gli ossidi per i colori vengono messi in sacchetti di carta, le spazzole vengono tenute in scatole di legno. Beh, forse potremmo comperare qualche caramella con quegli spiccioli che ci sono avanzati dal caffè?
Il ragazzo che consegnava i giornali lanciandoli al volo!
RispondiEliminaNegozi tessuti venduti a metro
RispondiEliminaIl Venditore di "Spogne" (la spiga bollita o arrosto)
RispondiEliminaI chioschi
RispondiEliminaDove si vendevano bibite e granite per una piacevole sosta rinfrescante.
Tutti decorati da limoni (in bella mostra in ampi cesti o pendenti dall'alto tipo ghirlande) e con le bottiglie delle bibite e degli sciroppi in bella vista.
Negozi di dischi in vinile
RispondiEliminaFabbricante di mestoli di legno, tra cui le cucchiarelle
RispondiEliminaLe Mercerie
RispondiEliminaIl guardiano del faro
RispondiEliminaNegozio per il noleggio di film, tipo Blockbuster.
RispondiEliminaVecchie officine riparazioni:
RispondiElimina- Carburatori
- Marmitte
- Radiatori