YouFunny - Divertimento e Benessere: Consigli Educazione Figli


Vai in fondo     Carica tutti i commenti       Mostra righe duplicate       Tool 'Pulisci testo'

Consigli Educazione Figli

Consigli per l'educazione dei figli tratti da fonti affidabili.

Leggi anche:
- Consigli per i Figli...

84 commenti:

  1. Anonimo18/5/08

    Bisogna spiegare la sessualità ai figli verso gli 11-12 anni.

    Tanto a quell'età lo scoprirebbero dagli amici a scuola, magari con cattive nozioni.

    Non so se li farebbe divertire, ma comunque dopo i genitori saranno considerati per sempre i loro migliori amici.

    RispondiElimina
  2. Anonimo11/1/15

    Evita questi comportamenti con tuo figlio:
    1) Stile ipercritico. E' caratterizzato da un’elevata frequenza di critiche rivolte al bambino sotto forma di rimproveri oppure manifestando biasimo nei suoi confronti, svalutandolo e mettendolo in ridicolo.
    2) Stile perfezionistico. E’ uno stile educativo sostenuto dalla convinzione che il bambino deve riuscire bene in tutto ciò che fa e che il suo valore (e quello dei suoi genitori) è determinato dal successo che ottiene in varie attività.
    3) Stile iperansioso-iperprotettivo. Si manifesta in genitori che si preoccupano eccessivamente dell’incolumità fisica del bambino

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anonimo17/9/16

      Altri Errori da evitare:
      - Vivere in venerazione del bambino. I figli devono essere amati, non venerati.
      - “Il mio bambino è perfetto”: purtroppo si pensa sempre che il proprio figlio sia il migliore di tutti e quando – magari a scuola – viene fatto notare che non è così, la reazione è quella di aggredire chi lo dice.
      - Vedere i figli come una possibilità di riscatto personale: ricordiamoci sempre che i figli, sebbene nascano da noi, non sono noi. E cercare di indirizzarli su delle strade che avremmo scelto noi, ma che non abbiamo potuto percorrere è sbagliato.
      - Essere i migliori amici dei figli: anche qui non bisogna incappare in questo errore comune. I genitori sono degli educatori e i bambini devono avere ben chiari i ruoli: altrimenti c’è il rischio che da grandi non riconoscano più l’autorevolezza genitoriale.
      - Essere dei genitori competitivi con altri genitori. Non accettano che il loro figlio sia meno bravo di altri e perciò si vantano continuamente delle qualità dei loro pargoli. Anche quando non ci sarebbe niente da dire.
      - Perdersi il bello dell’essere genitori di figli piccoli: i bimbi iniziano a sentire la competizione molto presto, forse già in prima elementare, e presto si finisce col trattarli come dei piccoli adulti. Bisogna invece cercare di ricordare che sono, per l’appunto, bambini e che hanno tutto un lato giocoso e divertente che non durerà a lungo.
      - Figlio reale vs. figlio ideale: i bambini sono delle persone, con un proprio carattere e le proprie unicità. Non sono un prolungamento di noi e cercare di farli diventare come noi ce li siamo immaginati li costringerà tutta la vita a rincorrere le vostre aspettative.
      - Giudicare gli altri genitori e i loro figli: è facile criticare i figli altrui dicendo che magari non sono stati educati bene o che i genitori sbagliano ad avvallare un determinato comportamento. Proviamo un attimo a capire cosa invece stiamo facendo noi e se stiamo sbagliando: forse saremo più indulgenti.
      - Dimenticare che sono i fatti ad insegnare, più delle parole: i bambini fin da piccoli imparano per imitazione. Quindi se diciamo che non devono fare una cosa, come ad esempio lasciare i giocattoli in disordine, cominciamo prima noi ad essere ordinati.
      - lnstillargli la paura. I bambini non hanno il senso del pericolo, ma questo non è un motivo valido per instillare in loro la paura della vita. È vero che i genitori devono preoccuparsi che i bambini siano al sicuro e devono evitare loro incidenti inutili, ma da qui a proibirgli qualsiasi cosa mettendoli sotto una campana di vetro c'è differenza. I bambini hanno anche bisogno di esplorare, di fare i propri errori e sperimentare il dolore. In questo modo diventano più forti e imparano ad affrontare la vita con fiducia, contando sulle loro capacità. Se gli infondiamo paura, otterremo delle persone insicure e timorose della vita. E vivere nella paura non è vivere.
      [CONTINUA]

      Elimina
    2. Anonimo17/9/16

      - Punire le emozioni negative. Molti genitori reprimono nei loro figli quelle che credono essere emozioni negative come la paura, la rabbia, la tristezza o la frustrazione. Non si deve reprimere le emozioni nei bambini, ma insegnare loro a gestirle.
      - Generare senso di colpa. Essere genitori è difficile, ma non è una scusa per scaricare le frustrazioni sui figli. Infatti, ci sono genitori che danno la colpa ai loro figli di non essere stati in grado di completare i loro studi, per il fallimento del loro matrimonio o addirittura delle loro malattie. In pratica, trasformano il bambino nel solo responsabile della loro felicità o infelicità.
      - Condizionare l’amore. Meglio evitare di usare frasi come “sei stato cattivo, non ti voglio più bene” o “hai preso dei voti orribili, non ti meriti tutto quello che ti diamo”. Invece, dovreste dirgli che lo amate incondizionatamente al di là dei suoi errori.
      - Non impostare dei limiti. Non si tratta di trasformare la casa in una caserma, ma devono esistere alcuni limiti e regole che assicurano la convivenza familiare e il corretto sviluppo psicologico dei bambini.
      - Il genitore confidente. La confidenza con i figli è un’arma a doppio taglio: ogni genitore vorrebbe confidarsi con i figli, raccontando anche pensieri e problemi, ma è un atteggiamento che rischia di mostrare che è un adulto insicuro e incapace di risolvere da solo i propri problemi.
      - Il genitore public relation. Alcuni genitori sono così preoccupati della vita sociale dei propri figli che riescono a trasformarsi in veri esperti di public relation, intromettendosi nei rapporti tra i figli e gli amici, promuovendo nuovi contatti e forzandone altri. Ogni piccolo problema con i compagni, con gli insegnanti o altre persone che frequentano i nostri figli sono occasioni per provare a diventare autonomi, gestendo da soli le relazioni e le difficoltà, per questo non devono subire interferenze.

      Elimina
    3. Anonimo24/4/25

      L'ipercontrollo mina la salute mentale del bambino
      Il controllo genitoriale eccessivo può essere un fattore di rischio per la salute mentale del bambino.
      Un atteggiamento iperprotettivo e intrusivo da parte dei genitori può rappresentare un fattore di rischio per la salute mentale del bambino, al pari di forme più gravi di maltrattamento come abusi e trascuratezza.
      Il controllo eccessivo limita fortemente l'esplorazione dell'ambiente e l'autonomia del bambino, impedendogli di sviluppare fiducia in sé stesso e capacità decisionali. (ANSA)

      Elimina
  3. Anonimo5/2/15

    Chi è genitore lo sa e qualche volta per ritagliarsi qualche minuto di silenzio al riparo dai capricci ha posizionato tra le mani del proprio pargolo un tablet o uno smartphone sperando che riuscisse a intrattenerlo e a calmarlo.

    Nulla di più sbagliato.

    Questo gesto, apparentemente banale, può influenzare se non arrestare lo sviluppo emotivo dei piccoli, che in questo modo non imparano a controllare le proprie emozioni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se proprio devi cedere allo smartphone (ma comunque a un'età accettabile) evita giochi, Youtube, TikTok...
      Mostragli APP istruttive e interessanti: Sky Map, iNaturalist
      Oppure dal PC proponi disegni col Paint o con Excel (inserendo forme e immagini)…
      Per i più grandicelli: programmini in BASIC o C, creazione giochini…
      Ancora meglio hobby manuali: traforo, elettronica, robotica…
      Vai su Idee per Hobby, Passatempi...

      Elimina
    2. Anonimo18/11/24

      “I miei figli mi dicono che a scuola tutti hanno lo smartphone tranne loro, si lamentano con me“, “Io gli spiego invece che così ci differenziamo dagli altri, perché siamo testardi sia in senso positivo che in senso negativo. È importante che le persone acquisiscano un po’ più di consapevolezza su quello che accade intorno a noi, non è necessario seguire il gregge”. “I miei figli non avranno uno smartphone finché non capiranno il valore della consapevolezza”
      Novak Djokovic

      Elimina
    3. Anonimo20/11/25

      'Niente smartphone fino a 13 anni', l'appello dei pediatri
      Evitare l'accesso non supervisionato a Internet prima dei 13 anni per i rischi legati all'esposizione a contenuti inappropriati; rinviare l'introduzione dello smartphone personale almeno fino ai 13 anni per prevenire conseguenze sullo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale; ritardare il più possibile l'uso dei social media, idealmente fino ai 18 anni, anche se consentiti per legge.
      E ancora: evitare l'uso dei dispositivi durante i pasti e prima di andare a dormire; Incentivare attività all'aperto, sport, lettura e gioco creativo; mantenere supervisione, dialogo e strumenti di controllo costanti in tutte le fasce d'età.
      Ogni anno in più senza smartphone è un investimento nella salute del bambino. L'età pediatrica è una fase di straordinaria vulnerabilità e crescita: il cervello continua a formarsi e a riorganizzarsi per tutta l'infanzia e l'adolescenza. Una stimolazione digitale precoce e prolungata può alterare attenzione, apprendimento e regolazione emotiva. (ANSA)

      Elimina
  4. Anonimo11/2/15

    Come parlare a tua figlia del suo corpo? Punto primo: non parlare a tua figlia del suo corpo, se non per insegnarle come funziona. Non dire nulla se è dimagrita. Non dire nulla se è ingrassata. Se pensi che abbia un corpo strepitoso, non dirglielo. Ecco alcune cose che invece puoi dire:

    "Sembri così in salute!" funziona bene. O perché non dire "Sembri così forte" o "Si vede quanto sei felice - risplendi"? Meglio ancora, complimentati con lei per qualcosa che non abbia nulla a che vedere con il suo corpo. Non commentare neppure i corpi di altre donne. No, neanche un singolo commento, né buono né cattivo.

    Insegnale la gentilezza verso gli altri, ma anche verso di te. Non osare parlare di quanto non ti piaccia il tuo corpo davanti a tua figlia, o della tua nuova dieta. Anzi, non fare nessuna dieta davanti a tua figlia. Compra cibo sano. Cucina pasti sani. Ma non dire "ora non mangerò più carboidrati." Tua figlia non dovrebbe mai pensare che i carboidrati siano un male, perché gettare una vergogna sul cibo equivale a gettarla su te stessa.

    Incoraggia tua figlia a correre perché la farà sentire meno stressata. Incoraggiala a scalare montagne perché non c'è posto migliore per esplorare la tua spiritualità del picco dell'universo. Incoraggia tua figlia a fare surf, o scalata, o mountain bike perché quelle cose la spaventano ed a volte è anche una buona cosa.

    Aiuta tua figlia ad amare il calcio o il canottaggio o l'hockey, perché gli sport la renderanno una leader migliore e una donna più sicura di sé. Spiegale che non importa quanto vecchia tu sia, non smetterai mai di avere bisogno di un buon lavoro di squadra. Non farle mai fare uno sport che non le piace affatto.

    Dimostra a tua figlia che le donne non hanno bisogno di uomini per spostare i loro mobili. Insegnale a cucinare vegetariano. Insegnale a sfornare dolci di cioccolato con mezzo panetto di burro. Passale la ricetta della nonna per fare il dolce per la colazione di Natale. Trasmettile il tuo amore per l'aria aperta.

    Forse sia tu che tua figlia avete le gambe tornite o il torace ampio. È facile odiare queste parti del corpo se non sono sottili. Ma non farlo. Insegna a tua figlia che con le sue gambe può correre una maratona se vuole, e che il suo torace non è altro se non un contenitore per dei polmoni forti. Può urlare e cantare e sollevare il mondo, se vuole. Ricorda a tua figlia che la cosa migliore che possa fare con il suo corpo è usarlo per trasportare la sua bellissima anima.

    RispondiElimina
  5. Anonimo20/4/15

    7 segreti per comunicare positivamente con tuo figlio:

    1. Ricorda la tua infanzia
    Chiudi per un momento gli occhi e ricorda come eri da piccolo/a.
    Cosa ti piaceva?
    Cosa ti disgustava?
    Che paure avevi?
    Qual era l’adulto per te più simpatico?
    Perché?
    In che modo potresti essere ora TU come lui o lei nei confronti dei tuoi figli?
    Lasciati andare al ricordo. Prenditi il tempo che vuoi. Poi scrivi le risposte alle domande che ti abbiamo proposto.
    Qual è lo scopo di quest’esercizio? Semplice. Ritornare un po’ bambini. Cercare di vedere il mondo con gli occhi dei tuoi figli.
    Che significa essere un bambino? Come ci si sente e come si pensa da bambino? Una volta che avrai in mente questo, potrai davvero cominciare a capire tuo figlio oggi.

    2. Incoraggia l’autostima di tuo figlio
    Secondo lo studioso S. I. Hayakawa Tuo figlio diventerà ciò che tu gli dici che sia . Vorrei pregarti di riflettere un attimo sulla potenza di questa frase. Ciò che tu dici a tuo figlio, cioè, lo influenza a tal punto da indurlo a diventare la persona che tu pensi che egli sia.
    Ti è mai successo di dire frasi come “Antonio, non diventerai mai nessuno nella vita?” o “Il cane è più intelligente di te” o “ inutile che giochi a pallavolo, tanto si vede chiaramente che non sei portato”… e l’elenco potrebbe continuare.
    Sai, non è che non amiamo i nostri figli. E che a volte ci manca un po’ di allenamento alla buona comunicazione ed un po’ di tatto.
    Il bambino, a differenza dell’adulto, non possiede dei meccanismi di difesa forti che gli permettono di schermarsi dai duri colpi inferti alla sua autostima, cioè alla percezione del suo valore. Pertanto è particolarmente vulnerabile a tutti i commenti che minano alla base il senso del suo valore come individuo in formazione.
    Ti invito a riflettere per un momento sulle seguenti domande e a rispondervi con la massima sincerità possibile. Prenditi qualche minuto di tempo per questo esercizio. Ecco le domande:
    1.Ascolto davvero i miei figli?
    2.Mostro rispetto per loro?
    3.Coltivo un’attitudine mentale positiva verso mio figlio?
    4.Quanto incoraggio mio figlio a sviluppare le sue abilità ed i suoi talenti?

    3. Risolvi i problemi alla radice
    Alcuni dei problemi più ricorrenti nelle famiglie sono: tuo figlio fa sempre storie prima di andare a letto, si rifiuta di mangiare, vuole vedere troppa TV, non collabora con le faccende domestiche, trascura i compiti scolastici, vuole imporre la sua proprietà su giocattoli non suoi ecc…
    Problemi come questi possono essere risolti? Certo. A patto che non si stia al gioco del bambino. E’ meglio piuttosto far capire chiaramente quali sono i comportamenti accettati e quali no, dicendo ad esempio:
    Marco, non ho alcuna intenzione di discutere con te. Non voglio alzare la voce e non voglio che tu la alzi con me. Ti ascolterò e cercherò di capire il tuo problema. E mi aspetto che anche tu mi possa capire .
    Quest’inizio di conversazione serve a gettare le basi per risolvere i disaccordi. Dopo di che è necessario che tu:
    1.Analizzi attentamente il comportamento problematico, utilizzando l’ascolto attivo.
    2.Sia assolutamente chiaro/a a proposito delle tue aspettative nei suoi confronti.
    3.Esprima gratitudine ed elogi tuo figlio quando si comporta secondo le tue aspettative.
    4.Eserciti la tua autorità in modo calmo, ma fermo.

    RispondiElimina
  6. Anonimo20/4/15

    4. Stabilisci un “codice della comunicazione” e seguilo
    Nell’educazione di tuo figlio è importante che tu possa mettere in pratica esattamente il tipo di comportamento e di interazione che ti aspetti da lui o lei nei tuoi confronti. Se sei abituato a gridare, tuo figlio imparerà a gridare. Se usi sarcasmo nei suoi confronti, anche lui o lei lo userà nei tuoi. Se vuoi pertanto che tuo figlio si comporti verso di te in un certo modo, è opportuno che tu pratichi il comportamento che ti aspetti.
    Questo sarà molto più facile se tu hai stabilito un tuo “codice della comunicazione”. Cos’è un codice della comunicazione? E’ uno strumento che ti permette di allineare i tuoi valori al tuo modo di comunicare con tuo figlio. Per crearti un codice della comunicazione è fondamentale che tu risponda alle seguenti domande:
    1.Quali obiettivi voglio raggiungere attraverso la comunicazione con mio figlio?
    2.Qual è il modo migliore per procedere in direzione del mio obiettivo?
    Alcuni obiettivi degni di considerazione sono ad es.: sviluppare rispetto reciproco, promuovere l’autodisciplina, costruire l’autostima, sviluppare un sano senso dell’umorismo ecc…
    Prenditi un po’ di tempo per riflettere e completa l’esercizio. Ti assicuro che questo esercizio da solo vale ORO. Metti in pratica il codice prescelto e vedrai come cambia in meglio la comunicazione con i tuoi figli!

    5. Accostati al mondo di tuo figlio
    Immaginiamo ora che tuo figlio ti dica Mamma, l altra notte ho ucciso un mostro terribile . Come risponderesti? Dicendo: Lascia perdere, i mostri non esistono o Uau! Ti ci sarà voluto un grande coraggio!...
    Spero tanto che tu abbia deciso di rispondere a tuo figlio nel secondo modo. Perché? Perché i bambini, specie in età pre-scolare, vivono in un mondo tutto loro, fatto di stelle, pianeti, principesse e alberi volanti. Sono capaci di un’immaginazione molto più vivida di quella dei maggiori poeti o filosofi.
    Perché non accostarsi allora al loro mondo? Vederlo con i loro occhi o giocarci? Sento spesso genitori che si lamentano: “Non so mai come si sente mia figlia. Quando glielo chiedo, scuote le spalle e dice di non sapere”. Perché i bambini tengono nascosto il loro mondo? Per paura di essere giudicati negativamente.
    Per questo è necessario che non valuti ciò che dice tuo figlio in base ai criteri di un adulto, ma in base a quelli del bambino stesso. Per incoraggiare tuo figlio ad “aprirsi” gli puoi rivolgere delle domande aperte come:
    o Cosa ti piace sognare?
    o Quale persona al di fuori della famiglia ammiri di più? Perché? o Quando è che ti viene da piangere/ridere?
    o Cosa ti piacerebbe fare da grande? Quale lavoro ti sembra più interessante?
    Questi sono solo degli esempi. Potrai formulare altre domande del genere a tuo piacimento. L’importante è che tu abbia in mente una cosa: vista la sua personalità particolarmente fragile, tuo figlio ha un bisogno disperato di essere compreso ed apprezzato. Solo se si sente compreso ed apprezzato potrà aprirsi e comunicare più facilmente con te.

    RispondiElimina
  7. Anonimo20/4/15

    6. Comunica amore
    Puoi pensare che, se ami tuo figlio, lui si sentirà senz’altro amato da te. Ma è proprio così? Io credo di no. Tuo figlio si può sentire amato non solo perché lo ami, ma soprattutto perché glielo comunichi in modo chiaro e diretto. Sei sicuro di usare con tuo figlio un linguaggio che trasmetta amore, che rifletta la tua gioia nell’averlo al tuo fianco, che lo faccia sentire per davvero amato, rispettato ed apprezzato?
    Ti faccio riflettere su questa domanda e te ne faccio un’ altra (ad ogni modo, le buone domande sono il motore del pensiero, della ricerca e del cambiamento). Quali sono secondo te le due domande fondamentali che ogni bambino si pone?
    Ti do anche qui qualche secondo per riflettere. Beh, le due domande più frequenti sono: “Sono amato?” e “Quanto valgo”?
    E’ chiaro quindi che se il nostro linguaggio non trasmette amore e non fa sentire il bambino capace, avremo creato un vero e proprio blocco nelle relazioni tra lui e noi.
    Al di là dello specifico linguaggio che usi, è importante che tu trasmetta con le parole e con il linguaggio del corpo (gesti, posture, sguardi, espressioni facciali…) messaggi come:
    o Sei amato
    o Sei capace
    o Sei accettato
    o Sei perdonato
    o Puoi provarci di nuovo, ecc…

    7. Trasmetti valori solidi
    Una domanda che ti sei probabilmente fatta più volte è: “Come posso trasmettere dei valori solidi ai miei figli, visto che nel mondo di oggi i miei messaggi sono in competizione con quelli provenienti da musica, televisione, film, riviste ed Internet?”.
    La domanda è più che legittima. Ciò che personalmente penso è che sia necessario:
    1.Stabilire con esattezza e scrivere tutti i valori che sono per te più significativi.
    2.Decidere quali tra questi valori corrispondono meglio alle attuali esigenze fisiche, mentali, sociali e spirituali di tuo figlio.
    3.Mettere in pratica nella tua vita questi valori.
    4.Sviluppare con tuo figlio un tipo di comunicazione aperta e franca su questi valori. In tal modo la “concorrenza” con altri valori esterni sarà molto minore, visto che tuo figlio sa che può fidarsi di te e dei tuoi valori perché te li vede mettere in pratica e sa inoltre che tu ti prendi davvero cura di lui.

    Conclusione
    Lech Walesa, capo del movimento Solidarnosc in Polonia diceva “Cari amici, non possiamo raccogliere i fiori che non abbiamo seminato”. Io aggiungerei che non possiamo neppure pretendere di seminare e di raccogliere il frutto del nostro lavoro il giorno seguente.
    Una buona comunicazione con i bambini non si stabilisce dall’oggi al domani. Prima di tutto, è necessario piantare i semi della buona comunicazione nel fertile suolo dell’amore verso i nostri figli; aggiungere poi la luce solare di nuove – e più efficaci- competenze comunicative e l’acqua rinfrescante di attitudini positive. Si richiede poi inevitabilmente del tempo per estirpare le erbacce delle vecchie abitudini e per far sì che la nostra pianta cresca.
    E poi, a tempo debito, sia tu che tu figlio, godrete del frutto della vostra nuova relazione.
    Buon lavoro!

    RispondiElimina
  8. Anonimo13/7/15

    "Se non frequento più le multinazionali del giocattolo, i fast food, le sale slot o i distributori di sigarette, se scelgo di spostarmi a piedi o in bicicletta, se compro in base a ciò che mi serve o a ciò che quell'oggetto dovrebbe realmente servire, ignorando quello che mi dice la televisione o le pubblicità alla fermata della metro, allora condannerò questi sistemi a sparire. Se poi avrò cura di spiegare il consumo critico ai miei figli, eviterò che chi verrà dopo di me cada nella stessa trappola, rendendo il mondo un posto migliore"

    RispondiElimina
  9. Anonimo28/2/16

    Oggi, noi nevrotici genitori presi da ansie da prestazione ci preoccupiamo un po’ troppo del rendimento scolastico. Firmiamo delibere per attività di approfondimento e di lettura, lezioni di musica, persino gite ai musei e laboratori d’ogni sorta. Il tutto, spesso, nella speranza di ottenere dai nostri figli risultati eccellenti quando iniziano la scuola reale.

    A parte il fatto che: “Successo scolastico e doti non sono questioni necessariamente correlate. Si può essere geni ed andar male a scuola. Si può essere mediocri ed eccellere a scuola.” Marco Vinicio Masoni

    Il problema, tuttavia, è che quando i bambini più piccoli dei 6 o 7 anni passano così tanto tempo a fare attività organizzate, li allontaniamo dal gioco, di cui invece hanno disperatamente bisogno per lo sviluppo di altre aree del loro cervello e per il loro benessere.

    Lo studio di una terapista pediatrica:
    “invece di dare in pasto i bimbetti a ore e ore di pre-scrittura, pre-lettura, improbabili abilità matematiche, per i bambini fino ai 7 anni, far vivere loro delle esperienze puramente sensoriali. Dove? All’aria aperta, ovviamente, dove i sensi sono completamente accesi e i corpi giovani sono sfidati dall’irregolare e dall’imprevedibile, in un ambiente in continua evoluzione. E’ proprio attraverso il gioco libero all’aperto che i bambini iniziano a costruire molte delle loro abilità di vita fondamentali, di cui avranno sicuramente bisogno per avere successo negli anni a venire.

    Cosa deve fare ora che è così piccolo? Uscire e scovare la tana di un animale, andare in bici, raccogliere foglie, creare buche per le formiche, rincorrere Fido, sbucciarsi le ginocchia, sudare. E poi ancora a casa, impiastricciarsi le mani, andar di colla e forbici, inventarsi storie con i pupazzi. Fantasticare, insomma, ed essere bambini.

    RispondiElimina
  10. Anonimo23/5/16

    E’ bene che il bambino dorma da solo
    Il fatto che il bambino si addormenti da solo è molto importante per la sua crescita. Fin dalla nascita il piccolo inizia un percorso di graduale distacco dalla mamma e acquisisce a poco a poco il concetto di indipendenza. Farlo dormire da solo è utile affinché conquisti la sua autonomia: lo aiuta a formarsi una personalità più sicura e indipendente dalle situazioni di ansia legate alla paura della perdita e della separazione.

    «L’ideale è abituare il neonato a dormire da solo fin dai primi giorni di vita. Ancora meglio, se possibile, in una stanza tutta sua, anche quando fa i riposini quotidiani. Più il bambino cresce, infatti, più farà i capricci per non cambiare stanza. Ecco perché è meglio abituarlo da subito oppure non andare oltre i tre-sei mesi.

    Se il bimbo piange, l’ideale sarebbe non correre da lui per toglierlo dal lettino. Dopo essersi accertati che sta bene e non ha fame, è importante rimanere accanto a lui, coccolarlo, rassicurarlo, fargli capire che la mamma e il papà sono vicino a lui e stanno nella stanza accanto. È meglio non prenderlo in braccio, altrimenti in futuro si riaddormenterà sempre e solo così.
    Può essere utile anche cercare di creare un “rituale della buona notte” da ripetere tutte le sere, in modo che il bambino si senta coccolato da mamma e papà e che il momento del distacco sia più piacevole. Per esempio, si potrebbe metterlo a letto al solito orario con il suo peluche preferito, parlargli mentre indossa il pigiamino, raccontargli una favola, rivolgersi a lui con voce rassicurante. Tutto deve svolgersi in un ambiente e in una atmosfera sereni in modo che il bambino capisca che non c’è motivo di avere paura.

    Uno strappo alla regola può essere fatto in situazioni assolutamente particolari: per esempio, quando il bambino è malato, o quando si sveglia alla mattina, oppure se ha fatto un brutto sogno. Comunque, è sempre fondamentale ricordargli che, una volta riaddormentato o passata la condizione eccezionale, sarà riportato nel suo lettino.

    RispondiElimina
  11. Anonimo1/7/16

    Da una ricerca dell'Università di Kobe in Giappone che indagava il rapporto con i genitori da piccoli:
    Chi tra i partecipanti allo studio era cresciuto con genitori che offrivano supporto (trascorrono tempo insieme ai figli, mostrano fiducia in loro e interesse in quello che fanno) risultava avere buon successo accademico e il più alto livello oltre che di salario anche di felicità.

    Quelli che invece avevano avuto genitori classificabili come severi avevano un buon successo a scuola e sul lavoro, ma erano meno felici.

    RispondiElimina
  12. Ti consiglio vivamente la lettura del libro:
    Amare ciò che è. 4 domande che possono cambiare la tua vita di Byron Katie

    Indispensabile per l'educazione dei tuoi figli e per risolvere ogni tipo di problema.

    RispondiElimina
  13. Il miglior libro per l'educazione dei figli:
    Genitore Coach Guida per Diventare Genitori Efficaci e Ottenere Cambiamenti nei Figli

    RispondiElimina
  14. Anonimo16/9/16

    Come dire no ai bambini
    Come educare i figli a non essere spendaccioni e consumisti
    Come educare i figli a non essere viziati


    - Come per altre questioni educative, l'esempio dei genitori è centrale. Le nostre abitudini di consumo plasmano l'atteggiamento dei figli.
    - Mai accontentare immediatamente i desideri del bambino. Un genitore sicuro delle proprie capacità educative infatti, non dovrebbe misurare la propria competenza sulla soddisfazione incondizionata di tutte le richieste del bambino dicendo sempre sì.
    - Rinforzare molto presto nei figli la coscienza di sé e indurli ad avere il coraggio di dire No. La tolleranza e la forza individuale nel senso di: "Mi differenzio dagli altri, e gli altri si differenziano da me", possono aiutare.

    - Ogni bambino deve aver chiaro che i propri genitori, ogni giorno, vanno al lavoro per guadagnare i soldi necessari che permettono a lui e alla sua famiglia di vivere bene: per questo motivo è fondamentale spiegare ai nostri figli che il denaro non va sperperato ma usato con parsimonia, in quanto è il risultato di sacrifici ed impegno quotidiani.
    Per chiarire meglio questo concetto, sarebbe educativo sottolineare che la priorità, nell'ambito di un bilancio familiare, va sempre data agli acquisti indispensabili e, solo in secondo luogo, a quelli superflui.
    - Facciamo vedere ai nostri piccoli che il denaro non serve solo per fare acquisti, ma anche per aiutare le persone meno fortunate! Doniamo a chi ha meno di noi le cose che non usiamo più, come giocattoli o vestiti e facciamolo senza ricevere nulla in cambio: è importante insegnare la generosità, e trasmettere ai bambini il principio che non sempre si deve far qualcosa per ottenere qualcos'altro.
    - Quando le vostre lezioni monetarie saranno state comprese a livello teorico, non vi resterà che passare alla pratica con l'ausilio di una paghetta che può diventare un ottimo mezzo per responsabilizzare i futuri uomini e donne di domani ad un uso corretto del denaro. Diventa molto importante stabilire una cifra che rimanga invariata e che non deve essere aumentata per nessun motivo: il bambino deve avere ben chiaro il fatto che quei soldini che gli sono stati dati devono bastare per tutta la settimana e che una volta spesi non gliene verranno ridati altri prima dello scadere del tempo stabilito. Questa operazione consentirà al bimbo di effettuare le sue prime scelte importanti in quanto prende coscienza che con il denaro in suo possesso non può acquistare tutto ciò che vuole ma deve scegliere l'oggetto che per lui è più importante anche se ciò comporterà delle rinunce e dei sacrifici.
    Compiere questa serie di operazioni richiede tempo e pazienza, ma non c'è fretta infatti ciò che conta è mettere le basi per permettere ai nostri figli di crescere con dei valori sani, facendo capire loro che un capriccio ogni tanto è ben accetto, mentre lo sperpero quotidiano non è ammissibile.
    [CONTINUA]

    RispondiElimina
  15. Anonimo16/9/16

    - Un nuovo studio, condotto dall'University of Missouri-Columbia, invita i genitori ad evitare di trasformare i regali in tattiche per ottenere che i figli si comportino bene. La buona educazione, infatti, non dovrebbe mai essere vincolata ai regali e agli oggetti materiali. Sono arrivati alla conclusione che 3 strategie ben precise attuate dai genitori possano condurre i figli sulla strada del consumismo e del materialismo da adulti.
    Dunque i genitori dovrebbero evitare di:
    1) Utilizzare i regali come ricompensa quando i bambini si sono comportati bene o hanno raggiunto un obiettivo (ad esempio hanno fatto i compiti o hanno vinto una partita con la loro squadra).
    2) Fare un regalo come dimostrazione di affetto.
    3) Togliere i regali o i giocattoli preferiti ai bambini come punizione.
    Secondo gli esperti che hanno condotto lo studio, queste tecniche sono pericolose in quanto i bambini che ricevono molte ricompense materiali dai genitori probabilmente continueranno a premiarsi con beni materiali quando saranno cresciuti, anche in età adulta. E ciò sarebbe problematico, a loro parere.
    I bambini cresciuti ed educati con queste strategie finirebbero per credere che il successo nella vita venga definito dalla qualità e dal numero di beni materiali acquisiti e che il possesso di molti beni renda più attraenti. A parere degli esperti, un atteggiamento troppo materialistico mette le persone a rischio di problemi coniugali, dipendenza dal gioco, problemi finanziari e ridotto senso di benessere.
    Ciò che conta è insegnare davvero ai bambini ad apprezzare il valore degli oggetti per ciò che sono (né una punizione né un surrogato dell'affetto) e spiegare loro l'importanza della gratitudine. Si tratta forse del modo migliore per sfidare le abitudini della società consumistica in cui viviamo.
    L'approccio "less is more", insomma, funzionerebbe anche con i bambini e aiuterebbe i genitori ad essere più presenti e a non considerare i regali per i figli come strategia ideale per sostituire l'affetto che per vari motivi non riescono a donare.

    RispondiElimina
  16. Anonimo16/9/16

    Come educare i figli a rispettare l’ambiente
    Insegnare a loro il rispetto per l’ambiente non è un compito difficile: i bambini imparano presto ma soprattutto seguono l’esempio dei genitori. È per questo che è importante far capire loro quanto determinati gesti possano avere un grande impatto ambientale per il loro futuro.
    L’insegnamento deve essere continuo e graduale e deve cominciare quando i bimbi sono ancora piccoli ma già in grado di capire quali sono le conseguenze degli atti che compiono.
    • DARE IL BUON ESEMPIO. È risaputo che i bambini emulano in tutto e per tutto ciò che fanno i genitori. Molte volte è più d’impatto ed educativo un gesto di mille parole. Vivere rispettando l’ambiente è, quindi, una della lezioni più significative e producenti che possano ricevere.
    • DOVE VANNO PLASTICA, CARTA E VETRO? Capire che ogni oggetto ha una propria vita ed è diverso dagli altri è indispensabile per crescere con una mentalità “green”. Fin da piccoli devono imparare che le bottiglie di plastica, carta e vetro devono essere divisi e gettati in appositi contenitori. Se li si abitua a farlo tra le mura domestiche gli verrà più facile e spontaneo farlo ovunque si trovano.
    • Insegnate loro che le automobili inquinano e che se non dobbiamo percorrere tanta strada è bene muoversi a piedi o in bicicletta. Invece di portare i bimbi a scuola tutti i giorni in macchina potreste provare a organizzare una sorta di car-pooling tra genitori: a turno ogni mattina un genitore accompagna i bimbi a scuola. Un modo simpatico anche per far socializzare i piccoli prima dell’arrivo in classe;
    • Insegnate loro anche a non sprecare l’acqua e spiegate loro che non c’è bisogno di far scorrere troppa acqua per fare una doccia. Provate ad esempio a impostare un cronometro ogni volta che i bimbi fanno la doccia e stabilite un piccolo premio se terminano prima che il timer suoni;
    • Anche chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti è un altro modo per evitare inutili sprechi d’acqua;
    • Stessa cosa per le luci accese: è importante che i bambini imparino a risparmiare energia elettrica;
    • Durante l’inverno, quando fa freddo, invece di alzare troppo il termostato, fate indossare ai bambini qualcosa di più pesante;
    • Insegnate loro che il cibo non deve essere sprecato e che è importante finire tutto quello che si ha nel piatto. Magari provate a rendere divertente il momento del pasto in modo da convincerli a mangiare anche quegli alimenti di cui spesso non vogliono proprio sentir parlare come ad esempio le verdure;
    [CONTINUA]

    RispondiElimina
  17. Anonimo16/9/16

    • VIVERE NEL VERDE - Toccare con mano e crescere in mezzo alla natura è il primo passo per imparare a rispettarla. Una passeggiata all’aria aperta o un pomeriggio al parco sono l’ideale per fargli scoprire e conoscere le bellezze della terra che hanno attorno. Molti studi dimostrano, inoltre, che giocare e trascorre il tempo libero respirando aria “buona” è un ottimo toccasana per la salute.
    • Se vi recate in un parco giochi insegnate loro il rispetto di tutte le strutture presenti: sono un bene per tutta la comunità e per questo devono essere sempre mantenute in buone condizioni.
    • PICCOLE RESPONSABILITÀ CRESCONO - Coinvolgerli in un progetto, farli sentire protagonisti e artefici di un mondo migliore è un modo divertente e utile per imparare. Acquistare una pianta e assegnare a loro il compito di prendersene cura può aiutarli a coltivare il famoso pollice verde e a capire ciò di cui ha bisogno come la luce e l’acqua.
    • USA E GETTA, NO GRAZIE - Quando i giocattoli sono vecchi o i vestiti non vanno più bene non vanno buttati. La parola d’ordine è riciclare. Tutto può avere una seconda vita. I bambini devono imparare a condividere e a donare. Qualcuno meno fortunato di loro può far rivivere quegli oggetti.
    • IMPARARE GIOCANDO - Per avvicinare i piccoli al mondo dell’ambiente e al suo immenso valore non bisogna, però, solo imporre delle regole da seguire. Oggi esistono delle app e dei giochi interattivi che, stimolando la loro creatività, li rendono più sensibili e coscienti di ciò che li circonda. Anche le favole della buona notte possono essere utili. Farli viaggiare con la fantasia con supereroi “green” è un trucco infallibile.

    Leggi anche: Educazione Ambientale

    RispondiElimina
  18. Anonimo17/9/16

    Altri consigli:
    - E’ importante che tra i genitori non siano in disaccordo sull'educazione dei figli perché in genere è destabilizzante per un bambino ottenere l’appoggio incondizionato di un genitore e l’opposizione dell’altro.
    - in caso di crisi coniugale, il disaccordo tra coniugi va tenuto fuori dalla relazione con i figli.
    - imparate a criticare sempre l’azione compiuta e mai la persona. Ad esempio non dire “Sei uno sciocco!”, digli “hai fatto una cosa sciocca!”

    RispondiElimina
  19. Anonimo25/9/16

    Ieri sera, mentre mi godevo il fresco, sono stato attirato da forti schiamazzi provenienti dalla strada principale del mio paese. Un po' preoccupato ho infilato gli infradito e attraversato il giardino per poi uscire dal cancelletto di ferro che da sulla via principale. Pensando ad una lite tra vicini mi sono mosso con cautela, ma una volta arrivato alla piazza ho visto qualcosa che non accadeva da molti anni: sette o otto ragazzetti stavano animando le silenziose vie del paese dando vita ad una esilarante battaglia d'acqua. Erano completamente bagnati, perché a grandi bracciate si schizzavano l'un l'altro, tanto che qualcuno è finito poi col gettarsi direttamente in acqua. Ridevano, urlavano, scappavano in ogni direzione divertendosi come pazzi.

    Di fronte a quella scena mi sono quasi commosso; in un mondo dove tutti vagano come zombie catturando Pokemon attraverso il cellulare o si paralizzano davanti alla TV guardando la peggior spazzatura, mentre in contemporanea navigano con l'ipad, forse c'è ancora spazio per il divertimento sano di un tempo, fatto di aria pulita, gesti semplici e relazioni che non devono per forza passare attraverso internet.

    Diamo meno ai nostri figli e troveranno la strada per stare insieme e divertirsi con l'essenziale, limitando i bisogni e rafforzando quei rapporti che poi, nella vita, possono fare la differenza.

    Francesco Narmenni

    RispondiElimina
  20. Anonimo15/10/16

    Non fare gli stessi sbagli che i tuoi genitori hanno fatto con te.
    A tal proposito, leggi: Come Correggere i propri Difetti Caratteriali

    RispondiElimina
  21. Anonimo19/10/16

    L'iperprotettività dei genitori verso i figli, soprattutto durante il periodo dell'infanzia e della crescita, può causare loro dei danni psicologici permanenti da adulti.
    Il nostro compito di genitori è quello di insegnare a nostro figlio ad affrontare la vita con tutti gli ostacoli che può incontrare sul suo cammino...

    Il genitore iperprotettivo è quello che si sente in dovere di proteggere suo figlio da ogni fatica, da ogni impegno, da ogni preoccupazione o disagio. Lo abitua fin da piccolo a pensare che il mondo è una giostra colorata e che a lui deve essere riservato sempre il cavallino bianco. In perfetta buona fede, crede veramente di fare il suo bene dandogli tutto senza pretendere nulla in cambio. Lo fa vivere in una campana di vetro, adagiato in un letto di piume. Guai a fargli provare il minimo cenno di imbarazzo o di tristezza.

    Siete esageratamente protettivi quando non accettate l’idea che il bambino possa piangere. Il bambino piccolo esprime con il pianto qualunque suo disagio, anche piccolo. Non dovete avere una sirena interiore che si mette a suonare perché tutti in casa corrano a far qualcosa perché il pianto cessi sul nascere. Il pianto serve.
    O quando riempite la casa di tappeti e di gommapiuma perché se cade non si faccia male. La caduta gli è necessaria per imparare che camminando in un certo modo può farsi male.
    O quando gli comperate il gioco che vuole, perché non si dispiaccia se gli altri lo hanno e lui no. Ci sarà sempre qualcuno che ha qualcosa più di lui. Deve abituarsi all’idea.
    O quando fate voi quello che potrebbe fare da solo: lo aiutate a fare i compiti, gli portate lo zaino, fate voi il suo letto, mettete a posto i suoi giochi, i suoi libri, i suoi quaderni. Come se avesse sempre pochi mesi e fosse totalmente dipendente da voi.
    Siete iperprotettivi se, quando arriva a casa con una nota, gli dite “Ah, sì? Domani vengo io a parlare con quella”; quando fate il terzo grado a vostro figlio e ai compagni per sentire bene com’è andata; quando telefonate ai genitori dei compagni, per sapere se sanno qualcosa che possa servire per accusare l’insegnante e poi correte a scuola a “metterla a posto”.
    Siete iperprotettivi quando andate a chiedere all’insegnante perché vostro figlio ha avuto 6 invece di 7, visto che lo avevate interrogato e “la sapeva bene”.
    Siete iperprotettivi quando fate parte di un gruppo whatsapp insieme ai genitori della classe, e ogni giorno vi consultate sui compiti e sui risultati dei problemi, vi scambiate consigli sull’esercizio di analisi logica, e previsioni sul titolo del tema del compito in classe.
    Siete iperprotettivi quando fate i compiti insieme a vostro figlio e gli spiegate voi la lezione, per essere sicuri che non debba affrontare il dispiacere di un brutto voto.

    Se vi siete riconosciuti come genitori iperprotettivi vi dico: cari genitori, cambiate atteggiamento! State tranquilli! Vostro figlio è a scuola, non in una strada del Bronx, sotto il tiro delle pistole. Gli insegnanti non picchiano gli alunni come quelli che avete visto al telegiornale, non ce l’hanno con vostro figlio, non sono tutti incompetenti e cattivi. Lasciateli lavorare. Lasciate che si instauri un rapporto sereno fra l’insegnante e vostro figlio. Non fate da filtro, non date la colpa all’insegnante o al compagno per toglierla a vostro figlio: è peggio, principalmente per lui.
    Lasciate che vostro figlio pianga, se gli serve, che si stanchi, che fatichi a trovare le soluzioni, che cada, che faccia i compiti da solo, che si rialzi da solo, che sbagli, che si annoi, che si prenda la responsabilità dei suoi errori. Lasciate che litighi con gli amici o con la ragazza. Osservatelo crescere e controllatelo, ma da lontano. Crescere è faticoso e a volte anche doloroso. Lasciate che cresca da solo. Abbiate fiducia in lui.
    La vita è una corsa a ostacoli: come può vostro figlio imparare a superarli se voi lo allenate a correre in una pista senza ostacoli? O se correte insieme a lui, tenendolo in braccio? Se lo proteggete troppo non gli insegnate a vivere.

    RispondiElimina
  22. Anonimo6/2/17

    Bambini e traumi
    La cosa peggiore è quando al trauma viene opposto un diniego, ovvero l'affermazione che non è successo niente, che non si sente male da nessuna parte o, addirittura, quando in seguito a fenomeni di paralisi dell'attività intellettuale e motoria si è stati percossi e sgridati: è solo a partire da reazioni come queste che il trauma diviene patogeno.
    Anche shocks gravi possano venire superati senza produrre amnesie o effetti nevrotici, quando vi siano la comprensione e la tenerezza della madre e, cosa magari più rara, il suo atteggiamento sia di totale franchezza.
    Quindi il trauma si verifica e sviluppa i suoi effetti in un contesto relazionale quando manca la volontà da parte dei genitori di rimediare ad uno shock subito dal bambino, con un atteggiamento materno di tenerezza e di comprensione sincera.

    Bambini e Problemi in Famiglia
    I bambini hanno bisogno di appianare qualsiasi specie di disordine nella famiglia, per così dire di caricare sulle proprie fragili spalle il peso che grava sulle spalle di tutti; naturalmente non fanno questo, alla fin fine, per puro altruismo, ma per poter nuovamente godere la tranquillità perduta e la tenerezza che dipende da questa tranquillità.
    Una madre che si lamenta delle proprie sofferenze può fare della figlia la propria infermiera a vita, in sostanza procurarsi, per mezzo suo, un sostituto della madre, senza tener in alcun conto i veri interessi della figlia.

    RispondiElimina
  23. Anonimo6/2/17

    L' Adult Attachment Interview (AAI)
    E' uno strumento creato da George, Kaplan e Main nel 1984 per la valutazione dei modelli operativi interni di adolescenti e adulti.
    E' un'intervista strutturata volta a ricostruire le relazioni di attaccamento dei primi 14 anni di vita e la loro influenza sul successivo sviluppo del soggetto.
    L'AAI ha permesso di identificare i pattern di attaccamento degli adulti che vengono raggruppati in quattro tipologie principali:
    1. Categoria F (dall'inglese "free"): Autonomi — Sicuri. Sono soggetti che, nell'intervista, parlano in modo fluido della loro infanzia e delle loro esperienze di attaccamento, dandone un quadro coerente ed omogeneo. Hanno molto probabilmente vissuto interazioni positive con le figure di attaccamento ma comunque hanno elaborato i loro vissuti infantili e hanno interiorizzato modelli operativi interni caratterizzati da senso di sicurezza.
    2. Categoria E (dall'inglese "entangled"): Preoccupati o coinvolti. Parlano con rabbia e in modo svalutante di episodi della loro infanzia che non sembrano ricordare in modo coerente e organizzato, dimostrano di avere ancora dei "sospesi" con le figure di accudimento e di essere ancora coinvolti in una relazione negativa con esse che determina anche i loro comportamenti relazionali attuali.
    3. Categoria D (dall'inglese "dismissing"): Distanzianti. Hanno pochi ricordi dell'infanzia e negano comunque l'influenza delle relazioni precoci sui loro vissuti attuali e sullo sviluppo della loro personalità. A volte forniscono descrizioni irreali e idealizzate dei genitori.
    4. Categoria U (dall'inglese "unresolved"): Con lutti o traumi non risolti. Hanno subito traumi o perdite di figure significative non ancora sufficientemente elaborati. Studi di Main, Kaplan e Cassidy hanno dimostrato, come abbiamo detto precedentemente, una significativa correlazione tra le tipologie di genitori secondo l'AAI e il tipo di attaccamento dei figli da 1 a 6 anni.

    RispondiElimina
  24. Anonimo13/3/17

    L'educazione sessuale in età prescolare
    Parlare ai bambini di sessualità è un processo continuo che inizia da quando sono molto piccoli. E' meglio non pensare all'educazione sessuale come ad una lezione unica da dare quando un bambino raggiunge la pubertà. Dall'età di quattro anni molti bambini sono curiosi su diverse questioni riguardanti la sessualità e perciò hanno bisogno di risposte chiare, oneste e brevi alle loro domande.

    Non pensate che parlare ad un bambino di sessualità lo renda sessualmente precoce. Al contrario, la ricerca indica che i bambini che hanno una chiara comprensione delle questioni sessuali hanno maggiori probabilità di manifestare un comportamento responsabile: per esempio, di saper attendere l'esperienza sessuale a quando saranno un pò più grandi o la scelta di usare contraccettivi.

    Il normale sviluppo sessuale di un bambino in età prescolare
    Non allarmarsi o spaventarsi se il vostro bambino/a in età prescolare inizia ad avere un interesse sulle questioni sessuali - questo è del tutto normale.

    Comportamenti tipici possono includere:
    - Masturbazione
    - Interesse per le caratteristiche fisiche del sesso opposto
    - Spogliarsi con un altro bambino in età prescolare e 'giocare al dottore' insieme
    - Chiedersi da dove vengono i bambini.

    Preparare te stesso
    I genitori possono sentirsi in imbarazzo, a disagio o esitanti quando si parla ai propri figli di sessualità.

    Alcuni suggerimenti:
    * Discutere l'educazione di tuo figlio riguardo alla sessualità con il vostro partner e qualsiasi altro adulto coinvolto nella cura del bambino e decidere un approccio coerente.
    * Tenere a mente che il bambino percepisce i tuoi atteggiamenti e comportamenti. Se si tende ad avere un atteggiamento evitante o si cerca di cambiare argomento ogni volta che emerge il tema della sessualità, si darà loro l'idea che è sbagliato discutere di queste cose con voi.
    * Se non sapete cosa dire o non siete sicuri sulle informazioni da dare a vostro figlio, preparatevi e leggete su questo argomento. Si potrebbe fare riferimento al materiali didattici adeguati all'età sulla sessualità per aiutarvi nelle risposte.
    * Se si preferisce utilizzare parole slang bisogna ricordarsi che tuo figlio ha bisogno anche di conoscere le parole giuste per le parti del corpo, come il pene e la vagina.
    * Il vostro bambino può talvolta fare domande quando tu non hai una risposta pronta. Puoi prenderti un pò di tempo per pensare a ciò che devi dire. Tuttavia, assicurati di mantenere la parola e parlare del problema.

    Masturbazione
    La masturbazione nei bambini piccoli è una parte normale dello sviluppo sessuale umano.

    Alcuni suggerimenti:
    * Rassicurati che la masturbazione non è un segno di devianza sessuale.
    * Concentrati sulla definizione, piuttosto che l'attività. Ad esempio, se il bambino si masturba in pubblico, digli che quello che sta facendo è bene, ma che è qualcosa da fare in privato, proprio come andare alla toilette o soffiarsi il naso.
    [CONTINUA]

    RispondiElimina
  25. Anonimo13/3/17

    Il "gioco del dottore"
    La curiosità per le differenze di genere (maschi e femmine) può portare il tuo bambino a spogliarsi con un altro bambino in età prescolare.

    Alcuni suggerimenti:
    * Non essere in collera o reagire in un modo inorridito se trovi il bambino che 'gioca al dottore'. Calmati e distrai i bambini con un'altra attività.
    * Successivamente, utilizzare l'esperienza come occasione per discutere di genere con il vostro bambino, di come i corpi di maschi e femmine siano diversi.
    * Per quanto riguarda 'il gioco del dottore', dire loro che guardare non vi è nulla di sbagliato nel guardare il corpo di qualcuno ma che il toccare dovrebbe essere evitato perché i genitali appartengono alla sfera privata, intima.
    * Questa potrebbe essere una buona occasione per parlare di come possa essere indesiderato il toccare i genitali. Dire al vostro bambino che a nessuno è permesso di toccare i genitali e che dovrebbero far sapere subito se qualcuno fa.
    * Inoltre, spiegare che i genitali non sono da mostrare in pubblico e che i vestiti sono perciò necessari.


    Da dove vengono i bambini
    I bambini sono costantemente impegnati a capire come funziona il mondo, e ciò che comprende anche domande su come nascono i bambini. Domande tipiche possono includere 'Da dove vengono i bambini?' oppure 'Anche gli uomini possono avere bambini?'.

    Alcuni suggerimenti:
    * Considerare le loro domande sulla riproduzione, come si farebbe con qualsiasi altra richiesta di informazioni, su come funzionano le cose. Essere tranquillo, onesto e chiaro.
    * Evitare spiegazioni fantasiose come 'La cicogna porta il neonato' o 'I bambini si trovano sotto i cavoli'.
    * Attieniti a risposte semplici. Non c'è bisogno di dare una spiegazione dettagliata sulla riproduzione umana. Per esempio, se il bambino chiede per la prima volta da dove vengono i bambini, dire qualcosa come 'un bambino cresce nella pancia della sua mamma'.
    * Spiegare i dettagli lentamente e poco alla volta, col passare del tempo. Ad esempio, si può seguire da dire: 'Quando il bambino è abbastanza grande, esce da un passaggio nel corpo della mamma chiamata vagina'.
    * La gravidanza stessa, la gravidanza di un amica o anche di animali domestici, il parto, sono le opportunità che possono aiutare a chiarire il processo per il vostro bambino.

    Rapporti sessuali
    Il vostro bambino può chiedere, 'Come fa il bambino entrare nella pancia?'. Questo è l'argomento che la maggior parte dei genitori preferisce lasciare fuori dalle spiegazioni, ma non bisogna essere essere evasivi. È molto meglio rispondere in modo veritiero alle loro domande.

    Alcuni suggerimenti:
    * Ancora una volta, date spiegazioni semplici, ma concrete. Dovete lasciarvi guidare dalle domande del bambino - se desiderano maggiori informazioni o maggiori dettagli, spiegate loro.
    * Libri illustrati per aiutare a spiegare l'anatomia umana.
    * Può essere utile leggere insieme libri appropriati all'età del bambino sulla sessualità. Se il bambino fa domande, rispondere onestamente e semplicemente.
    * Fai domande al bambino sulla sessualità perché le sue risposte ti consentono di sapere se capiscono o meno, se sono pronti.

    Cosa fare se il bambino non manifesta alcun interesse
    Mentre molti bambini piccoli fanno domande su questioni sessuali, altri no.

    Alcuni suggerimenti:
    * Non trascurare. Se il bambino non ha alcun interesse o curiosità, affrontare l'argomento da soli.
    * Cercare le opportunità di tutti i giorni per iniziare la conversazione - per esempio, la gravidanza di un amico o un parente.
    * Leggere assieme libri adeguati all'età e sull'argomento, come si farebbe con qualsiasi altra storia. Rispondere alle loro domande che si presentano.
    [CONTINUA]

    RispondiElimina
  26. Anonimo13/3/17

    Dove trovare aiuto
    * Il proprio pediatra
    * Educatori e insegnanti
    * Librerie o biblioteche
    * Consultori familiari (in Italia)

    Cose da ricordare
    * I bambini che hanno una chiara comprensione sulle questioni sessuali hanno maggiori probabilità di un comportamento responsabile: per esempio, saper attendere prima di cominciare ad avere le prime esperienze sessuali e la scelta di usare contraccettivi.
    * Se si tende ad avere un atteggiamento evitante o si cerca di cambiare argomento ogni volta che emerge il tema della sessualità, si darà loro l'idea che è sbagliato discutere di queste cose con voi.
    * Leggere libri appropriati sulla sessualità assieme al vostro bambino/a.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anonimo13/3/17

      Regala a tuo figlio un libro di anatomia illustrato, per bambini, tipo “Lo sai come siamo fatti” di Joe Kaufman.
      E leggetelo insieme.

      Elimina
  27. Anonimo29/4/17

    Come spegnere un capriccio di vostro figlio con una domanda
    Mia figlia è andata all’asilo ed era un po’ ansiosa. Alla fine a casa ha perso il controllo, facendo un dramma per qualsiasi cosa, anche le più semplici.

    La psicologa ha spiegato che dobbiamo far sì che il bambino si senta rispettato, nel senso di dare valore a quello che sta provando. E allora al momento di una crisi, qualunque sia il motivo, un bambino a partire dai 5 anni deve pensare e trovare la risposta relativa a ciò che sta accadendo.

    La valutazione che compiamo su ciò che gli sta accadendo e allo stesso tempo il fatto di includerlo nella soluzione della questione smontano la situazione di crisi.

    In modo più oggettivo, quando inizia un capriccio possiamo porre al bambino questa domanda, guardandolo negli occhi e mantenendo la calma: “È un problema grande, un problema medio o un problema piccolo?”

    Pensare a quello che succede intorno a sé, almeno qui a casa, è diventato un momento magico, e tutte le volte che pongo questa domanda Alice risponde e si trova il modo di risolvere il problema partendo dalla sua percezione relativa a dove trovare la soluzione.

    Un problema piccolo è sempre rapido e tranquillo da risolvere. Un problema che il bambino ritiene medio verrà molto probabilmente risolto, ma non nello stesso istante, e il bambino comprenderà che ci sono cose che richiedono un po’ di sforzo per verificarsi. Se un problema per un bambino è grave richiederà più conversazione e attenzione, perché si capisca che ci sono cose che non vanno esattamente come si vuole.

    Potrei citare vari esempi relativi a quando ho usato questa domanda di recente. Uno riguarda il momento di scegliere i vestiti da indossare per andare a scuola. Qui non si porta la divisa, e spesso mia figlia fa una scenata per scegliere gli abiti, soprattutto quando bisogna mettere vestiti pesanti per via del freddo.
    Riassumendo: lei voleva un certo paio di pantaloni, i suoi preferiti erano a lavare, ha iniziato a piangere e io ho detto con fermezza: “Alice, questo è un problema grande, medio o piccolo?” Lei mi ha guardato e ha detto piano: “Piccolo”. E io le ho spiegato ancora una volta che sapevamo già che i problemi piccoli sono facili da risolvere.
    Le ho chiesto il suo suggerimento su come potevamo risolverlo (ho imparato che è importante darle il tempo di pensare e rispondere), e lei ha detto: “Scegliendo un altro paio di pantaloni”. Ho aggiunto: “E hai più di un paio di pantaloni tra cui scegliere?” Ha sorriso ed è andata a cercarne un altro paio.

    Mi sono congratulata con lei per aver risolto il problema, perché ovviamente valorizzare la soluzione è imprescindibile per chiudere la questione.

    RispondiElimina
  28. Anonimo27/5/17

    I Bambini Vanno Educati alla Felicità, non alla Perfezione
    Capita spesso a tutte le mamme: camminate con vostro figlio per il paese o per il centro commerciale e, incrociando una vecchia amica con nipoti o pargoli, scattano le tipiche domande per verificare quale dei bambini ha le migliori caratteristiche.

    È sotto gli occhi di tutti che il modello educativo assunto dai genitori nell’ultimo decennio è basato sull’iper-genitorialità cioè genitori che vogliono figli preparati alla vita, nell’accezione limitata del termine: un futuro professionista che abbia un buon lavoro per guadagnare molto. Nulla più di tutto questo.

    In un’unica parola? Figli perfetti!

    Ed è per questo che vengono iscritti a molte attività extra-scolastiche e non solo: vengono spinti al successo ad ogni costo (vedi, su tutti, lo sport). Ma la cosa peggiore che sembra non essere percepita è che questo atteggiamento viene fatto con la convinzione di operare per il bene del proprio figlio, mentre in realtà è totalmente l’opposto: questo atteggiamento crea pressione e ansie sui bambini generando degli adulti emotivamente scompensati.

    Cosa accade in realtà? I genitori osservano che, sotto pressione, i figli raggiungono i risultati che si aspettano e per di più obbediscono pure. Questo genera una limitazione del pensiero indipendente e del non sviluppo delle competenze vere e proprie per il raggiungimento di un successo. Solo se messi in condizione di scegliere la propria strada i bambini sapranno come assumersi una responsabilità e quindi sperimentare e sviluppare la propria identità.

    Il gioco è il lavoro dell’infanzia. E giocando apprendono. E nel gioco sono racchiusi errori, perdita di tempo, sviluppo dell’immaginazione e interazioni con altri coetanei. Spingere il proprio figlio al raggiungimento della perfezione in un qualsiasi campo gli metterà sulle spalle un inutile carico di responsabilità che non permetterà di vivere una vera infanzia.

    Quando un genitore considera più il risultato che lo sforzo per raggiungerlo, un bambino perde la motivazione intrinseca perché intuirà che ciò che conta è il risultato e non il percorso. Questo genererà alte possibilità di frode a scuola perché per lui non sarà importante imparare ma ottenere voti alti. E se non gode del cammino, non riuscirà a provare piacere per il percorso.

    La paura di sbagliare è da sempre la sensazione più limitante di tutte perché è strettamente legato alla visione che abbiamo del successo. Pretendere il successo dei bambini servirà solo a piantare in loro il seme della paura di sbagliare che porterà ad adulti non indipendenti ed intraprendenti abituati alla mediocrità.

    È tipico delle Top Model, per esempio, la sensazione di sentirsi brutte o grasse quando in realtà sono delle icone mondiali. Questo perché molte persone di successo si sentono insicure. Il livello di perfezione in cui sono state spinte ha portato a credere che ciò che fanno non è mai abbastanza. I bimbi sottoposti al successo a tutti i costi saranno adulti insicuri che penseranno di non essere meritevoli d’amore.

    COSA BISOGNEREBBE DIRE VERAMENTE A UN BAMBINO
    Che sarà amato sempre, a prescindere dai suoi errori.
    Che è al sicuro e che lo proteggerai.
    Che può perdere tempo, giocare con chi vuole e fare lo scemo, con educazione.
    Che può scegliere e seguire ciò che preferisce, non importa di cosa di tratti.
    Che merita rispetto ma deve rispettare gli altri.

    COSA NON DEVONO DIMENTICARE I GENITORI
    I bambini imparano secondo il proprio ritmo e che la stimolazione non deve sfociare in pressione.
    Non sono le migliori scuole o i migliori strumenti iper-tecnologici che influiscono sul rendimento scolastico. Ma il tempo che dedicherai, ad esempio, alla lettura.
    I voti alti pretesi dai genitori non sono la felicità dei bambini.
    I bambini non hanno bisogno di sempre più giochi, diversi e nuovi, ma di una semplice vita spensierata accanto ai propri genitori.
    I bambini devono avere la libertà di esplorare tutto e decidere da soli cosa piace e rende felici.

    RispondiElimina
  29. Anonimo26/6/17

    [1/5]
    Figlio Unico
    In Italia sono ormai sempre più diffuse le coppie che scelgono di fermarsi al primo figlio.
    “Non è questione di egoismo, ma vorremmo che abbia un futuro degno e non sappiamo se a due figli riusciremmo, di questi tempi, a garantirlo.”
    Se un figlio unico viene educato bene, può trovarsi in una condizione privilegiata per maturare e crescere in modo sano.

    Miti da sfatare
    Una decisione accompagnata ancora oggi da stereotipi e pregiudizi. A molti, infatti, sarà capitato di sentirsi dire che il bimbo diventerà più viziato, prepotente o timido oppure che rischia di diventare grande troppo in fretta. Ecco il parere dell'esperta e i falsi miti più comuni che accompagnano il figlio unico.

    In realtà la sindrome del “figlio unico” non esiste e nessuno studio scientifico ha mai provato l’esistenza di una qualche differenza nello sviluppo tra chi è “unico” e chi invece è attorniato da fratelli e sorelle. Lo sviluppo dell’essere umano dipende quasi esclusivamente dalle relazioni che il piccolo intrattiene con le figure di attaccamento e dall’ambiente circostante.

    "È viziato e capriccioso"
    Non è vero. Innanzitutto non esiste uno studio o un'evidenza scientifica che possa dimostrare questa convinzione.

    “Se una famiglia ha un bimbo solo, investe tutte le energie affettive e sentimentali su quel bambino”, dice la psicologa. Ma questo non incide 'negativamente' sulla sua personalità: il figlio unico non riceve 'troppo' affetto rispetto a chi appartiene a una famiglia più numerosa.

    Attenzioni, tempo, risorse, disponibilità non significano vizi. Non esiste il "troppo affetto". Esiste l’incapacità di comprendere i reali bisogni del piccolo e di rispondervi in modo adeguato e coerente. Esiste il disagio, la difficoltà di un bimbo e il suo tentativo di predominare su un adulto disattento. Questo indipendentemente dalla presenza di fratelli.

    Il comportamento del bimbo cambia infatti in base alle sue relazioni e all'ambiente che lo circonda. Se un figlio unico è viziato non dipende, dunque, dalla mancanza di sorelle e fratelli. Piuttosto, quello che può fare la differenza è il tipo di relazione che il bimbo sviluppa con i genitori, le figure di riferimento e il contesto in cui vive.
    In altre parole, per dirlo con una metafora: come in un grande puzzle, è l'insieme tra tutti i tasselli a comporre le sfumature del disegno, non un singolo pezzo.

    Quello che conta è l'atteggiamento dei genitori verso il bimbo. Essere presenti, amorevoli, rispondendo in modo adeguato ai suoi bisogni (prenderlo in braccio, rassicurarlo, capire i suoi segnali di disagio), non significa certo viziarlo. Su questo punto, ormai, tutti gli esperti sono d'accordo.

    Diverso è il caso, per esempio, in cui l'adulto cede alle proteste del bimbo di tre anni e lo lascia fino alle 23 davanti alla tv. In questa situazione, abbastanza tipica, il termine 'viziato' (usato spesso in modo improprio), sembra, forse, un po' più adeguato, ma la 'colpa' non è del bimbo. La responsabilità maggiore spetta al genitore.

    In questa fascia d'età, è indispensabile dare al piccolo 3 o 4 regole e stabilire delle routine quotidiane. Di sicuro, andare a letto a un orario 'giusto' - anche se è motivo di grandi lotte - non rientra in qualcosa di 'negoziabile'.

    La sfera emotiva non è qualcosa che si possa misurare a 'peso' o dividere, in modo diverso, tra uno o più figli. In realtà, infatti, se i bimbi in casa sono due o tre, “i genitori tirano fuori sempre altre energie”.

    Un vantaggio, invece, evidente, soprattutto a livello pratico per il bimbo è il tempo a disposizione di mamma e papà. “Certo, le opportunità per condividere esperienze e attività quotidiane sono maggiori se il figlio è uno”, dice la psicologa.
    [CONTINUA]

    RispondiElimina
  30. Anonimo26/6/17

    [2/5]
    "Ha difficoltà a socializzare, non è abituato a stare con gli altri"
    Studi su vasta scala negli Stati Uniti e in Cina hanno dimostrato che hanno tanti amici quanti i loro coetanei con fratelli.
    Certo, i fratelli offrono condizioni di vita fondamentali e irripetibili. Anche se gran parte del lavoro teorico psicoanalitico si è focalizzato soprattutto sugli aspetti negativi della relazione tra fratelli come la competitività, ci sono chance uniche in questa esperienza. Ma gli “unici” non sono disagiati se hanno possibilità di sperimentarsi in rapporti con i pari.

    "È un bimbo solo e isolato"
    La convinzione che il figlio unico cresca solo e isolato perché non ha fratelli e sorelle non ha nessun fondamento 'oggettivo' e universale. Una famiglia non dovrebbe certo sentirsi 'spinta' a fare un altro figlio per tenere compagnia al primogenito!
    A meno che il bimbo passi tutto il suo tempo chiuso in casa, davanti alla tv o a qualche giochino, le occasioni di incontro esistono. Basta, in qualche modo, crearle: al parco, in biblioteca o perfino nel cortile di casa.

    “insicuro e timido”
    Un altro ritornello sui figli unici ripete che siano più insicuri e timidi rispetto a chi ha fratelli e sorelle. L'atteggiamento più o meno sicuro di un bimbo dipende, invece, in larga misura, da come vive il rapporto con la famiglia, che sia unico o no.
    Se un bimbo sperimenta il mondo intorno a lui serenamente, significa che percepisce il genitore come un porto sicuro da cui allontanarsi e poi tornare.
    Secondo la teoria dell'attaccamento dello psicologo e psicoanalista inglese John Bowlby, una buona relazione con l'adulto è indispensabile per avere una 'base sicura' nel percorso di crescita.
    Secondo questa prospettiva, il genitore infonde sicurezza e 'nutre' l'autostima del piccolo, favorendo il suo graduale cammino verso l'autonomia. La funzione rassicurante dell'adulto non cambia in base al numero dei figli.

    "È aggressivo e prepotente"
    Secondo alcune ricerche sarebbe invece più cooperativo e meno competitivo, in quanto cresciuto fuori da gelosie e litigi classici della rivalità fraterna. In effetti l’abuso, in senso fisico e verbale, tra fratelli è piuttosto frequente. I bimbi con fratelli sono abituati a condividere e collaborare ma anche a competere e subire. Aggressività e prepotenza sembrano fisiologiche ma influenzano il modo in cui si impara a stare con gli altri. Una ricerca condotta nel Regno Unito nel 2010 ha addirittura correlato inversamente la felicità al numero di fratelli. La metà dei 2500 adolescenti intervistati ha attribuito il motivo della propria infelicità al fatto di essere vittima di bullismo, prepotenza, invasione da parte dei fratelli.

    Non sono i fratelli ad assicurare compagnia, sostegno e vivacità alla nostra vita relazionale. Sono le relazioni qualitativamente appaganti con gli altri, fratelli o non. Solo poi non significa solitario o non saper fare amicizia e andare d’accordo. Sapersi consolare, farsi compagnia, avere a che fare con la propria solitudine costruttiva è per esempio una grande risorsa che più facilmente appartiene all’"unico".
    [CONTINUA]

    RispondiElimina
  31. Anonimo26/6/17

    [3/5]
    "Diventa grande troppo in fretta"
    Quando l’unico modello arriva dai genitori, può succedere che il bambino copi il loro comportamento, i loro discorsi e i loro modi. Risultando "adultizzato". È un bambino che ha più bisogno di relazioni paritarie, diverse da quelle asimmetriche con i genitori. In questo va incentivato.

    "È più dipendente"
    La mancanza di fratelli a cui appoggiarsi può invece renderlo autosufficiente prima. Certo, essere l’unico bimbo significa avere tutto puntato su di sé: attenzioni, cure, aspettative, responsabilità. Un vantaggio, ma anche un carico pesante. Il triangolo padre-madre-bambino può essere rinforzante e stimolante, ma anche fagocitante. E intralciare il processo di autonomia e emancipazione. Si tratta di dinamiche delicate in qualunque famiglia ma probabilmente amplificate nei nuclei a tre.

    "Si inventa amici immaginari per compensare la solitudine"
    La fantasia degli amici immaginari non appartiene solo ai figli unici, isolati o disagiati. È una creazione positiva abbastanza comune. Tutti i bimbi possono aver bisogno di affrontare solitudine, paura, preoccupazioni con l’aiuto di un compagno creato da loro stessi.

    ”Figlio unico = super protetto”
    Quando il bimbo è unico, la famiglia, spesso, tende a essere più protettiva: è un rischio abbastanza diffuso, tuttavia, anche in questo caso, non è una norma granitica.
    Quello che conta è ricordare una famosa frase della Montessori: “Aiutami a far da solo”. Nel cammino verso l'autonomia, insomma, ogni bimbo cade... e poi si rialza e acquisisce una nuova competenza.
    Il desiderio di proteggere un po' troppo il bimbo, rischia di limitare le sue esperienze, per questo la famiglia dovrebbe sforzarsi di stemperare l'ansia, dando spazio e fiducia al bimbo.

    ”Figlio unico = più bravo”
    Il figlio unico, spesso, si trova al centro di tutte le aspirazioni dei genitori e, in questo senso, deve rispondere a un bagaglio più pesante di aspettative da parte di mamma e papà.
    “Se un genitore ha più figli, per esempio, è contento e si sente fortunato perché uno è bravo nello sport e un altro in matematica, cose che lui ritiene importanti, mentre se il bimbo è unico, le aspettative ricadono interamente su di lui”, afferma l'esperta.
    In sostanza, l'adulto dovrebbe fare uno sforzo per riconoscere le caratteristiche del bimbo, sostenendolo nelle sue aspirazioni e abilità, ma evitando di passargli l'idea di 'essere il più bravo' in ogni cosa. Soprattutto in tutto ciò che pare interessare più a mamma e papà e non al piccolo.

    “Qualsiasi figlio è unico. E i figli unici sono come tutti i figli.”
    [CONTINUA]

    RispondiElimina
  32. Anonimo26/6/17

    [4/5]
    Ecco i 10 errori da evitare
    Ma quali sono gli errori più comuni che si trovano ad affrontare i genitori con un figlio unico e in che modo evitarli? Scopriamoli con l’aiuto dell’esperta.

    Farlo diventare il piccolo tiranno di casa
    Il bambino figlio unico tende ad essere al centro del mondo degli adulti di riferimento (genitori, nonni, zii, amici di famiglia etc.), assumendo il ruolo di chi dispone e decide quanto desidera. Questo va assolutamente evitato, mettendo limiti e confini sin da subito e dando gli opportuni “No” quando sia necessario. In questo modo si favorisce una struttura del cervello migliore per qualità e quantità di neuroni e un conseguente migliore funzionamento con una buona tolleranza alle frustrazioni.

    Non fargli frequentare amici o fargliene frequentare troppo pochi
    I figli unici sono, in generale, più egocentrici. Fanno fatica a capire che ognuno ha il proprio turno in un gioco, e che non tutto ciò che faranno verrà celebrato dai loro genitori. A volte hanno difficoltà ad adattarsi nei gruppi, proprio per questo motivo.

    Inoltre i figli unici possono diventare persone più riservate, perché non hanno la possibilità di condividere le loro esperienze con i loro “pari” in casa. A volte si fidano molto dei loro genitori, ma questo non sostituirà mai la complicità e la vicinanza che possono provare nei confronti dei fratelli. Per questo motivo, potrebbero diventare persone un po’ riservate e distaccate. È anche possibile che siano poco abili nel risolvere i conflitti con gli altri.
    Nel caso dei figli unici, è importante che i genitori comprendano che devono stimolare il bambino a condividere esperienze con altri bambini della stessa età.

    Trattarlo come un adulto
    I figli unici potrebbero maturare prima del tempo. Questo non è del tutto negativo, ma bisogna considerare che una maturazione precoce diminuisce la spontaneità, e questo li porterà ad essere meno allegri. Fanno più fatica a permettersi di fare qualche sciocchezza e, anche se questo può far piacere agli adulti, potrebbe indurre i ragazzi a crescere troppo in fretta.

    Il bambino non è come una persona adulta in grado di capirvi, starvi a fianco, supportarvi e, a volte, consigliarvi. Occorre non cedere a questa tentazione, mantenendo il proprio ruolo di genitori e rapportandosi con il figlio in base all’età che ha, ricordandosi che si tratta di un bambino o di un adolescente che va comunque aiutato a crescere. Senza inversione di ruoli.

    Concentrare le aspettative sul figlio
    Attenzione a non cadere in questo errore. Essendo l’unico figlio da cui vi aspettate la realizzazione di desideri che appartengono più a voi che a lui. Perciò, quando il figlio si trova a dovere scegliere una strada o a prendere una decisione, cercate sempre di chiedervi se quello che pensate sia un suo desiderio o non appartenga invece a voi o al vostro essere stati bambini o adolescenti. Un piccolo esercizio importante che può “salvare” la vita di vostro figlio.
    [CONTINUA]

    RispondiElimina
  33. Anonimo26/6/17

    [5/5]
    Esagerare nelle lodi e nelle gratificazioni
    Il figlio potrebbe cercare sempre la vostra approvazione per farvi contenti, per poi rimanere deluso di fronte a frustrazioni e fallimenti. Quindi cercate un equilibrio tra lo spronarlo gratificandolo e offrendogli le giuste critiche.

    Essere iperprotettivi
    Un eccesso di protezione inibisce l’esplorazione e quindi il processo di costruzione dell’autonomia, dell’indipendenza e dell’autostima. Evitate perciò di sostituirvi al suo gesto spontaneo e di dare subito un giudizio o fare una critica, senza avere prima consentito che lui sperimenti o vi spieghi il suo punto di vista, se è più grandicello.

    Avere nonni che assumono comportamenti educativi e relazionali diversi dai vostri
    Cercate di parlare con loro per far capire che, proprio perché figlio unico, va fatta attenzione a che non si senta al centro di tutti. Anche i nonni dovrebbero evitare di viziarlo o di sostituirsi troppo a lui, proteggendolo da ogni frustrazione o elogiandolo all’infinito.

    Rendere troppo partecipe vostro figlio dei problemi di coppia
    Un figlio unico tende ad essere adultizzato e molto responsabilizzato. La tentazione di considerarlo capace di comprendere le motivazioni del vostro problema di coppia e magari anche di prendere posizione è forte. Dovete assolutamente evitare di coinvolgerlo, dicendogli solo che sì, è vero, ci sono dei problemi, ma state cercando di risolverli da persone grandi.

    Dare troppe cose e troppi soldi
    Non è mai educativo, anche se si è in situazioni economiche agiate. Ai figli, soprattutto se unici, va insegnata la parsimonia e il senso del sacrificio. Fin da quando sono piccoli. Non vale il “ho solo questo figlio … vorrei renderlo il più felice possibile”. Nell’orto del troppo il desiderio e la passione non possono crescere.

    I figli unici hanno più difficoltà a essere generosi
    Credono che sia normale che ognuno risolva i propri problemi e bisogni da solo. Per loro è difficile condividere ciò che hanno, tanto a livello materiale come emotivo. Non si concedono agli altri facilmente.

    Facciamo vedere ai nostri piccoli che il denaro non serve solo per fare acquisti, ma anche per aiutare le persone meno fortunate! Doniamo a chi ha meno di noi le cose che non usiamo più, come giocattoli o vestiti e facciamolo senza ricevere nulla in cambio: è importante insegnare la generosità, e trasmettere ai bambini il principio che non sempre si deve far qualcosa per ottenere qualcos'altro.

    E soprattutto: sentirsi in colpa se vostro figlio non ha fratelli
    Se vi chiede perché non ha fratelli, spiegate semplicemente che ci sono famiglie con un solo figlio e altre con più figli e che nella sua vita avrà magari più amici e qualche cugino.

    RispondiElimina
  34. Anonimo29/7/17

    Tavola delle faccende domestiche per i bambini a seconda dell’età
    Un aspetto molto importante nell’educazione dei bambini è insegnargli ad assumersi delle responsabilità man mano che crescono. Questo non li aiuterà solamente ad essere più disciplinati e ad imparare le regole, bensì contribuirà anche a fargli guadagnare autonomia ed indipendenza. Un modo molto semplice e pratico per inculcargli il senso della responsabilità consiste nel renderli partecipi nelle faccende domestiche.

    I 5 vantaggi di coinvolgere i bambini nelle faccende domestiche
    • Sviluppo delle abilità motorie. Rifare il letto, mettere in ordine i giocattoli, vestirsi e apparecchiare la tavola sono esercizi eccellenti per lo sviluppo dell’equilibrio e della coordinazione motoria dei bambini. Inoltre, sono un buon allenamento per favorire la coordinazione occhio-mano ed il movimento di afferrare e di tenere gli oggetti.

    • Stimola la capacità di collaborazione. Quando i bambini si sentono partecipi nelle faccende domestiche sentono di fare parte di una squadra. Questa sensazione di appartenere ad un gruppo e di poter collaborare con gli altri membri della famiglia svilupperà la loro capacità di seguire le istruzioni e le loro abilità per lavorare in gruppo.

    • Stimola la fiducia in sé stessi. Il fatto che i genitori chiedano ai propri figli di partecipare nelle faccende domestiche rappresenta molto per i bambini. I piccoli lo percepiscono come un gran gesto di fiducia e si sentiranno valorizzati dai propri genitori, questo stimolerà la sicurezza in sé stessi e l’autostima.

    • Potenzia il senso di organizzazione. È stato dimostrato che i bambini che partecipano fin da piccoli nelle faccende domestiche, solitamente, sono più organizzati rispetto a coloro che non le fanno fino a quando sono grandi. Un beneficio che non solo si esprime nell’ambito familiare, bensì si riflette anche nel rendimento scolastico e professionale.

    • Facilita le sane abitudini. Le abitudini sono molto importanti nella vita dei bambini, in quanto gli permette di organizzarsi meglio e di essere più sicuri. Gli studi affermano che i bambini che aiutano nelle faccende domestiche abitualmente, solitamente hanno un miglior rendimento scolastico perché tendono a sviluppare maggiormente il pensiero logico. Per questo, farci aiutare nei lavori di casa è un modo per insegnargli a creare abitudini salutari.

    3 chiavi per coinvolgere i bambini nei lavori domestici
    • Insegnagli come si fa. Prima di chiedere a tuo figlio di aiutarti in un lavoro domestico è importante che gli spieghi come si fa. In questo modo eviterai al piccolo di sentirsi frustrato per non saper fare ciò che gli stai chiedendo.

    • Armati di pazienza. Per quanto tuo figlio possa rifare bene il letto è probabile che non lo faccia tanto bene come lo faresti tu, forse perché non presta le dovute attenzioni o, forse, perché non ha ancora sviluppato le abilità che questo compito richiede. In qualsiasi caso è importante non sgridarlo per aver fatto male ciò che gli è stato chiesto, al contrario, dopo aver riconosciuto i suoi sforzi puoi insegnargli a perfezionarsi. Bisogna considerare che anche se il compito non è stato portato a termine tanto bene come pensavi, il bambino ha dato il meglio di sé e criticarlo non farà altro che abbassare la sua autostima.

    • Adatta le responsabilità alla sua età. Ogni lavoro domestico necessita di abilità che i bambini sviluppano man mano che crescono. Quando sono molto piccoli è probabile che siano pronti per raccogliere e riordinare i propri giocattoli, ma che non lo siano per vestirsi perché ancora non hanno sviluppato capacità di coordinazione. Pertanto, se gli chiedi di fare qualcosa per cui non è ancora pronto, è probabile che finirà per frustrarsi con la conseguenza di perdere la fiducia in sé stesso. Per fa sì che questo non accada, è importante che le attività siano adatte all’età del bimbo.
    [CONTINUA]

    RispondiElimina
  35. Anonimo29/7/17

    Tabella delle attività domestiche divisa per età
    La seguente tabella di lavori domestici include alcune delle attività per le quali tuo figlio può essere preparato in ogni momento del suo sviluppo. Ovviamente, prima di metterla in pratica dovrai valutare se si adatta al livello di tuo figlio, in quando ogni bambino cresce con un ritmo diverso.

    • 2-3 anni. Già può cominciare a riordinare i propri giocattoli, a mangiare da solo, a buttare le cose nella spazzatura, ad annaffiare le piante ed a portare i suoi vestiti nella propria stanza.

    • 4-5 anni. Può vestirsi da solo, andare in bagno da solo, apparecchiare la tavola, dare da mangiare all’animale domestico e lavare i piatti sotto la supervisione di qualcuno.

    • 6-7 anni. Può rifare il letto, organizzare la sua scrivania, preparare il proprio zaino, passare l’aspirapolvere e spolverare i mobili.

    • 8-9 anni. Può lavarsi da solo, pulire i pavimenti, prendersi cura dell’animale domestico, preparare la colazione o cucinare dei piatti semplici sotto la supervisione di qualcuno.

    • 10-11 anni. Può pulire la propria stanza, portare a spasso il cane, pulire il giardino, stendere la biancheria e prendersi cura di un fratellino minore.

    • 12+ anni. Può portare fuori la spazzatura, fare la spesa, pulire la cristalleria e cucire un bottone.

    RispondiElimina
  36. Anonimo18/9/17

    I Bambini imparano ciò che vivono

    Se il bambino viene criticato, impara a condannare.
    Se vive nell’ostilità, impara ad aggredire.
    Se vive deriso, impara la timidezza.
    Se vive vergognandosi, impara a sentirsi colpevole.
    Se vive trattato con tolleranza, impara ad essere paziente.
    Se vive nell’incoraggiamento, impara la fiducia.
    Se vive nell’approvazione, impara ad apprezzare.
    Se vive nella lealtà, impara la giustizia.
    Se vive con sicurezza, impara ad aver fede.
    Se vive volendosi bene, impara a trovare amore e amicizia nel mondo.

    RispondiElimina
  37. Anonimo21/11/18

    Giovanni Bollea, considerato il padre della moderna neuropsichiatria infantile, ha avuto il merito di fondere il momento pedagogico e il momento psichiatrico.

    Scrisse sette regole d’oro per educare i bambini, che vogliamo qui ricordare.

    1 Bisogna dar loro di meno. Se i bambini hanno troppo non desiderano niente e si annoiano;

    2 Non conta la quantità, ma la qualità del tempo che si trascorre con loro. Tornando a casa dal lavoro, nei primi venti minuti i genitori devono coccolarli e parlare con loro, non pensare ai compiti o ai voti;

    3 I giocattoli più educativi sono quelli che nascono dalla fantasia e dalla manualità dei genitori. Sono sufficienti due pezzetti di legno. Ma i genitori non hanno più fantasia;

    4 E’ utile che I bambini dai tre ai cinque anni comincino a fare dei lavoretti a casa con i genitori, come stirare con un piccolo ferro o riattaccare un bottone;

    5 Riguardo lo sport, è il bambino che deve desiderare di farlo. Sono migliori gli sport di gruppo, insegnandogli che agonismo non è essere dei campioni, ma riuscire ad eccellere con fatica. Due o tre ore di palestra a settimana vanno benissimo, la competizione è poca ma i benefici sono tanti;

    6 Bisogna stimolare la cultura artistica e abituarli al bello. Il teatro, la musica e l’arte fanno nascere nei bambini la voglia di migliorare. I soldi spesi per queste attività sono quelli spesi meglio;

    7 Ultimo consiglio: per questa mia teoria forse verrò preso in giro. L’ho battezzata: la donna a tre quarti del tempo. La maggior parte delle donne lavoratrici a fine giornata sono già con la mente ai figli, alla spesa e alle faccende domestiche e rendono di meno. Se si facessero uscire mezz’ora prima, i figli, tornando a casa, le troverebbero meno nervose e maggiormente ben disposte. I bambini, più che di corsi, necessitano di questo.

    RispondiElimina
  38. Anonimo20/1/19

    I DIECI BAMBINI PIÙ FELICI DEL MONDO
    1. Il bambino svegliato da due baci: quello di mamma e quello di papà.
    2. Il bambino sudato, dopo aver tanto giocato.
    3. Il bambino che si sente raccontare fiabe.
    4. Il bambino non schiacciato da mille corsi.
    5. Il bambino abbracciato, senza essere soffocato.
    6. Il bambino che qualche volta può andare in bicicletta, da solo, con il papà.
    7. Il bambino che non sente solo parole come “mangiare”, “bere”, “piacere”, “avere”, “volere” ma anche “dovere”, “amore”, “sacrificio”.
    8. Il bambino che non è trattato come le statuine del presepio che possono vedere la luce del sole solo quindici giorni all’anno.
    9. Il bambino che non è obbligato a dimostrare d’essere un genio.
    10. Il bambino che può accarezzare il gattino, toccare la neve, giocare con l’acqua, calpestare le foglie secche in autunno.

    RispondiElimina
  39. Anonimo21/5/19

    insegnamenti che farò a mio figlio:
    - A carn s iett: ci sono più donne che uomini, inoltre sei bello, simpatico e intelligente: nu purtà CUOPP a cas!
    - Nu fa guai... usa sempre i preservativi
    - Niente storie serie prima dei 25 anni. Goditi la giovinezza
    - Niente matrimonio prima dei 30
    - Non abbandonare gli amici per una ragazza
    - Non dire agli amici che esci con una ragazza, se no ti abbandonano loro
    - Niente cafoncelle e niente vampire succhiasangue (succhiasoldi!)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anonimo4/1/20

      dopo il matrimonio spesso le donne cambiano e le leggi le stratutelano...
      da fidanzate fanno le innamorate, le insicure, le gelose...
      ma dopo sposate prendono coraggio... non ti dico dopo che hanno avuto i figli
      quando scegli: attenzione alle stronze subdole, a quelle per l'uguaglianza, a quelle che hanno un lavoro a cui ci tengono...
      scegli: una ragazza rispettosa, all'antica, donna di casa... ma non approfittartene. se hai la fortuna di trovare una donna così rispettala tanto. e vivi felice con la tua famiglia che è una cosa sacra

      Elimina
    2. Anonimo19/7/25

      fai molta attenzione che "dopo i confetti, si vedono i difetti"

      Elimina
    3. Anonimo2/4/26

      Fare lo zerbino non ti farà raccogliere patate

      Elimina
    4. "Nonostante tutto, so essere un vero cavaliere... ma solo con le autentiche dame."

      Elimina
  40. 7 CONSIGLI PER GESTIRE I CAPRICCI DEI BAMBINI
    https://www.nostrofiglio.it/bambino/bambino-1-3-anni/psicologia/capricci-dei-bambini-7

    RispondiElimina
  41. Anonimo10/5/20

    LE FRASI CHE UCCIDONO L'AUTOSTIMA DEI BAMBINI
    1. Sei stupido!
    2. Se fai così, non ti voglio più bene.
    3. Lascia perdere, lo faccio io!
    4. Sei un buono a nulla...
    5. Non sei capace.
    6. Gli altri bambini sono più buoni di te.
    7. Tuo fratello non fa mai i capricci.
    8. Sei un piagnucolone.
    9. Vattene via!
    10. Piangi per niente.
    11. Non ci riuscirai mai.
    12. Non ho tempo, lasciami stare.

    L'autostima è dono più prezioso che puoi fare a tuo figlio... attento al linguaggio che usi!

    RispondiElimina
  42. FATHER FORGETS di W. Livingstone Larned
    Ascolta, figlio: ti dico questo mentre stai dormendo con la manina sotto la guancia e i capelli biondi appiccicati alla fronte. Mi sono introdotto nella tua camera da solo: pochi minuti fa, quando mi sono seduto a leggere la biblioteca, un’ondata di rimorso mi si è abbattuta addosso, e pieno di senso di colpa mi avvicino al tuo letto.

    E stavo pensando a queste cose: ti ho messo in croce, ti ho rimproverato mentre ti vestivi per andare a scuola perché invece di lavarti ti eri solo passato un asciugamani sulla faccia, perché non ti sei pulito le scarpe. Ti ho rimproverato aspramente quando hai buttato la roba sul pavimento.

    A colazione, anche lì ti ho trovato in difetto hai fatto cadere cose sulla tovaglia, hai ingurgitato cibo come un affamato, hai messo i gomiti sul tavolo. Hai spalmato troppo burro sul pane e, quando hai cominciato a giocare e io sono uscito per andare a prendere il treno, ti sei girato, hai fatto ciao ciao con la manina e hai gridato: “Ciao papino!” e io ho aggrottato le sopracciglia e ho risposto: “Su diritto con la schiena!”

    E tutto è ricominciato da capo nel tardo pomeriggio, perché quando sono arrivato eri in ginocchio sul pavimento a giocare alle biglie e si vedevano le calze bucate. Ti ho umiliato davanti agli amici, spedendoti a casa davanti a me. Le calze costano, e se le dovessi comperare tu, le tratteresti con più cura.

    Ti ricordi più tardi come sei entrato timidamente nel salotto dove leggevo, con uno sguardo che parlava dell’offesa subita? Quando ho alzato gli occhi dal giornale, impaziente per l’interruzione, sei rimasto esitante sulla porta. “Che vuoi?” ti ho aggredito brusco. Tu non hai detto niente, sei corse verso di me e mi hai buttato le braccia al collo e mi hai baciato e le tue braccine mi hanno stretto con l’affetto che Dio ti ha messo nel cuore e che, anche se non raccolto, non appassisce mai. Poi te ne sei andato sgambettando giù dalle scale.

    Be’, figlio, è stato subito dopo che mi è scivolato di mano il giornale e mi ha preso un’angoscia terribile. Cosa mi sta succedendo? Mi sto abituando trovare colpe, a sgridare; è questa la ricompensa per il fatto che sei un bambino, non un adulto? Non che non rivolessi bene, beninteso: solo che mi aspettavo troppo dai tuoi pochi anni e insistevo stupidamente a misurarti col metro della mie età.

    E c’era tanto di buono, di nobile, di vero, nel tuo carattere! Il tuo piccolo cuore così grande come l’alba sulle colline. Lo dimostrava il generoso impulso di correre a darmi il bacio della buonanotte. Nient’altro per stanotte, figliolo. Solo che son venuto qui vicino al tuo letto e mi sono inginocchiato, pieno di vergogna.

    È una misera riparazione, lo so che non capiresti questo cose se te le dicessi quando sei sveglio. Ma domani sarò per te un vero papà. Ti sarò compagno, starò male quando tu starai male e riderò quando tu riderai, mi morderò la lingua quando mi saliranno alle labbra parole impazienti. Continuerò a ripetermi, come una formula di rito: “è ancora un bambino, un ragazzino!”

    Ho proprio paura di averti sempre trattato come un uomo. E invece come ti vedo adesso, figlio, tutto appallottolato nel tuo lettino, mi fa capire se sei ancora un bambino. Nel tuo lettino, mi fa capire che sei ancora un bambino. Ieri eri dalla tua mamma, con la testa sulla sua spalla. Ti ho sempre chiesto troppo, troppo.

    Invece di condannare l’operato della gente, cercate piuttosto di capirla. Cercate di immaginare perché la gente fa quello che fa. È molto più utile e interessante che criticare, senza contare che genera simpatia, tolleranza e gentilezza. “Chi tutto sa, tutto perdona.”

    RispondiElimina
  43. "Come trattare gli altri e farseli amici" di Dale Carnegie

    TECNICHE FONDAMENTALI PER TRATTARE CON LA GENTE
    - Non criticate, non condannate, non recriminate.
    - Siate prodighi di apprezzamenti onesti e sinceri.
    - Suscitate negli altri la vostra stessa volontà.

    SEI MODI PER FARSI BENVOLERE
    - Interessatevi sinceramente delle altre persone.
    - Sorridete.
    - Ricordatevi che per una persona il suo nome è il suono più importante e più dolce in qualsivoglia lingua.
    - Siate buoni ascoltatori. Incoraggiate gli altri a parlare di se stessi.
    - Parlate di quello che interessa agli altri.
    - Fate in modo che gli altri si sentano importanti, e cercate sempre di ottenere questo risultato con la massima naturalezza e sincerità.

    COME CONVINCERE IL PROSSIMO A CONDIVIDERE LE VOSTRE OPINIONI
    - Il modo migliore per avere la meglio in una discussione consiste nell'evitarla.
    - Mostrate rispetto per le altrui opinioni. Non dite mai: "Lei ha torto!"
    - Se avete torto, ammettetelo subito e spassionatamente.
    - Cominciate sempre col mostrarvi amici.
    - Fate in modo che il vostro interlocutore sia indotto a rispondere "sì" fin dal principio.
    - Lasciate che i vostri interlocutori chiacchierino quanto vogliono.
    - Date agli altri la sensazione che siano stati loro per primi ad avere l'idea giusta.
    - Cercate onestamente di vedere le cose dal punto di vista del vostro interlocutore.
    - Siate comprensivi nei confronti delle idee e dei desideri altrui.
    - Fate appello ai motivi più nobili.
    - Drammatizzate le vostre idee.
    - Lanciate una sfida.

    ESSERE UN LEADER: COME FAR CAMBIARE OPINIONE AGLI ALTRI SENZA OFFENDERE E SUSCITARE RISENTIMENTI
    - Iniziate sempre con le lodi e l'apprezzamento sincero.
    - Richiamate l'attenzione sugli errori altrui in maniera indiretta.
    - Parlate dei vostri errori prima di sottolineare quelli altrui.
    - Fate domande invece di impartire ordini diretti.
    - Fate in modo che l'altra persona salvi la faccia.
    - Lodate ogni più piccolo progresso. Siate calorosi nell'approvazione e prodighi di lodi.
    - Date agli altri l'impressione di avere una reputazione da difendere.
    - Usate l'incoraggiamento.
    - Mostrate quant'è facile correggere gli errori.
    - Fate sì che l'altra persona sia felice di fare quanto le suggerite.

    RispondiElimina
  44. Anonimo18/6/23

    Sostituisci l'ira con l'ironia!

    RispondiElimina
  45. Anonimo26/7/23

    Ecco una sintesi del libro Il segreto dei bambini felici di Magda Gerber:
    * I bambini sono nati con un'innata capacità di imparare e crescere.
    * I genitori dovrebbero creare un ambiente che supporti questa crescita.
    * I bambini dovrebbero essere trattati con rispetto e fiducia.
    * I genitori dovrebbero ascoltare attentamente i bambini e rispettarne i bisogni.
    * I bambini dovrebbero avere l'opportunità di esplorare e sperimentare.
    * I bambini dovrebbero essere incoraggiati a risolvere i problemi da soli.
    * I genitori dovrebbero aiutare i bambini a sviluppare un senso di autonomia.

    RispondiElimina
  46. Credo che una persona, per diventare più intelligente, debba migliorare la sua capacità di risolvere problemi (problem solving) e questa si ottiene soprattutto mettendolo di fronte a esperienze pratiche, a giocare, ad attività di fantasia, tipo il disegno, costruire qualcosa…

    Ecco idee per hobby, che consiglio di praticare già da piccoli, tra cui: lavorare il legno, giardinaggio, orto sul balcone, campeggio, contatto con la natura, disegnare, astronomia, elettronica, creare programmi e giochini, robotica, sculture col DAS, creare cartoni animati...

    RispondiElimina
  47. Anonimo11/10/23

    Il decalogo del buon papà
    1) Un papà amorevole rispetta la mamma dei suoi figli
    2) Il padre deve soprattutto esserci
    3) Un padre è un modello, che lo voglia o no
    4) Un padre dà sicurezza
    5) Un padre incoraggia e dà forza
    6) Un padre ricorda e racconta
    7) Un padre insegna a risolvere i problemi
    8) Un padre perdona
    9) Il padre è sempre il padre
    10) Un padre chiede scusa

    https://psicoadvisor.com/il-ruolo-del-padre-nelleducazione-dei-figli-il-decalogo-del-papa-24691.html

    RispondiElimina
  48. Anonimo15/10/23

    Arresto cardiaco, anche i bambini riescono a fare il massaggio
    I bambini tra i 10 e i 12 anni, se adeguatamente formati, sono già in grado di eseguire efficacemente le manovre necessarie per soccorrere le persone colpite da arresto cardiaco, come il massaggio cardiaco, mentre a 6 anni riescono a comprendere la situazione di emergenza, contattare i soccorsi e descrivere la situazione di pericolo. (ANSA)

    RispondiElimina
  49. Anonimo14/1/24

    Ecco alcuni suggerimenti su come evitare che i tuoi figli diventino dipendenti degli smartphone e dei social network:
    - Fissa dei limiti e sii coerente. Decidi quante ore al giorno o alla settimana i tuoi figli possono usare i loro smartphone o accedere ai social network. E assicurati di rispettare questi limiti.
    - Dai ai tuoi figli alternative stimolanti. Assicurati che i tuoi figli abbiano altre attività da fare, come giocare all'aperto, leggere, fare arte o fare musica.
    - Sii un buon modello. I tuoi figli imparano guardandoti. Se vuoi che usino meno i loro smartphone e i social network, usa tu stesso meno i tuoi dispositivi.
    - Parlate con i vostri figli del tempo trascorso sui dispositivi elettronici. Spiegate loro i motivi per cui è importante limitare il tempo trascorso sui dispositivi elettronici e fateli partecipare alla creazione di regole.

    Ecco alcuni suggerimenti specifici per i bambini di età inferiore ai 12 anni:
    - Aspetta fino a quando il tuo bambino non abbia almeno 12 anni prima di dargli uno smartphone.
    - Consenti ai tuoi figli di usare i social network solo se hanno almeno 13 anni.
    - Controlla regolarmente il telefono e i profili dei social media dei tuoi figli.
    - Parlate con i vostri figli dei pericoli di internet, come il cyberbullismo e il sexting.

    Ecco alcuni suggerimenti specifici per i bambini di età superiore ai 12 anni:
    - Continua a fissare limiti sul tempo trascorso sui dispositivi elettronici.
    - Incoraggia i tuoi figli a scegliere contenuti che siano appropriati per la loro età e interessi.
    - Parlate con i vostri figli dei rischi dell'uso eccessivo dei dispositivi elettronici, come problemi di salute e problemi relazionali.

    È importante ricordare che ogni bambino è diverso. Ciò che funziona per un bambino potrebbe non funzionare per un altro. È importante essere flessibili e adattare le tue regole in base alle esigenze dei tuoi figli.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anonimo31/5/24

      La letteratura scientifica sull'impatto di Internet e dei social è piuttosto contraddittoria. Alcuni studi ne demonizzano l'uso, altri invece ne sottolineano il potenziale anti-stigma ed il ruolo di facilitatore di connessioni.
      Una survey del 2020 ha ad esempio dimostrato che un uso moderato dei dispositivi digitali (da 1 a 2 ore al giorno) è associata nei bambini a un miglior funzionamento psicosociale, rispetto a un uso blando (meno di un'ora al giorno) o intenso (circa 5 ore).
      Diverso impatto sulla salute mentale è invece l'uso dei social media, che tende a coinvolgere la quotidianità di un individuo, e rispetto ai quali l'astensione produce notevoli cambiamenti nel benessere. (ANSA)

      Elimina
  50. Anonimo15/5/24

    Quel minimo di disciplina quotidiana aiuta i bambini a sviluppare le capacità e le abilità di cui hanno bisogno per avere successo nella vita. E soprattutto, riduce anche la necessità di rimproveri e punizioni eccessivi.

    RispondiElimina
  51. Anonimo11/7/24

    "gioca con me adesso papà, perché quando tu avrai tempo io sarò già cresciuta..."

    RispondiElimina
  52. Anonimo11/7/24

    Un bravo genitore pensa prima ai figli e poi a se stesso.

    RispondiElimina
  53. Anonimo4/11/24

    Cresciamo bambini che sappiano nominare piante e animali, non celebrità e marchi!
    Dr. Joel Gator

    RispondiElimina
  54. Anonimo5/11/24

    Figlio mio, per favore, quando esci fai attenzione a non pestare mai le scarpe a nessuno e se qualcuno dovesse pestarle a te non reagire male.
    Sorridi che quando torni a casa te le pulisco io.
    L'importante è sempre tornare a casa!

    RispondiElimina
  55. Anonimo29/12/24

    Insegna a tuo figlio come essere uomo, prima che le maestre gli insegnino a essere come una femmina.

    RispondiElimina
  56. Anonimo7/1/25

    Non hai abbastanza tempo da trascorrere con i tuoi figli?
    Tienili vicino nei tuoi impegni quotidiani.
    Dagli qualcosa (adatto a un bimbo) per fargli fare quello che stai facendo tu!

    RispondiElimina
  57. Anonimo21/2/25

    Insegna il pensiero critico
    Aiuta tuo figlio a valutare criticamente le azioni degli altri.
    "Solo perché gli altri lo fanno" non significa che sia giusto o sicuro.
    Incoraggialo a farsi domande e a non seguire la massa automaticamente.
    La maggioranza non ha sempre ragione. Anzi, l'opinione della maggioranza è spesso dovuta alla manipolazione mediatica.
    Seguire ciecamente la massa può portare a errori, delusioni e rimpianti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anonimo21/2/25

      Tantissime volte, per problemi molto gravi, si sono sbagliati e di conseguenza sono stati male e noi bene (come per il COVID).

      Elimina
  58. Anonimo1/3/25

    Uso precoce smartphone impatta negativamente risultati a scuola
    Usare precocemente i social network incide negativamente sulle competenze relative alla lingua italiana e alla matematica degli adolescenti.
    Gli studenti che aprono un profilo social in prima media ottengono punteggi mediamente più bassi nelle prove standardizzate di italiano e matematica rispetto a chi aspetta i 14 anni.
    L'indagine ha messo in evidenza anche la pervasività dell'uso dello smartphone: oltre il 50% dei ragazzi lo utilizza spesso o sempre appena sveglio, il 22% lo consulta con la stessa frequenza anche durante la notte, interrompendo il riposo. Inoltre, il 51% ammette di usarlo durante i pasti in famiglia.
    Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla ricerca riguarda il fenomeno della cosiddetta "disuguaglianza di iperconnessione": i ragazzi con meno risorse socio-culturali tendono a essere più esposti a un uso intensivo e meno regolato degli strumenti digitali. I dati mostrano infatti che gli studenti con genitori meno istruiti ricevono il primo smartphone prima rispetto ai coetanei con background più privilegiati. Gli studenti che iniziano prima ottengono risultati peggiori a fine ciclo rispetto a chi aspetta i 14 anni. Il fenomeno è più diffuso tra figli di migranti e di famiglie meno istruite (ANSA)

    RispondiElimina
  59. Anonimo12/3/25

    Non ti uccidere di lavoro per dare il meglio ai tuoi figli… perché, quando cresceranno, non ricorderanno i giocattoli costosi ma i momenti felici passati insieme a te…
    Torna a casa presto dal lavoro e gioca con i tuoi figli.

    RispondiElimina
  60. Anonimo12/3/25

    Effetti negativi delle urla sul bambino:
    - Insicurezza
    - Ritiro sociale
    - Paura di fallire
    - Sensazione di solitudine
    - Sentimento di incomprensione
    - Prospettive pessimistiche

    RispondiElimina
  61. Anonimo27/4/25

    Stimoliamo la curiosità
    Attività interessanti, istruttive, pratiche, piacevoli e che sviluppano l'intelligenza, da proporre ai bimbi ad ogni fascia d’età. Ogni mese potresti dargli uno dei seguenti libri/appunti/esercitazioni su questi argomenti:

    8 anni
    • Libri semplici di attività pratiche
    - Manuale delle Giovani Marmotte
    - Manuale di Yoghi
    - Altri Manuali della Walt Disney

    • Libri per conoscersi
    - Lo sai come siamo fatti?

    • Kit Giochi per imparare l’Artigianato (magari come regalo di compleanno, onomastico…)
    - Fare Vestitini
    - Realizzare Scarpine
    - Cucina (fornetto, gelati…)
    - Imparare il Traforo

    9 anni
    • Attività pratiche avanzate
    - Lettura guide Sopravvivenza e messa in Pratica
    - Il manuale del giovane detective
    - Esperimenti chimici

    • Scienze naturali
    - Guida del Naturalista (Gerald Durrell)
    - Le tracce raccontano (Luigi Boitani)
    - Osservazioni pratiche in natura
    - Microscopia (teoria e pratica)
    - Osservazioni col telescopio (leggi anche "Astronomia for Dummies" e APP "Sky Map")

    • Provare tutti gli sport meno diffusi:
    - Pattini
    - Minigolf
    - Tiro al bersaglio
    - Tiro con arco
    - Imparare a usare le armi delle arti marziali
    https://divertimento-risate-scherzi.blogspot.com/2014/01/divertirsi-da-soli.html?showComment=1716189028102#c46223296290962683


    10 anni
    • Programmare in BASIC e in C
    - Leggi "Crea il tuo software" (no parte Visual Basic)
    - Altri libri
    - Esempi pratici per ogni argomento:
    https://divertimento-risate-scherzi.blogspot.com/2014/01/divertirsi-da-soli.html?showComment=1684055291687#c7903316997721994471

    • Giochi in BASIC e C
    - Leggi le guide specifiche
    - Realizza un semplice ma completo gioco spaziale

    • Programmazione drag-and-drop
    - Creare cartoni animati/storie, giochi, applicazioni… con Scratch
    https://divertimento-risate-scherzi.blogspot.com/2014/01/divertirsi-da-soli.html?showComment=1689572090121#c4256602623319529572
    - Macro con MacroDroid
    https://divertimento-risate-scherzi.blogspot.com/2014/01/divertirsi-da-soli.html?showComment=1739865346355#c801729412114225523
    - Creare applicazioni Android con App Inventor
    Leggi "Creare APP Android in pochi minuti"

    11 anni
    • Elettronica (nozioni e progetti):
    https://divertimento-risate-scherzi.blogspot.com/2014/01/divertirsi-da-soli.html?showComment=1551867580337#c6723050778967373231

    • Arduino

    • Robotica
    - Kit Robot per Arduino

    12 anni
    • Medicina naturale / naturopatia
    - Leggi: Vademecum della Salute e Vademecum del Benessere
    - Nozioni Fitoterapia
    - Nozioni Medicina Ortomolecolare
    - Benessere psicologico: leggi "Vivere momento per momento" di Jon Kabat-Zinn

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anonimo18/8/25

      su 8 anni aggiungi:
      • Mini Ingegneri
      Oltre 100 attività creative per costruire, tagliare, piegare e risolvere
      https://www.tutiendatop.shop/mini-ingegneri

      Elimina
    2. Anonimo6/9/25

      su 12 anni aggiungi:
      • BLS
      https://divertimento-risate-scherzi.blogspot.com/2014/11/bls-primo-soccorso.html

      Elimina
  62. Anonimo25/6/25

    I sistemi di parental control
    Il parental control o filtro famiglia è il sistema che permette ad un genitore di monitorare o bloccare l’accesso a determinate attività da parte del bambino (siti pornografici, immagini violente o pagine con parole chiave) e anche di impostare il tempo di utilizzo di computer, tv, smartphone e tablet.

    RispondiElimina
  63. Anonimo2/10/25

    Smartphone, console, computer… più tardi è possibile.
    Dal momento che glieli dai non apprezzeranno più niente.
    Perché è come avessero avuto tutto.

    RispondiElimina
  64. Anonimo6/1/26

    Il genitore medio guarda il telefono 150 volte al giorno.
    I bambini notano ogni singola volta e il loro cervello lo registra come stress, non come silenzio.

    Sei sicuro di guardare davvero tuo figlio?
    Il genitore medio guarda il telefono 150 volte al giorno.
    I bambini lo notano. Sempre.
    E il loro cervello non registra silenzio, ma disconnessione.
    Quando uno sguardo si abbassa sullo schermo, il bambino lo sente nel corpo: il battito accelera, il cortisolo sale, l’attenzione si spegne.
    Anche 10 secondi di distrazione riducono l’ossitocina, l’ormone del legame (Feldman, 2021; Radesky et al., 2023).
    Non serve trascurarli: bastano centinaia di micro-disconnessioni ogni settimana perché il loro cervello impari ad aspettarsi meno coinvolgimento… e smetta di cercarlo (Cassidy et al., 2023).
    Con il tempo, l’incoerenza diventa un messaggio implicito: “Non sei importante in questo momento.”
    Ripetuto spesso, erode autostima e sicurezza.
    Eppure, il rimedio è semplice.
    Un contatto visivo sincero può aumentare l’ossitocina fino al 50%, ricostruendo fiducia e calma in pochi secondi (Feldman, 2021).
    Anche solo 15-20 minuti di presenza autentica al giorno possono riequilibrare il mondo emotivo di un bambino.

    Piccoli gesti che aiutano:
    Metti il telefono a faccia in giù durante i pasti.
    Se devi usarlo, spiega: “Un secondo, poi torno da te.”
    Crea due momenti “senza schermo” al giorno: mattina e sera.
    Ricorda: la tua calma educa la sua attenzione (Amen, 2023).
    I bambini che si sentono “visti” mostrano meno ansia, più autocontrollo e maggiore motivazione scolastica (Fivush et al., 2019).
    Essere presenti non significa essere perfetti.
    Significa esserci davvero, con lo sguardo, con la voce, con il cuore.

    RispondiElimina
  65. Anonimo31/3/26

    I bambini felici sono i bambini che hanno imparato ad attendere: la riflessione di Luigi Gallimberti e il “marshmallow test”
    “I bambini di oggi hanno tutto, ma sono davvero più felici?”. È la domanda da cui parte la riflessione di Luigi Gallimberti, affrontando un tema sempre più discusso: il rapporto tra benessere materiale e felicità nelle nuove generazioni.
    La risposta è immediata e provocatoria: «Assolutamente no!». Secondo Gallimberti, infatti, «la felicità si ottiene esattamente con il contrario di avere tutto».

    Il paradosso dell’abbondanza
    Il punto centrale del discorso è che l’eccesso di disponibilità non coincide con un maggiore benessere. Al contrario, rischia di ridurre la capacità di apprezzare ciò che si ha.
    Per spiegare questo concetto, Gallimberti richiama un celebre esperimento psicologico: il “marshmallow test”, condotto negli anni Sessanta su bambini di quattro o cinque anni.

    Il valore dell’attesa
    Nel test, ai bambini veniva dato un dolcetto con la possibilità di riceverne un secondo se fossero riusciti ad aspettare un quarto d’ora. “Quelli che hanno aspettato – racconta – lo hanno mangiato con un grandissimo piacere“, maggiore rispetto a chi aveva ceduto subito alla tentazione.
    Ma il dato più interessante emerge nel lungo periodo: alcuni di quei bambini, diventati adulti, hanno mostrato che la capacità di aspettare era associata a una qualità della vita migliore, sotto diversi aspetti personali e relazionali.

    Felicità non è accumulo, ma misura
    Da qui la riflessione conclusiva: la felicità non dipende dalla quantità di piacere immediato, ma dalla capacità di gestirlo nel tempo.
    “Che cosa vuol dire questo?“, si chiede Gallimberti. La risposta è chiara: la felicità “non è legata alla quantità di piacere che ci si procura, ma alla capacità di aspettare, di avvalersene, di goderselo“.

    RispondiElimina
  66. Anonimo25/7/26

    L'ascesa della cultura della dopamina nei bambini
    La vita dei bambini sta accelerando.
    Non si tratta di giudicare, ma di osservare.
    Nessuno di noi ha mai chiesto questa realtà. Né l'abbiamo creata.
    È arrivata più velocemente di quanto il cervello umano sia riuscito a stare al passo e ora ogni famiglia si ritrova a dover gestire da sola la tecnologia che crea dipendenza.
    Non è colpa dei genitori. Sono gli aspetti malsani della tecnologia che prendono il sopravvento.
    La buona notizia è che abbiamo una scelta.
    È in nostro potere scegliere quali aspetti della cultura del rallentamento vogliamo preservare.

    Cultura lenta e tradizionale → Cultura veloce e moderna → Cultura della dopamina
    Viaggi in auto noiosi → DVD sul sedile posteriore → iPad per ogni bambino
    Giocare all'aperto → Giocare con il Game Boy → Giocare a Roblox
    Chiedere al fratello maggiore → Cercare su Google → Chiedere a ChatGPT
    Prendere appunti → Mandare messaggi → Snap streaks
    Teletubbies → Peppa Pig → Cocomelon
    Giochi da tavolo in famiglia → Wii Golf → Giochi sul telefono da soli
    Diario con lucchetto → Blog → Condividere tutta la vita
    Costruire fortini → Costruire con Lego → Minecraft
    Suonare alla porta per un amico → Messenger di MSN → Chat di gruppo
    Sognare ad occhi aperti → Gioco Snake sul Nokia → YouTube Shorts
    Amico immaginario → Amico online → Compagno di IA

    Mick Liuzzi
    https://www.facebook.com/share/p/18K7bydLpE/

    RispondiElimina
  67. Anonimo2/9/26

    La Scacchiera Familiare:
    - Re e Regina
    Le figure sovrane da proteggere a ogni costo e la forza strategica più devastante della scacchiera.
    Sono i Genitori e Figli.

    - Alfieri
    Rappresentano i consiglieri e la diplomazia: forze che non cercano lo scontro frontale, ma agiscono per vie traverse. Sono una guida strategica e morale di lungo termine che traccia la direzione per il domani.
    Esempi: libri, AI, YouFunny, siti web, mentori, allenatori sportivi, consulenti finanziari, sacerdoti, psicoterapeuti…

    - Cavalli
    Rappresentano la forza d'intervento rapido, la velocità d'azione e l'attacco a sorpresa, a cui affidarsi per superare le emergenze. È l'unico pezzo in grado di "saltare" le altre unità, simboleggiando la capacità di scavalcare le linee nemiche.
    Esempi: attrezzature d’emergenze, tecnici e artigiani di pronto intervento, medici d’emergenza, legali, farmaci…

    - Torri
    Rappresentano la fortezza difensiva che simboleggia la stabilità e la protezione incrollabile del regno. Controllano grandi distanze e partecipano direttamente all'arrocco per mettere al sicuro il Re.
    Esempi: casa, patrimoni, immobili…

    - Pedoni
    Rappresentano la fanteria, ossia i soldati che fanno da scudo, attutiscono le difficoltà e creano un ambiente sicuro in cui crescere. Possono muoversi solo in avanti, riflettendo una rigidità che non può arretrare.
    Esempi: forze dell’ordine, medici, stile di vita, famiglia, amici, vicini, sistemi antintrusione…

    RispondiElimina

Rispetta la regola delle tre "S" quando scrivi i consigli: Sintetici, Semplici e Super-efficaci!