Innanzitutto compra solo frutta e verdura di origine Italiana, perché a differenza di quella estera, si usano pesticidi a bassa tossicità. Quindi evita: ananas, banane, kiwi, avocado, pompelmi… Cambia sempre il posto dove li compri e vai solo nelle grandi distribuzioni con un marchio riconosciuto, perché fanno tantissimi controlli per evitare danni d’immagine.
Scegli inoltre solo frutta e verdura di stagione. In alto a destra di questo blog, precisamente nell’area “In Prima Pagina”, troverai un post con gli eventi del mese in corso, dove sarà elencata anche la frutta e la verdura di questo periodo e consigli per abbinarla per mangiare “arcobaleno”.
Non prendere la frutta più bella, più grande, più luccicante (sarebbe quella che sembra finta), meglio scegliere quella opaca. Scegli la frutta che sembra caduta da un albero. Scegli quella col difetto, quella piccolina. Un frutto è buono se c’è il verme.
Quando mangi la frutta, lascia la buccia ma scava la parte intorno ai 2 piccioli, dove si accumulano metalli pesanti e tossine. Dove possibile, consuma verdure crude o poco cotte.
Riconoscere prodotti OGM Molti cibi di uso comune possono contenere ingredienti derivati da OGM. Vivendo in Europa, evitarli è più facile, in quanto per legge è obbligatorio che i prodotti abbiano un'etichetta specifica, con la dicitura OGM.
Troppo spesso confondiamo il termine “consumare preferibilmente entro” con “consumare entro” (data di scadenza) e spaventati per la nostra salute, buttiamo cibo che invece può essere consumato tranquillamente. La data contrassegnata in “consumare preferibilmente entro” indica soltanto la finestra temporale entro la quale si conservano le caratteristiche gustative o nutrizionali di un alimento, senza con questo comportare rischi per la salute in caso di superamento seppur limitato della stessa. Quindi superata questa data è ancora possibile consumare il prodotto, a differenza della data di scadenza indicata con la voce “consumare entro”.
1. Profumo Il pesce fresco profuma. Profuma di mare, di iodio, di salsedine. Sembrerà banale, ma l’odore di una pescheria o di un mercato del pesce è il primo indizio sulla freschezza della materia prima. Fuggite se sentite un odore poco gradevole, peggio ancora se coperto dall’ammoniaca che spesso viene utilizzata per disinfettare il pesce e ritardarne la putrefazione (soprattutto per i crostacei).
2. Corpo brillante Il pesce fresco è ancora avvolto da un film lucido (muco cutaneo) che rende la pelle brillante e cangiante alla luce. Il pesce non fresco o decongelato perde questa caratteristica e la pelle si presenta opaca. Questa caratteristica si ritrova anche al tatto: il pesce fresco è viscido e scivoloso tra le mani.
3. Colore Il colore del pesce non è mai monocromatico. Il pesce fresco ha un colore brillante e con sfumature (verdastre/bluastre se si parla di ortate, alici, sgombi, spigole…) che cambiano sotto la luce.
4. Occhio vivo Un occhio vivo, ancora gonfio (che esce leggermente dal bulbo oculare) e con la pupilla nera è sinonimo di freschezza; un occhio spento, incavato e con la pupilla grigia.
5. Rigidità Quando il pescivendolo prenderà in mano il pesce che state per comprare, deve avere una certa rigidità del corpo. Questa considerazione non è valida per calamari, seppie, polipi.
6. Offerte speciali Diffidate dalle offerte speciali. In genere (soprattutto nella grande distribuzione) il pesce in sconto è quello più vecchio che, per necessità , deve essere smaltito.
Sono sempre da preferire pesci a ciclo vitale breve, per non spazzar via, con un acquisto, decenni di vita! Inoltre, pesci più grossi e longevi accumulano maggiori quantità di sostanze tossiche presenti nei nostri mari.
Come riconoscere le uova fresche - Riempite una ciotola con acqua e sale poi immergetevi l’uovo. Se l’uovo rimane sul fondo in posizione orizzontale, vuol dire che è fresco; se invece si posiziona in verticale è meno fresco; peggio ancora se risale in superficie, vuol dire che è vecchio: in questo caso non utilizzatelo! - Prendete il vostro uovo, posizionatelo vicino all’orecchio e agitatelo: se non percepite alcun movimento significa che è fresco; se invece avvertite un movimento interno del tuorlo e dell’albume significa che l’uovo è vecchio.
Come riconoscere la qualità del prosciutto crudo - Il grasso deve essere presente sulla parte esterna e quasi assente nella zona centrale. - Si può riconoscere un buon prodotto dalla coloritura della carne che deve mantenersi d'un rosa vivo. Generalmente la carne del prosciutto crudo non deve avere colorito scuro. - La parte iniziale di un prosciutto crudo non è tra le migliori. Mentre la parte finale è migliore.
Verificare se il latte fresco è avariato Specie d’estate. Bollire una piccola quantità di latte. Se escono dei pezzetti solidi significa che è avariato.
Mangia meno dagli scaffali e più dalla terra Ci sarà un motivo per cui i prodotti freschi sono molto più costosi di quelli confezionati!
Impara a fare tutto in casa (merendine, pasta, pane, formaggio, biscotti, yogurt...) e a coltivare tutto ciò che puoi, anche con un piccolo orto sul balcone. Facendo così eviti di mangiare conservanti, pesticidi e altri agenti chimici. Oppure compra da agricoltori locali di fiducia o dai GAS (Gruppi Acquisto Solidale) gli alimenti base: olio, vino, uova, latte, farina, frutta, verdura, legumi...
Lo yogurt non deve essere crema di yogurt, deve avere solo latte fermentato, poi deve essere bianco, intero e senza frutta, perché in realtà utilizzano sciroppi.
Tra le più gravi forme di intossicazione alimentare vi è quella del botulino. In genere si può trovare in conserve e yogurt di produzione domestica.
I sintomi caratteristici del botulismo solitamente compaiono entro le circa 24-72 ore dall’ingestione dell’alimento contaminato e consistono nello sdoppiamento della vista, difficoltà di messa a fuoco, difficoltà a tenere le palpebre aperte, dilatazione delle pupille, secchezza delle fauci e difficoltà di deglutizione, stitichezza. Nelle forme più gravi si può arrivare all’arresto respiratorio e in rarissimi casi alla morte.
Non appena ci si accorge della gravità della sintomatologia occorre recarsi in ospedale dove c’è il centro antiveleni. Informati preventivamente quello più vicino alla tua città. Ad esempio a Napoli c'è il Cardarelli: Via Antonio Cardarelli, 9 081/747.28.70 081/747.11.11
Il trattamento con l’antitossina è efficace soltanto nei primi giorni dopo l’assunzione dell’alimento contaminato, in quanto agisce sulla tossina che si trova circolante a livello sanguigno e non ha azione sulla tossina che ha già danneggiato le terminazioni nervose. Anche se il recupero può essere molto lento, la malattia si risolve totalmente e tutte le terminazioni nervose danneggiate riacquistano la loro funzionalità.
In generale, come si può preparare una conserva fatta in casa in modo che sia sicura? In casa è possibile preparare in sicurezza tutte quelle conserve che non necessitano di sterilizzazione. Si possono quindi preparare sott’aceti, alimenti in salamoia, marmellate e confetture. I sott’aceti devono essere preparati facendo bollire le verdure con una soluzione fatta al 50% da acqua e 50% da aceto di vino (utilizzare un aceto che contenga almeno il 5% di acido acetico - tale indicazione si trova riportata in etichetta). Scolarle e lasciarle asciugare avvolte in un canovaccio pulito. Successivamente invasare e ricoprire di olio, lasciando uno spazio vuoto tra il coperchio e il livello dell’olio di un paio di centimetri. È importante che le verdure siano completamente coperte dall’olio (esistono appositi distanziatori per uso alimentare che possono essere utilizzati per impedire che le verdure fuoriescano dall’olio). Per quanto riguarda le conserve in salamoia, bisogna usare una soluzione acquosa contenente almeno il 15% di sale da cucina (150 g di sale ogni litro di acqua). Se per esempio si preparano le olive in salamoia, non deve essere tolto quel velo biancastro che si forma sul pelo libero della salamoia, in quanto si tratta di microrganismi che servono per far avvenire la naturale fermentazione e maturazione dell’oliva. Trascorso il periodo di maturazione, le olive si sgocciolano e si invasano immergendole completamente in una nuova salamoia. Immediatamente prima del consumo possono essere lavate con acqua fresca in modo da eliminare gli eccessi di sale.
E per quanto riguarda le conserve dolci, marmellate e confetture? Marmellate e confetture dovrebbero essere fatte con ricette tradizionali che prevedono l’impiego di frutta e zucchero in pari quantità. Contenuti minori di zucchero potrebbero permettere alterazioni della conserva, anche se non necessariamente a carico del botulino. Per quanto riguarda poi il pesto, di cui si è molto parlato a seguito dei recente fatto di cronaca, a livello domestico è consigliabile la preparazione e la porzionatura in bicchieri di plastica da congelare. Al momento dell’uso scongelare il quantitativo necessario e conservare eventuali eccedenze in frigorifero, avendo premura di consumarle prima possibile (entro 3-4 giorni). Tutte le conserve, sia di preparazione domestica che industriale, una volta aperte devono essere conservate in frigorifero per tempi ridotti. È quindi consigliabile acquistare o preparare conserve in formati compatibili con il proprio consumo.
Come scegliere un buon Melone - bussare leggermente sulla sua buccia con una mano stretta a pugno. Se da questa operazione otterrete un suono sordo, allora il vostro melone sarà maturo. Evitate di acquistare invece quei frutti che vi trasmettono un rimbombo vuoto. - via libera all'acquisto se notate che il picciolo non risulta secco, bensì morbido e tendente a staccarsi facilmente.
Come scegliere una buona Anguria - la più importante indicazione di una buona anguria è data dalla possibilità di individuare striature o chiazze gialle sulla sua buccia. - bisogna porre attenzione alla presenza del picciolo, che non dovrà essere secco. - anche per l'anguria vale il trucco del suono da ottenere picchiettandone l'esterno (in questo caso dovrà trattarsi di un suono di "vuoto")
Come scegliere le Castagne Anzitutto la buccia, che deve essere totalmente integra, asciutta e presentare un colore scuro brillante.
Se, al contrario, notate un colore opaco o un aspetto polveroso, fate attenzione, molto probabilmente la castagna è guasta. Se invece vi sono dei piccoli buchi, la castagna contiene senza dubbio dei parassiti. E se ancora la sua buccia è rugosa e non facilmente staccabile dalla polpa allora il frutto è decisamente vecchio.
Una castagna per essere sana deve essere anche dura al tatto e pesante, se molle e leggera è probabile che al suo interno si siano formati dei parassiti e delle larve.
Prima di acquistarle è sempre buona norma controllarne l’origine. A tale scopo è preferibile indirizzarsi verso le castagne vendute in retine, perché dotate di un’etichetta in cui sono raccolte tutte le informazioni circa il prodotto. Al contrario, per le castagne non confezionate, non è possibile avere alcuna informazione certificata, per cui c’è il rischio che un prodotto non italiano possa essere spacciato per tale.
Cereali e Legumi Non consumare cereali e legumi con muffe. Comprarli in posti sicuri e dove ne vendono parecchi. Non conservarli troppo tempo neanche a casa. Tenerli lontani dal caldo umido (cucina).
L'uomo non ha mai mangiato come mangia oggi. Anche il cibo più semplice, il pane quotidiano in occidente o la ciotola di riso in oriente, nel corso dell'ultimo secolo, è profondamente cambiato.
La pratica della raffinazione dei cereali, introdotta verso la fine del diciannovesimo secolo con l'invenzione dei mulini di acciaio industriali, consentì grandi vantaggi commerciali perché, allontanando la crusca e il germe, i prodotti raffinati si conservano a lungo senza irrancidire. Con la raffinazione, però, si perdono fibre, vitamine, acidi grassi essenziali e altre sostanze nutrienti contenute nei semi.
Questa pratica industriale all'inizio del secolo scorso causò vere e proprie epidemie di malattie da carenza vitaminica. La cultura medica dominante in quegli anni riteneva che queste malattie fossero causate da batteri o virus, ma negli anni trenta i primi epidemiologi della nutrizione scoprirono ad esempio che il beri-beri era causato dalla perdita di tiamina (Vit Bl) nella raffinazione dei cereali e che la pellagra era causata dalla non disponibilità di acido nicotinico in chi mangiava quasi esclusivamente granoturco, la cui farina veniva consumata senza il pretrattamento con calce tipico dei paesi di origine di questo cereale, che rende disponibile la vitamina PP (previene pellagra).
Queste scoperte importantissime fecero sorgere un nuovo paradigma di sanità pubblica che da un lato consentiva di prevenire le malattie da carenza vitaminica e dall'altro soddisfaceva l'esigenza dell'industria: la fortificazione dei cibi con le sostanze sottratte dai processi di raffinazione e il business degli integratori.
Il business della raffinazione e della fortificazione è tuttora in grande espansione, ma le epidemie di oggi - l'aterosclerosi, il diabete, l'osteoporosi, il cancro, l'Alzheimer - hanno cause complesse e non sono semplici malattie da carenza di questo o quel nutriente. La raffinazione dei cibi favorisce anche queste malattie, come dimostrano le ricerche che ne riscontrano una minore incidenza nei consumatori abituali di cereali integrali, ma è illusorio pensare di poter sostituire la naturale ricchezza di sostanze nutritive che si perde nella raffinazione fortificando i cibi con una manciata di minerali e vitamine, o modificandone i geni per aumentare questa o quella sostanza, o con una pillola magica.
La ragione per cui oggi preferiamo i cibi raffinati, e per cui l'industria raffina sempre più, è forse perché sono più soffici, c'è meno da masticare e, essendo più rapidamente digeriti dall'amilasi salivare, sono più dolci. L'industria aggiunge zucchero o altri dolcificanti nel pane, nelle fette biscottate, nei piselli in scatola, nelle aringhe, nei succhi di frutta, nei sughi pronti, anche nella senape e nella maionese. È invece sufficiente una buona cucina, e una buona masticazione, per gustare con grande piacere anche i cibi non raffinati.
La farina bianca, che tutti conosciamo e utilizziamo, altro non è che il frutto di un processo industriale chiamato “raffinazione”.
I chicchi di grano vengono macinati da specifici macchinari, i quali li privano del germe, ovvero il cuore nutritivo contenente aminoacidi, acidi grassi, sali minerali, vitamine del gruppo B e vitamine E, e della crusca, la parte più esterna particolarmente ricca di fibre.
Attraverso questo procedimento si ottiene una farina molto setosa e leggera, in grado di essere conservata a lungo, ma decisamente povera di elementi nutritivi e troppo ricca di zuccheri. Come tutti i prodotti raffinati, il suo uso abituale comporta un aumento del tasso di glicemia e un maggior accumulo di grassi depositati.
I nutrizionisti ci avvertono che i composti nascosti nella parte più esterna dei chicchi sono tanti e tramite la raffinazione vengono tolti all’alimentazione quotidiana sia nel riso che nelle farine usate per pane e pasta. Davvero una grave perdita per la salute, dato che queste sostanze, nel loro insieme, possono avere così tanti benefici da farci addirittura vivere più a lungo.
Sono più di 30 i costituenti del seme di grano intero che contribuiscono a proteggere la circolazione e il cuore. Almeno una trentina hanno un sinergico effetto antiossidante. Alcuni polifenoli, lignine e acido fitico, proteggono l’apparato digerente; l’acido ferulico aiuta il colon; colina e betaina possono proteggere fegato e apparato cardiovascolare. Insomma, abbinare le fibre ai biocomposti può essere una risorsa protettiva per apparato digerente, cuore, funzioni cerebrali e contrastare depressione, ansia, diabete ad anche tumori.
Inoltre il consumo di cibo integrale può aiutare a tenere il peso sotto controllo non solo perché la fibra di cui sono ricchi riempie lo stomaco in assenza si un apporto calorico, ma anche perché, rispetto agli alimenti raffinati, contengono una quota maggiore di amidi-resistenti meno aggredibili da parte dei succhi intestinali e di conseguenza riducono il rischio di diabete.
La maggior parte della farina e dei prodotti integrali è costituito in realtà da farina di tipo 0 a cui viene aggiunto un quantitativo minimo di crusca già raffinata in precedenza, quindi priva di sostanze nutritive. Si tratta, perciò, di prodotti doppiamente processati ma venduti come più salutari. E quindi assicurarsi di assumere cibi realizzati con vera farina integrale è fondamentale: • il vero alimento integrale, che sia pane o pasta, ha un colore scuro omogeneo • quello ottenuto da farina e crusca raffinate è di base bianco, costellato dai puntini scuri della crusca.
Vera farina integrale: come riconoscerla? Molte persone scelgono di mangiare pane, pasta e prodotti realizzati con farine integrali in quanto migliori a livello nutrizionale e più sani. Quando si va al supermercato, però, ci si trova di fronte ad una serie di farine e prodotti che seppur etichettati come integrali, in realtà proprio integrali non sono.
Ciò è perfettamente legale, nel senso che la legge n.187 del 9 febbraio 2001 stabilisce che una farina può definirsi integrale quando il tasso di ceneri (minerali) è compreso tra 1,30 e 1,70 su cento parti di sostanza secca. Ciò significa che si può etichettare come integrale anche un prodotto realizzato con farina raffinata a cui è stata aggiunta successivamente della crusca per renderla più scura. La maggior parte delle farine “integrali” in commercio e i prodotti “integrali” sono realizzati proprio così.
Il motivo principale per cui i produttori scelgono di fare ciò è che le farine davvero integrali si conservano per un tempo decisamente minore rispetto a quelle raffinate, si ha ovviamente invece tutto l’interesse a realizzare dei prodotti che si deteriorano molto lentamente in modo tale che possano rimanere sugli scaffali dei supermercati più a lungo.
Come difendersi da questo? Innanzitutto leggendo l’etichetta dei prodotti o della farina che volete acquistare. L’ingrediente base deve essere solamente farina integrale e non farina bianca (0- 00) più crusca o cruschello, altrimenti i benefici di scegliere integrale si azzerano e comprerete a caro prezzo prodotti di scarsa qualità. Nel caso dei prodotti già pronti, poi, si può guardare anche il colore che deve essere generalmente scuro e abbastanza uniforme non chiaro con dei puntini più scuri (altrimenti si tratta appunto della crusca aggiunta).
DOVE TROVARE LA VERA FARINA INTEGRALE Nei tradizionali supermercati è davvero difficile trovare dell’originale farina integrale. Certamente le farine integrali biologiche sono le più sicure da acquistare, anche se è sempre bene leggere l’etichetta perché il problema dell’aggiunta di crusca si può sempre presentare. La scelta migliore è senza dubbio quella di acquistare farine integrali non solo biologiche ma anche macinate a pietra e se possibile prodotte da piccoli agricoltori locali, la data di scadenza sarà più ravvicinata ma la farina sarà certamente di ottima qualità. Recatevi quindi in un negozio di alimentazione biologica, al mercato o direttamente da qualche produttore di fiducia.
Alternativa per i veri cultori dei prodotti fatti in casa è quella di acquistare un piccolo mulino casalingo e macinare la farina fresca ogni volta che serve procurandosi, se possibile sempre da piccoli produttori della zona, del grano biologico.
Per quanto riguarda il pane, è davvero difficilissimo trovarlo realmente integrale. Chiedete nei negozi biologici oppure, meglio ancora, preparatelo da soli in casa con pasta madre.
Non basta sciacquare, questi sono i migliori metodi per rimuovere i pesticidi da frutta e verdura Questo è probabilmente il modo migliore per lavare frutta e verdura: una miscela di circa 28 grammi di bicarbonato mescolata con circa 3 litri d’acqua. E ci sono voluti dai 12 ai 15 minuti di ammollo per rimuovere completamente i pesticidi.
Innanzitutto compra solo frutta e verdura di origine Italiana, perché a differenza di quella estera, si usano pesticidi a bassa tossicità.
RispondiEliminaQuindi evita: ananas, banane, kiwi, avocado, pompelmi…
Cambia sempre il posto dove li compri e vai solo nelle grandi distribuzioni con un marchio riconosciuto, perché fanno tantissimi controlli per evitare danni d’immagine.
Scegli inoltre solo frutta e verdura di stagione.
In alto a destra di questo blog, precisamente nell’area “In Prima Pagina”, troverai un post con gli eventi del mese in corso, dove sarà elencata anche la frutta e la verdura di questo periodo e consigli per abbinarla per mangiare “arcobaleno”.
Ecco l’elenco completo:
- Gennaio
- Febbraio
- Marzo
- Aprile
- Maggio
- Giugno
- Luglio
- Agosto
- Settembre
- Ottobre
- Novembre
- Dicembre
Non prendere la frutta più bella, più grande, più luccicante (sarebbe quella che sembra finta), meglio scegliere quella opaca.
EliminaScegli la frutta che sembra caduta da un albero. Scegli quella col difetto, quella piccolina.
Un frutto è buono se c’è il verme.
Quando mangi la frutta, lascia la buccia ma scava la parte intorno ai 2 piccioli, dove si accumulano metalli pesanti e tossine.
Dove possibile, consuma verdure crude o poco cotte.
Riconoscere prodotti OGM
RispondiEliminaMolti cibi di uso comune possono contenere ingredienti derivati da OGM.
Vivendo in Europa, evitarli è più facile, in quanto per legge è obbligatorio che i prodotti abbiano un'etichetta specifica, con la dicitura OGM.
Troppo spesso confondiamo il termine “consumare preferibilmente entro” con “consumare entro” (data di scadenza) e spaventati per la nostra salute, buttiamo cibo che invece può essere consumato tranquillamente.
RispondiEliminaLa data contrassegnata in “consumare preferibilmente entro” indica soltanto la finestra temporale entro la quale si conservano le caratteristiche gustative o nutrizionali di un alimento, senza con questo comportare rischi per la salute in caso di superamento seppur limitato della stessa. Quindi superata questa data è ancora possibile consumare il prodotto, a differenza della data di scadenza indicata con la voce “consumare entro”.
Riconoscere il pesce fresco
RispondiElimina1. Profumo
Il pesce fresco profuma. Profuma di mare, di iodio, di salsedine. Sembrerà banale, ma l’odore di una pescheria o di un mercato del pesce è il primo indizio sulla freschezza della materia prima. Fuggite se sentite un odore poco gradevole, peggio ancora se coperto dall’ammoniaca che spesso viene utilizzata per disinfettare il pesce e ritardarne la putrefazione (soprattutto per i crostacei).
2. Corpo brillante
Il pesce fresco è ancora avvolto da un film lucido (muco cutaneo) che rende la pelle brillante e cangiante alla luce. Il pesce non fresco o decongelato perde questa caratteristica e la pelle si presenta opaca. Questa caratteristica si ritrova anche al tatto: il pesce fresco è viscido e scivoloso tra le mani.
3. Colore
Il colore del pesce non è mai monocromatico. Il pesce fresco ha un colore brillante e con sfumature (verdastre/bluastre se si parla di ortate, alici, sgombi, spigole…) che cambiano sotto la luce.
4. Occhio vivo
Un occhio vivo, ancora gonfio (che esce leggermente dal bulbo oculare) e con la pupilla nera è sinonimo di freschezza; un occhio spento, incavato e con la pupilla grigia.
5. Rigidità
Quando il pescivendolo prenderà in mano il pesce che state per comprare, deve avere una certa rigidità del corpo. Questa considerazione non è valida per calamari, seppie, polipi.
6. Offerte speciali
Diffidate dalle offerte speciali. In genere (soprattutto nella grande distribuzione) il pesce in sconto è quello più vecchio che, per necessità , deve essere smaltito.
Sono sempre da preferire pesci a ciclo vitale breve, per non spazzar via, con un acquisto, decenni di vita! Inoltre, pesci più grossi e longevi accumulano maggiori quantità di sostanze tossiche presenti nei nostri mari.
EliminaCome riconoscere le uova fresche
RispondiElimina- Riempite una ciotola con acqua e sale poi immergetevi l’uovo. Se l’uovo rimane sul fondo in posizione orizzontale, vuol dire che è fresco; se invece si posiziona in verticale è meno fresco; peggio ancora se risale in superficie, vuol dire che è vecchio: in questo caso non utilizzatelo!
- Prendete il vostro uovo, posizionatelo vicino all’orecchio e agitatelo: se non percepite alcun movimento significa che è fresco; se invece avvertite un movimento interno del tuorlo e dell’albume significa che l’uovo è vecchio.
Come riconoscere la qualità del prosciutto crudo
RispondiElimina- Il grasso deve essere presente sulla parte esterna e quasi assente nella zona centrale.
- Si può riconoscere un buon prodotto dalla coloritura della carne che deve mantenersi d'un rosa vivo. Generalmente la carne del prosciutto crudo non deve avere colorito scuro.
- La parte iniziale di un prosciutto crudo non è tra le migliori. Mentre la parte finale è migliore.
Verificare se il latte fresco è avariato
RispondiEliminaSpecie d’estate. Bollire una piccola quantità di latte. Se escono dei pezzetti solidi significa che è avariato.
Mangia meno dagli scaffali e più dalla terra
RispondiEliminaCi sarà un motivo per cui i prodotti freschi sono molto più costosi di quelli confezionati!
Impara a fare tutto in casa (merendine, pasta, pane, formaggio, biscotti, yogurt...) e a coltivare tutto ciò che puoi, anche con un piccolo orto sul balcone.
Facendo così eviti di mangiare conservanti, pesticidi e altri agenti chimici.
Oppure compra da agricoltori locali di fiducia o dai GAS (Gruppi Acquisto Solidale) gli alimenti base: olio, vino, uova, latte, farina, frutta, verdura, legumi...
Per approfondire:
- Come Fare un Orto sul Balcone
- Come Fare in Casa
Lo yogurt non deve essere crema di yogurt, deve avere solo latte fermentato, poi deve essere bianco, intero e senza frutta, perché in realtà utilizzano sciroppi.
RispondiEliminaTra le più gravi forme di intossicazione alimentare vi è quella del botulino.
RispondiEliminaIn genere si può trovare in conserve e yogurt di produzione domestica.
I sintomi caratteristici del botulismo solitamente compaiono entro le circa 24-72 ore dall’ingestione dell’alimento contaminato e consistono nello sdoppiamento della vista, difficoltà di messa a fuoco, difficoltà a tenere le palpebre aperte, dilatazione delle pupille, secchezza delle fauci e difficoltà di deglutizione, stitichezza. Nelle forme più gravi si può arrivare all’arresto respiratorio e in rarissimi casi alla morte.
Non appena ci si accorge della gravità della sintomatologia occorre recarsi in ospedale dove c’è il centro antiveleni.
Informati preventivamente quello più vicino alla tua città. Ad esempio a Napoli c'è il Cardarelli:
Via Antonio Cardarelli, 9
081/747.28.70
081/747.11.11
Il trattamento con l’antitossina è efficace soltanto nei primi giorni dopo l’assunzione dell’alimento contaminato, in quanto agisce sulla tossina che si trova circolante a livello sanguigno e non ha azione sulla tossina che ha già danneggiato le terminazioni nervose. Anche se il recupero può essere molto lento, la malattia si risolve totalmente e tutte le terminazioni nervose danneggiate riacquistano la loro funzionalità.
In generale, come si può preparare una conserva fatta in casa in modo che sia sicura?
In casa è possibile preparare in sicurezza tutte quelle conserve che non necessitano di sterilizzazione. Si possono quindi preparare sott’aceti, alimenti in salamoia, marmellate e confetture.
I sott’aceti devono essere preparati facendo bollire le verdure con una soluzione fatta al 50% da acqua e 50% da aceto di vino (utilizzare un aceto che contenga almeno il 5% di acido acetico - tale indicazione si trova riportata in etichetta). Scolarle e lasciarle asciugare avvolte in un canovaccio pulito. Successivamente invasare e ricoprire di olio, lasciando uno spazio vuoto tra il coperchio e il livello dell’olio di un paio di centimetri. È importante che le verdure siano completamente coperte dall’olio (esistono appositi distanziatori per uso alimentare che possono essere utilizzati per impedire che le verdure fuoriescano dall’olio).
Per quanto riguarda le conserve in salamoia, bisogna usare una soluzione acquosa contenente almeno il 15% di sale da cucina (150 g di sale ogni litro di acqua). Se per esempio si preparano le olive in salamoia, non deve essere tolto quel velo biancastro che si forma sul pelo libero della salamoia, in quanto si tratta di microrganismi che servono per far avvenire la naturale fermentazione e maturazione dell’oliva. Trascorso il periodo di maturazione, le olive si sgocciolano e si invasano immergendole completamente in una nuova salamoia. Immediatamente prima del consumo possono essere lavate con acqua fresca in modo da eliminare gli eccessi di sale.
E per quanto riguarda le conserve dolci, marmellate e confetture?
Marmellate e confetture dovrebbero essere fatte con ricette tradizionali che prevedono l’impiego di frutta e zucchero in pari quantità. Contenuti minori di zucchero potrebbero permettere alterazioni della conserva, anche se non necessariamente a carico del botulino.
Per quanto riguarda poi il pesto, di cui si è molto parlato a seguito dei recente fatto di cronaca, a livello domestico è consigliabile la preparazione e la porzionatura in bicchieri di plastica da congelare. Al momento dell’uso scongelare il quantitativo necessario e conservare eventuali eccedenze in frigorifero, avendo premura di consumarle prima possibile (entro 3-4 giorni).
Tutte le conserve, sia di preparazione domestica che industriale, una volta aperte devono essere conservate in frigorifero per tempi ridotti. È quindi consigliabile acquistare o preparare conserve in formati compatibili con il proprio consumo.
Come sterilizzare i barattoli per le conserve fatte in casa
Eliminahttps://www.ideegreen.it/come-sterilizzare-vasetti-di-vetro-46465.html
Come scegliere un buon Melone
RispondiElimina- bussare leggermente sulla sua buccia con una mano stretta a pugno. Se da questa operazione otterrete un suono sordo, allora il vostro melone sarà maturo.
Evitate di acquistare invece quei frutti che vi trasmettono un rimbombo vuoto.
- via libera all'acquisto se notate che il picciolo non risulta secco, bensì morbido e tendente a staccarsi facilmente.
- Prendi quello con strisce arancioni e non verdi
Elimina- Prendi possibilmente il melone Cantalupo anziché quello retato
Come scegliere una buona Anguria
RispondiElimina- la più importante indicazione di una buona anguria è data dalla possibilità di individuare striature o chiazze gialle sulla sua buccia.
- bisogna porre attenzione alla presenza del picciolo, che non dovrà essere secco.
- anche per l'anguria vale il trucco del suono da ottenere picchiettandone l'esterno (in questo caso dovrà trattarsi di un suono di "vuoto")
deve avere la macchia gialla sull'estremità
EliminaSe dividi l'anguria a metà, mangiala in modo alternato: a pranzo le fette di una metà e a cena le fette dell'altra metà. Altrimenti fa la muffa
EliminaCome scegliere le Castagne
RispondiEliminaAnzitutto la buccia, che deve essere totalmente integra, asciutta e presentare un colore scuro brillante.
Se, al contrario, notate un colore opaco o un aspetto polveroso, fate attenzione, molto probabilmente la castagna è guasta. Se invece vi sono dei piccoli buchi, la castagna contiene senza dubbio dei parassiti. E se ancora la sua buccia è rugosa e non facilmente staccabile dalla polpa allora il frutto è decisamente vecchio.
Una castagna per essere sana deve essere anche dura al tatto e pesante, se molle e leggera è probabile che al suo interno si siano formati dei parassiti e delle larve.
Prima di acquistarle è sempre buona norma controllarne l’origine. A tale scopo è preferibile indirizzarsi verso le castagne vendute in retine, perché dotate di un’etichetta in cui sono raccolte tutte le informazioni circa il prodotto. Al contrario, per le castagne non confezionate, non è possibile avere alcuna informazione certificata, per cui c’è il rischio che un prodotto non italiano possa essere spacciato per tale.
Cereali e Legumi
RispondiEliminaNon consumare cereali e legumi con muffe.
Comprarli in posti sicuri e dove ne vendono parecchi.
Non conservarli troppo tempo neanche a casa.
Tenerli lontani dal caldo umido (cucina).
L'uomo non ha mai mangiato come mangia oggi. Anche il cibo più semplice, il pane quotidiano in occidente o la ciotola di riso in oriente, nel corso dell'ultimo secolo, è profondamente cambiato.
RispondiEliminaLa pratica della raffinazione dei cereali, introdotta verso la fine del diciannovesimo secolo con l'invenzione dei mulini di acciaio industriali, consentì grandi vantaggi commerciali perché, allontanando la crusca e il germe, i prodotti raffinati si conservano a lungo senza irrancidire. Con la raffinazione, però, si perdono fibre, vitamine, acidi grassi essenziali e altre sostanze nutrienti contenute nei semi.
Questa pratica industriale all'inizio del secolo scorso causò vere e proprie epidemie di malattie da carenza vitaminica. La cultura medica dominante in quegli anni riteneva che queste malattie fossero causate da batteri o virus, ma negli anni trenta i primi epidemiologi della nutrizione scoprirono ad esempio che il beri-beri era causato dalla perdita di tiamina (Vit Bl) nella raffinazione dei cereali e che la pellagra era causata dalla non disponibilità di acido nicotinico in chi mangiava quasi esclusivamente granoturco, la cui farina veniva consumata senza il pretrattamento con calce tipico dei paesi di origine di questo cereale, che rende disponibile la vitamina PP (previene pellagra).
Queste scoperte importantissime fecero sorgere un nuovo paradigma di sanità pubblica che da un lato consentiva di prevenire le malattie da carenza vitaminica e dall'altro soddisfaceva l'esigenza dell'industria: la fortificazione dei cibi con le sostanze sottratte dai processi di raffinazione e il business degli integratori.
Il business della raffinazione e della fortificazione è tuttora in grande espansione, ma le epidemie di oggi - l'aterosclerosi, il diabete, l'osteoporosi, il cancro, l'Alzheimer - hanno cause complesse e non sono semplici malattie da carenza di questo o quel nutriente. La raffinazione dei cibi favorisce anche queste malattie, come dimostrano le ricerche che ne riscontrano una minore incidenza nei consumatori abituali di cereali integrali, ma è illusorio pensare di poter sostituire la naturale ricchezza di sostanze nutritive che si perde nella raffinazione fortificando i cibi con una manciata di minerali e vitamine, o modificandone i geni per aumentare questa o quella sostanza, o con una pillola magica.
La ragione per cui oggi preferiamo i cibi raffinati, e per cui l'industria raffina sempre più, è forse perché sono più soffici, c'è meno da masticare e, essendo più rapidamente digeriti dall'amilasi salivare, sono più dolci. L'industria aggiunge zucchero o altri dolcificanti nel pane, nelle fette biscottate, nei piselli in scatola, nelle aringhe, nei succhi di frutta, nei sughi pronti, anche nella senape e nella maionese. È invece sufficiente una buona cucina, e una buona masticazione, per gustare con grande piacere anche i cibi non raffinati.
Fonte: Il Cibo dell'Uomo - Franco Berrino
La farina bianca, che tutti conosciamo e utilizziamo, altro non è che il frutto di un processo industriale chiamato “raffinazione”.
EliminaI chicchi di grano vengono macinati da specifici macchinari, i quali li privano del germe, ovvero il cuore nutritivo contenente aminoacidi, acidi grassi, sali minerali, vitamine del gruppo B e vitamine E, e della crusca, la parte più esterna particolarmente ricca di fibre.
Attraverso questo procedimento si ottiene una farina molto setosa e leggera, in grado di essere conservata a lungo, ma decisamente povera di elementi nutritivi e troppo ricca di zuccheri. Come tutti i prodotti raffinati, il suo uso abituale comporta un aumento del tasso di glicemia e un maggior accumulo di grassi depositati.
I nutrizionisti ci avvertono che i composti nascosti nella parte più esterna dei chicchi sono tanti e tramite la raffinazione vengono tolti all’alimentazione quotidiana sia nel riso che nelle farine usate per pane e pasta. Davvero una grave perdita per la salute, dato che queste sostanze, nel loro insieme, possono avere così tanti benefici da farci addirittura vivere più a lungo.
Sono più di 30 i costituenti del seme di grano intero che contribuiscono a proteggere la circolazione e il cuore. Almeno una trentina hanno un sinergico effetto antiossidante. Alcuni polifenoli, lignine e acido fitico, proteggono l’apparato digerente; l’acido ferulico aiuta il colon; colina e betaina possono proteggere fegato e apparato cardiovascolare. Insomma, abbinare le fibre ai biocomposti può essere una risorsa protettiva per apparato digerente, cuore, funzioni cerebrali e contrastare depressione, ansia, diabete ad anche tumori.
Inoltre il consumo di cibo integrale può aiutare a tenere il peso sotto controllo non solo perché la fibra di cui sono ricchi riempie lo stomaco in assenza si un apporto calorico, ma anche perché, rispetto agli alimenti raffinati, contengono una quota maggiore di amidi-resistenti meno aggredibili da parte dei succhi intestinali e di conseguenza riducono il rischio di diabete.
La maggior parte della farina e dei prodotti integrali è costituito in realtà da farina di tipo 0 a cui viene aggiunto un quantitativo minimo di crusca già raffinata in precedenza, quindi priva di sostanze nutritive. Si tratta, perciò, di prodotti doppiamente processati ma venduti come più salutari. E quindi assicurarsi di assumere cibi realizzati con vera farina integrale è fondamentale:
• il vero alimento integrale, che sia pane o pasta, ha un colore scuro omogeneo
• quello ottenuto da farina e crusca raffinate è di base bianco, costellato dai puntini scuri della crusca.
Vera farina integrale: come riconoscerla?
EliminaMolte persone scelgono di mangiare pane, pasta e prodotti realizzati con farine integrali in quanto migliori a livello nutrizionale e più sani. Quando si va al supermercato, però, ci si trova di fronte ad una serie di farine e prodotti che seppur etichettati come integrali, in realtà proprio integrali non sono.
Ciò è perfettamente legale, nel senso che la legge n.187 del 9 febbraio 2001 stabilisce che una farina può definirsi integrale quando il tasso di ceneri (minerali) è compreso tra 1,30 e 1,70 su cento parti di sostanza secca. Ciò significa che si può etichettare come integrale anche un prodotto realizzato con farina raffinata a cui è stata aggiunta successivamente della crusca per renderla più scura. La maggior parte delle farine “integrali” in commercio e i prodotti “integrali” sono realizzati proprio così.
Il motivo principale per cui i produttori scelgono di fare ciò è che le farine davvero integrali si conservano per un tempo decisamente minore rispetto a quelle raffinate, si ha ovviamente invece tutto l’interesse a realizzare dei prodotti che si deteriorano molto lentamente in modo tale che possano rimanere sugli scaffali dei supermercati più a lungo.
Come difendersi da questo? Innanzitutto leggendo l’etichetta dei prodotti o della farina che volete acquistare. L’ingrediente base deve essere solamente farina integrale e non farina bianca (0- 00) più crusca o cruschello, altrimenti i benefici di scegliere integrale si azzerano e comprerete a caro prezzo prodotti di scarsa qualità. Nel caso dei prodotti già pronti, poi, si può guardare anche il colore che deve essere generalmente scuro e abbastanza uniforme non chiaro con dei puntini più scuri (altrimenti si tratta appunto della crusca aggiunta).
DOVE TROVARE LA VERA FARINA INTEGRALE
Nei tradizionali supermercati è davvero difficile trovare dell’originale farina integrale. Certamente le farine integrali biologiche sono le più sicure da acquistare, anche se è sempre bene leggere l’etichetta perché il problema dell’aggiunta di crusca si può sempre presentare. La scelta migliore è senza dubbio quella di acquistare farine integrali non solo biologiche ma anche macinate a pietra e se possibile prodotte da piccoli agricoltori locali, la data di scadenza sarà più ravvicinata ma la farina sarà certamente di ottima qualità. Recatevi quindi in un negozio di alimentazione biologica, al mercato o direttamente da qualche produttore di fiducia.
Alternativa per i veri cultori dei prodotti fatti in casa è quella di acquistare un piccolo mulino casalingo e macinare la farina fresca ogni volta che serve procurandosi, se possibile sempre da piccoli produttori della zona, del grano biologico.
Per quanto riguarda il pane, è davvero difficilissimo trovarlo realmente integrale. Chiedete nei negozi biologici oppure, meglio ancora, preparatelo da soli in casa con pasta madre.
Prendi spunto dal passato... quando il cibo era molto più genuino.
RispondiEliminaLeggi: Antichi Sapori - Ricette Piatti Antichi
Non basta sciacquare, questi sono i migliori metodi per rimuovere i pesticidi da frutta e verdura
RispondiEliminaQuesto è probabilmente il modo migliore per lavare frutta e verdura: una miscela di circa 28 grammi di bicarbonato mescolata con circa 3 litri d’acqua.
E ci sono voluti dai 12 ai 15 minuti di ammollo per rimuovere completamente i pesticidi.